lo “stato padrone”

Mps, si chiude un decennio tragico con perdite da 20 miliardi per gli azionisti

di Fabio Pavesi

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(AFP)


2' di lettura

Arriva lo Stato padrone, che consoliderà ulteriormente la sua presa con la quotazione, e si chiude così la parabola tragica di Mps. Un decennio di passione amarissima, avviato con l’acquisto sciagurato di AntonVeneta e proseguito con i cumuli di perdite, mai arginate, dalla pessima gestione del credito. AntonVeneta ha fatto la sua parte con quei 9 miliardi persi per strada, il resto lo hanno fatto le continue perdite miliardarie sulle sofferenze. Una sequela di maxi-aumenti di capitale nel corso degli anni e la stampella dei Monti-bond a nulla sono valsi a salvare la banca avvitatasi su se stessa.

Basti un dato a dire che Mps è stato l’emblema della più grande distruzione di valore della recente storia bancaria del Paese. Su quei quasi 60 miliardi di perdite cumulate dal settore negli anni bui della crisi bancaria italiana, un terzo, cioè 20 miliardi, li ha portati la sola Mps.

L’ormai ex terza banca italiana si è rivelata nel tempo un pozzo senza fondo e la nazionalizzazione era nelle carte inevitabile, giungendo anzi con grande ritardo. Agli oltre 8 miliardi di perdite fatte segnare nel biennio 2011-2012 si sono aggiunti gli oltre 11 miliardi di rosso a partire dal 2014 e fino al giugno di quest’anno. Basta questo per capire come il destino di quegli azionisti grandi e piccoli che si sono succeduti negli anni si sia svolto all’insegna di un colossale bagno di sangue.

La banca ha bruciato in un gigantesco falò tutti gli aumenti di capitale effettuati a partire dal 2008. Nel 2009 Mps vantava un patrimonio netto di oltre 17 miliardi. Oggi senza lo Stato salvatore non ci sarebbe più niente. E così con la quotazione tutti i vecchi soci vedranno definitivamente azzerato il loro investimento. La diluizione per loro con lo sbarco in Borsa è infatti del 98%. Briciole.

Tra le vittime eccellenti oltre ai 170 mila piccoli soci, nomi di spicco della finanza. A partire dalla Fondazione Mps che ha immolato tutto sulla banca di cui deteneva addirittura il 55% del capitale. Ma fine amara hanno fatto tutti quei grandi azionisti succedutesi negli anni, pensando che il rogo di valore fosse terminato. Gli Aleotti erano arrivati a detenere il 4% della banca. Unicoop Firenze ha tenuto botta con il suo 2,7% per molti anni per poi capitolare e svalutare l’intera quota. E poi gli ultimi azionisti pesanti che hanno perso tutto. Da Axa storico socio con il 3% ai sudamericani di Fintech e Btg pactual che hanno bruciato le risorse dopo essere saliti sulla tolda di comando speranzosi che la caduta di Siena fosse dietro alle spalle. Fino all’ultimo presidente, Alessandro Falciai, che ha investito tra fine 2014 e nel 2015 la plusvalenza dalla vendita di Dmt su Siena per un valore di 200 milioni. Tutti loro oggi non possono che leccarsi le ferite della saga tragica della banca più antica d’Italia.

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