«non emersi contatti con massoneria»

Mps, pm Siena: nell'indagine collaborazione leale con Bankitalia

di Redazione online

I pm di Siena in audizione davanti alla commissione d'inchiesta sulle banche presieduta da Casini (Space24)

4' di lettura

La Banca d'Italia nel corso della lunga indagine sul Monte dei Paschi diede alla Procura di Siena «piena, leale e proficua collaborazione». E nella compravendita di Antonveneta non vennero riscontrate influenze della Massoneria. Lo ha detto il sostituto procuratore Antonino Nastasi nel corso dell'audizione davanti alla Commissione bicamerale d'inchiesta sulle banche.

Con Nastasi davanti alla commissione presieduta da Pier Ferdinando Casini erano presenti il procuratore capo di Siena, Salvatore Vitello, e Aldo Natalini, l'altro pm che insieme a Nastasi avviò l'inchiesta sul Monte dei Paschi che ha portato, nell'ottobre 2014, alla sentenza di condanna in primo grado al Tribunale di Siena per gli ex vertici della banca per l'ostacolo alla vigilanza. Nastasi e Natalini hanno anche coadiuvato la pubblica accusa nel processo di appello, in corso davanti al Tribunale di Firenze, per il quale è attesa l'ultima udienza e la camera di consiglio per la sentenza il prossimo 7 dicembre.

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Inchiesta nata da articolo del Sole 24 Ore
Dal racconto di Nastasi anche una curiosità: l'inchiesta non nacque da esposti, ma dalla lettura da parte dei magistrati di un articolo de Il Sole 24 Ore del novembre 2011 che riferiva di un grave problema di liquidità della Fondazione Monte dei Paschi.

Fusione con Bbva bloccata a un passo dalla firma
Ricordando le ipotesi di matrimonio di Mps antecedenti all'acquisizione di Antonveneta, Nastasi spiega che la fusione tra il Monte dei Paschi e il Bbva a fine 2006 fu fermata «a un passo dalla firma». Il pm riferisce vari interrogatori agli atti, tra i quali quello dell'ex Provveditore della Fondazione Mps, all'epoca azionista di riferimento della banca, Marco Parlangeli. Nel giorno della firma, in uno noto studio legale torinese, arrivò da Siena la telefonata del presidente della Fondazione Gabriello Mancini che bloccò tutto, riferendo che aveva avuto lo stop dai rappresentanti delle istituzioni locali. A dire di no, riferisce Nastasi sulla base delle testimonianze acquisite, erano stati l'ex sindaco Maurizio Cenni, l'ex presidente della Provincia Fabio Ceccherini e l'ex presidente della banca Giuseppe Mussari. La Fondazione Mps avrebbe avuto il 12% del gruppo Bbva-Mps, un terzo dei consiglieri, un premio di maggioranza di 1 miliardo e la sede della banca italiana conservata a Siena. La storia recente del sistema bancario italiano forse sarebbe stata diversa.

Banca perdeva sempre nelle operazioni con "banda del 5%"
Monte dei Paschi «perdeva sempre» nelle transazioni finanziarie con altri broker che facevano parte della cosiddetta 'banda del 5%' gruppo di cui faceva parte, secondo l'accusa, anche l'ex capo dell'area finanza della banca Gianluca Baldassarri. Lo ha detto il pm Natalini riferendo dell'ultimo filone di inchiesta su Banca Mps rimasto alla Procura di Siena, che contesta l'associazione a delinquere transnazionale. Le operazioni venivano fatte con il broker britannico Enigma e con il broker elvetico Lambda e portavano «un sicuro lucro in danno del Monte dei Paschi», secondo l'accusa dei pm senesi. La competenza è a Siena secondo Natalini «perche' dall'area finanza si pilotavano le operazioni a vantaggio del broker britannico Enigma che valutiamo in 6,6 milioni». Dalle rogatorie internazionali i pm di Siena hanno trovato «più soldi di quanti pensavamo di trovare». Il meccanismo prevedeva una retrocessione di tangenti a Baldassarri e ai suoi sodali, aggiunge Natalini «anche su conti ommibus anche nella Repubblica di Vanuatu» in Oceania.

No influenze Massoneria nella compravendita Antonveneta
Rispondendo a una domanda di un membro della commissione d'inchiesta, Nastasi ha deto che nell'operazione di acquisto di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi la Procura di Siena non ha riscontrato influenze della Massoneria, ha detto Nastasi. L'audizione è stata poi sospesa per consentire ai 20 senatori componenti della Commissione di votare in Aula a Palazzo Madama.

Nessun esposto per aggiotaggio Renzi
il procuratore capo Vitello, rispondendo in commissione a una domanda del deputatoCarlo Sibilia (M5s), ha spiegato che la Procura di Siena «non ha ricevuto» esposti per aggiotaggio nei confronti dell'ex premier Matteo Renzi che, nel gennaio 2016, affermò che Mps «era risanata e investire è un affare» e non ha ascoltato nel procedimento sull'ostacolo alla vigilanza l'ex governatore e attuale presidente della Bce Mario Draghi. Il deputato Cinquestelle Sibilia aveva chiesto anche se la Procura avesse ascoltato, nel corso delle indagini sul Monte, l'ex governatore Mario Draghi, il quale «aveva firmato l'autorizzazione all'acquisto di Antonveneta nel 2008 nonostante un'ispezione sfavorevole» sull'istituto veneto un anno prima. Una domanda alla quale ha risposto il pm Nastasi: «Premesso che non avevamo le ispezioni su Antonveneta ma tutto il carteggio per l'acquisizione, poiché indagavamo sul reato di ostacoli alla vigilanza. Per noi non era fatto di reato se il prezzo fosse congruo o meno». La Procura ha così sentito «a sommaria informazione» i componenti del direttorio di Bankitalia Tarantola, Saccomanni e Claudio Clemente, all'epoca capo del servizio vigilanza.

Bankitalia vide effetti paralleli Alexandria, ma non la prova
Nastasi riferisce che la Banca d'Italia, in un'informativa alla Consob nel maggio 2012, aveva analizzato congiuntamente la ristrutturazione del prodotto strutturato Alexandria e l'operazione sui BTp 2034, operazioni che la banca asseriva essere separate, e «analizzando congiuntamente le due operazioni se ne possono apprezzare in parallelo gli effetti economici» , «ma non la prova del collegamento», ossia il mandate agreement. Il pm risponde al commissario Alessio Villarosa che gli fa notare come il consulente della Procura di Milano, secondo quanto riferito due giorni fa in audizione dal Pm milanese Giordano Baggio, in quegli stessi mesi del 2012, senza avere contezza del mandate, avesse ipotizzato in un parere ai magistrati milanesi un collegamento tra le due operazioni. «La Banca d'Italia - riferisce Nastasi - nel maggio 2012 consegna a me personalmente la relazione ispettiva su Mps fatta dal team guidato dall'ispettore Scardone, sia parte delle constatazioni pubbliche che i riferimenti riservati. La consegna e segnala l'allegato inviato alla Consob per le valutazioni di competenza. Sono i riferimenti per l'operazione Alexandria sui quali la Consob aveva chiesto alla Banca d'Italia di approfondire« visto che gli uomini di via Nazionale erano già in ispezione a Siena. La mancata ostensione del mandate agreement ha portato alla condanna per ostacolo alla Vigilanza degli ex vertici della banca.

(Al. Tr.)

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