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Mps torna all’utile per 280 milioni ma il caro-spread pesa sulle prospettive

di Luca Davi


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2' di lettura

Banca Mps rivede l’utile. La banca controllata dal Tesoro chiude il 2018 con un risultato consolidato positivo per 279 milioni dopo la perdita di 3,5 miliardi del 2017. Un risultato importante, che è stato ottenuto nonostante il rosso segnato nel quarto trimestre, periodo in cui si è registrata una perdita di 101 milioni per effetto di oneri di ristrutturazione.

Il risultato operativo netto è pari a 312,2 milioni. I ricavi del gruppo calano del 18% a 3.287,5 milioni, il margine di interesse si riduce del 2,5% a 1742,8 milioni. Il ratio patrimoniale Cet1 è pari al 13,7%, superiore al livello indicato dalla Bce nella bozza Srep. I crediti deteriorati netti calano al 9% dei crediti alla clientela. Il totale dei crediti alla clientela risale a 86,85 miliardi (+0,5%) mentre la raccolta diretta cala a 90,4 miliardi (-4,6%). Le rettifiche di valore sulle attività finanziarie sono state pari a 625 milioni in calo di 4,8 miliardi rispetto al 2017 che incorporava le rettifiche sui crediti oggetto della maxi cartolarizzazione. In calo gli oneri operativi (-7,6%).

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La banca guidata dal ceo Marco Morelli non prevede impatti «significativi» fino al 2021 derivanti dalle richieste della Bce relative ai maggiori accantonamenti sullo stock e sui flussi di crediti deteriorati,come si legge nelle slide della presentazione della banca. Tuttavia «c’è più incertezza nella valutazione dei requisiti di capitale dal 2022 in avanti», come spiega il Cfo Andrea Rovellini. La Bce nella bozza Srep ha chiesto una copertura piena dello stock di deteriorati unsecured e secured entro il 2026.

A pesare sulle stime future sono anche le mutate condizioni di contesto macro economico. Alla luce dello spread, delle previsioni in calo del pil e dei requisiti Srep anticipati nella draft Decision della Bce, Mps «ha aggiornato le stime interne pluriennali dei valori economici e patrimoniali» abbassandole «a
un livello inferiore rispetto a quanto previsto nel Piano di Ristrutturazione 2017-2021», ma comunque «presentano valori di ratios patrimoniali al di sopra dei requisiti regolamentari». Al 31 dicembre 2018 il Cet 1 Ratio è al 13,7% (14,8% a fine 2017), cioè 370 punti base rispetto allo Srep 2019.

Rispetto al tema di rafforzamento patrimoniale «non siamo riusciti a portare a termine l’emissione della seconda tranche da 700 milioni» di bond subordinati «nel 2018 per motivi di condizioni di mercato, aspettiamo che le condizioni di mercato migliorino per poter procedere», ha aggiunto Rovellini.

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