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Mps verso un aumento di capitale da 2,5 miliardi

Al Cda del 17 la decisione sul piano industriale (stand-alone) e sui diversi scenari di fabbisogno patrimoniale

di Luca Davi

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Nell’attesa che la nebbia si diradi un poco, sia a livello politico che finanziario, Banca Mps si prepara all’aumento di capitale (stimato tra i 2-2,5 miliardi) e a intraprendere quella che al momento è l’unica strada possibile, ovvero quella stand-alone. Un percorso che difficilmente potrà essere di medio-lungo periodo, visto che di mezzo c’è comunque un impegno del Tesoro ad uscire dal capitale entro il 2021 con la conseguente necessità di trovare quanto prima un partner industriale.

Però intanto, come detto, l’istituto deve muoversi. E presentare un nuovo piano industriale, necessario al ceo Guido Bastianini, entrato lo scorso maggio, a tracciare una rotta in un mare in tempesta.

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Se ne discuterà in occasione del Cda del 17 dicembre quando al board «sarà presentata una proposta di piano strategico», come spiegato ieri dalla banca. Ma ciò che più conta, forse, è che in quella sede si capirà anche qual è il fabbisogno finale che serve per riportare in equilibrio i ratio patrimoniali, indeboliti dall’operazione di scissione di Npl ad Amco e dal peggioramento dello scenario causato dalla pandemia.

O meglio i fabbisogni, che inevitabilmente variano a seconda delle differenti opzioni strategiche (partner o meno, e relative sinergie più o meno presenti) che la banca ipotizza avere davanti a sè. Al momento la stima che circola è attorno ai 2,5 miliardi, anche se qualcuno non esclude che il deficit possa essere superiore. «Il documento, che costituisce il presupposto necessario per l’avvio dell’interlocuzione con Dg Comp, conterrà taluni scenari di fabbisogno patrimoniale coerenti con le ipotesi di piano strategico», prosegue la nota. Il documento dovrà poi essere portato a Francoforte per capire il da farsi: entro la fine gennaio 2021 infatti la banca andrà in Bce a cui «sottoporrà il proprio capital plan comprensivo delle misure propedeutiche al necessario rafforzamento patrimoniale», conclude la nota.

Il tutto, come detto, nell’attesa che si chiariscano gli equilibri sulla scena politica, in particolare tra il mondo M5S, contrario a un’aggregazione del Monte (e sostenitore di una soluzione pubblica, magari nel quadro di una fusione con Bari e Carige) e chi, soprattutto nel Mef, vuole trovare una soluzione di mercato. Si guarda ovviamente a UniCredit, dove al momento, stante l’uscita di scena di Mustier, ancora manca il nuovo Ceo. «Mps-UniCredit? Ci sono delle iniziative. Adesso: ragioniamo anche con una logica di mercato. Che vadano avanti e valuteremo», ha detto ieri il presidente del Consiglio Conte.

Si vedrà. Proprio sul tema Mps, che da più parti è stato considerata la causa scatenante dell’uscita del ceo Jean Pierre Mustier da UniCredit, è intervenuto ieri il presidente designato Pier Carlo Padoan. Che in un’intervista al Ft ha chiarito che la questione Mps «non è stata fonte di disaccordo» con il banchiere francese e che la sua nomina non è «politica» e «non ha niente a che fare con Mps».

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