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Mps in rally, governo spinge su fusione con aumento benefici fiscali

Ma rischio tempi più lunghi. Novità in bozza dl Sostegni bis

di Enrico Miele

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Le ulteriori agevolazioni sulle fusioni bancarie mettono le ali a Banca Mps, che fin dalle prime battute è uno dei titoli migliori a Piazza Affari. Intenso anche il numero degli scambi che nella prima ora di contrattazione ha già più che doppiato la media dell'ultimo mese di un’intera seduta. Gli acquisti arrivano all’indomani della circolazione delle bozze del decreto Sostegni bis, allo studio del governo Draghi, con l’obiettivo di rafforzare le norme sugli incentivi per le aggregazioni tra istituti di credito.

Nel dettaglio, si prevede la trasformazione delle Dta in crediti d'imposta per ulteriori sei mesi, includendo tra le aggregazioni agevolabili, quindi, anche quelle deliberate fino al 30 giugno 2022 (attualmente la scadenza è il 31 dicembre 2021). Non solo. Il limite delle Dta convertibili viene elevato dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione. Cosa vuol dire - in concreto - per Mps? «Se approvata – spiega Equita – la norma fornirebbe un ulteriore impulso al processo di consolidamento nel settore, supportando in particolar modo una soluzione per Mps (che ha in dote Dta potenzialmente oggetto di conversione per 3,8 miliardi di euro), con tempistiche che tuttavia potrebbero essere più lunghe rispetto a quanto inizialmente ipotizzato». Secondo i calcoli degli analisti, in caso di un matrimonio tra UniCredit e l'istituto di Rocca Salimbeni, ad esempio, «il beneficio dalla conversione delle Dta ammonterebbe a 3,4 miliardi (circa 1,1 miliardi in più rispetto alla norma vigente), con un impatto sul Cet1 della “combined entity” stimato in circa 90 punti base (rispetto a precedenti 60 punti base)».

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(Il Sole 24 ore Radiocor)

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