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Mps, perdite per un miliardo di euro. Titolo sotto pressione a Piazza Affari

Pesano svalutazioni attese per 1,2 miliardi. Due anni di anticipo sul piano di riduzione degli Npl. Morelli: «A giorni la decisione sugli immobili».

di Maximilian Cellino

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Pesano svalutazioni attese per 1,2 miliardi. Due anni di anticipo sul piano di riduzione degli Npl. Morelli: «A giorni la decisione sugli immobili».


4' di lettura

Le perdite del Monte dei Paschi superano il miliardo di euro nel 2019 e il titolo resta sotto pressione: prima un passaggio in asta di volatilità, poi un rientro in contrattazione con un rialzo attorno all’1% e successivamente una nuova scivolata (segui la quotazione in diretta). Mps ha chiuso lo scorso esercizio con una perdita di 1,033 miliardi di euro rispetto all’utile di 279 milioni realizzato lo scorso anno. Sul risultato pesano le svalutazioni per 1,2 miliardi di euro delle Dta (attività fiscali differite), un effetto essenzialmente contabile quindi.

Le attese degli analisti
Il dato complessivo non giunge peraltro inatteso per il mercato, che stimava un rosso compreso fra 900 milioni e 1,2 miliardi. L’utile netto operativo è stato di 323 milioni di euro, in crescita del 3,3% mentre l’utile ante imposte è stato di 53 milioni a fronte di una perdita di 109 milioni nel 2018. Mps è riuscita a contenere al 2% il calo dei ricavi, che si sono attestati a 3,22 miliardi «nonostante i vincoli del piano di ristrutturazione» mentre ha ridotto i costi del 2,6% a 2,29 miliardi e le rettifiche per deterioramento di attività del 2,2% a 611 milioni.

Scivola il margine di interesse
Tra i ricavi, da segnalare il calo del 13,9% a 1,5 miliardi del margine di interesse, che ha risentito delle attività intraprese per rispettare alcuni degli impegni del piano di ristrutturazione, e la riduzione delle commissioni (- 4,8% a 1,45 miliardi). Questi dati sono stati parzialmente compensati dai ricavi della gestione finanziaria, salita a 353 milioni in virtù della rivalutazione delle quote in Sorgenia e Tirreno Power, del maggior contributo derivante dall'attività di negoziazione e di utili da cessione di titoli, prevalentemente governativi.

Conferme sui requisiti patrimoniali
Nel comunicato sui risultati del 2019 Mps sottolinea poi come si sia «confermata la solidità patrimoniale»: il Cet1 ratio transitorio è salito nel corso dell'esercizio al 14,7% dal 13,7 del precedente attestandosi a 460 punti base al di sopra del minimo richiesto da Srep 2020.

Continua la riduzione delle sofferenze
Mps ha poi continuato nella propria opera di riduzione dello stock di crediti deteriorati e si muove con un anticipo di due anni, avendo raggiunto a fine 2019 il target di piano del 12,9% previsto per il 2021. Le esposizioni deteriorate lorde del gruppo al 31 dicembre 2019 sono risultate pari a 12 miliardi, in calo di 2,6 miliardi rispetto a fine settembre per effetto delle cessioni effettuate nel trimestre e del deconsolidamento di posizioni già classificate tra le attività in via di dismissione al 30 settembre 2019, nonché delle altre riduzioni legate a stralci, conversioni e pagamenti.

Morelli: «Valuteremo tutte le strade per ridurre ancora gli Npl»
L'aggregato risulta in riduzione anche rispetto al 31 dicembre 2018 (-4,9 miliardi), mentre dal dicembre 2016 il calo degli Npl raggiunge il 74 per cento. Su questo particolare aspetto, l’amministratore delegato, Marco Morelli, ha detto di fronte agli analisti che «La banca continuerà ad esplorare ogni possibile strada per ridurre ulteriormente il livello
dell'npe lordo», cioè il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale dei crediti, indipendentemente dal fatto che l'istituto senese abbia raggiunto con due anni di anticipo l’obiettivo di riduzione appena ricordato.

Va avanti la trattativa Ue-Mef su cessione partite deteriorate
Proseguono anche i negoziati tra il ministero dell'Economia e la Commissione Europea a proposito della cessione di Npl: «Sappiamo che il ministero li sta portando avanti e la banca sta semplicemente aspettando comunicazioni formali o la sigla formale di un accordo per pensare che tipi di operazioni possano essere fatte rispetto a quelle previste dal piano in maniera diversa», ha chiarito Morelli con riferimento all’ipotesi di trasferimento di almeno 10 miliardi di crediti deteriorati ad Amco, la ex Sga interamente controllata dal Tesoro (che ha il 68% di Mps).

Due offerte vincolanti per la cessione degli immobili
Sembrano contate le ore per la soluzione della vicenda che riguarda il patrimonio immobiliare di Rocca Salimbeni, che il mercato attendeva anche da questo Cda. «Nelle prossime settimane, anzi nei prossimi giorni, vi aggiornerò sulle restanti cessioni», ha detto Morelli, ricordando che sono stati già venduti immobili per oltre 71 milioni e che la procedura per la vendita del rimanente portafoglio si sta chiudendo. «Abbiamo ricevuto due offerte vincolanti - ha svelato l’a.d. - e abbiamo ottenuto una valutazione ad un prezzo superiore al valore contabile».

La soddisfazione del manager per il percorso compiuto
Morelli ha più in generale manifestato soddisfazione per i risultati finora conseguiti sulla strada della ristrutturazione: «Chiudiamo - ha ricordato agli analisti - un percorso perseguito nel corso degli ultimi tre anni che, con l’assemblea di aprile che approverà il bilancio, vedrà il mandato giungere al termine». Il 2019, in particolare, rappresenta un altro passo in avanti nel consolidamento della presenza commerciale della banca: «Mi sento di dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro e siamo riusciti a dimostrare che in un contesto macroeconomico non facile e con impegni molto pesanti sottoscritti con il piano di ristrutturazione discusso e deciso con l'Ue siamo riusciti, comunque, a far crescere gli impieghi verso la clientela sia retail che commerciale, consolidare l'aumento delle masse gestite e depositi», ha aggiunto il manager.


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