dopo SEI anni di detenzione

Mubarak libero, la parabola dell’ultimo faraone d’Egitto

di Roberto Bongiorni

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(REUTERS)


3' di lettura

Hosni Mubarak è libero. Ha già raggiunto la sua residenza a Heliopolis. Dopo quasi sei anni di detenzione. E agli occhi dei molti egiziani che avevano partecipato alla primavera araba, sperando in un cambiamento radicale della società egiziana, la scarcerazione dell'ex presidente egiziano può apparire una beffa, se non la chiusura di una primavera tradita, sfiorita ancor prima di dare i suoi frutti.

In verità non si tratta di una notizia inaspettata. Il 13 marzo, dopo l'assoluzione in cassazione nell'ultimo processo a carico del suo assistito, l'avvocato Farid El-Dib aveva preannunciato che Mubarak avrebbe potuto lasciare l'ospedale militare dove è stato agli arresti per quasi tutti i sei anni della sua detenzione .
Finisce così, la parabola dell'uomo definito l'ultimo faraone d'Egitto. Salito al potere nel 1981, dopo l'assassinio da parte di una cellula estremista islamica dell'allora presidente Anwar al-Sadat, di cui era il vice, aveva governato l'Egitto con il pugno di ferro per quasi 30 anni. Fino a quel fatidico 11 febbraio del 2011, quando, dopo aver cercato di resistere ricorrendo alla forza, incalzato dalle proteste popolari annunciò le sue dimissioni in televisione. Quel giorno che tutti gli egiziani ricordano, quando piazza Tahrir esplose in urla di gioia e i festeggiamenti continuarono per giorni.

Condannato all'ergastolo nel 2012 per la repressione delle manifestazioni di protesta, in cui avevano perso la vita centinaia di persone, la sentenza era però stata annullata e ordinato un nuovo processo. Nel novembre del 2014 la corte aveva ordinato l'archiviazione del caso. La procura era ricorsa in Cassazione. La quale, lo scorso, 2 marzo ha confermato la sentenza assolutoria del primo grado, aprendo così la strada alla scarcerazione di Mubarak.
Chi è quest'uomo, ormai alla soglia dei 90 anni, fino al 2010 considerato da molti Paesi occidentali, Stati Uniti in testa, un baluardo contro l'estremismo islamico in Nord Africa?

È innanzitutto un militare di carriera. Come tanti suoi predecessori, e come il suo successore, Abdel Fattah al-Sisi. Una carriera nell'esercito iniziata sin da quando era adolescente. Scuole superiori nell'Accademia Militare Egiziana, e nel 1950 nell'Accademia Aeronautica. Tra il 1967 e il 1972, durante la guerra fra Egitto e Israele, Mubarak viene nominato Capo di Stato Maggiore delle Forze Aeree Egiziane. Nel 1972 diviene vice-Ministro della Guerra. Nel 1973, in seguito alla Guerra del Kippur, combattuta sempre contro Israele, viene promosso al rango di Maresciallo dell'Aria. E due anni dopo gli viene affidata la vice-presidenza del Paese.

Agli occhi dei suoi rivali, la liberazione di Mubarak si inserisce in quel processo di restaurazione in cui diversi membri delle forze di sicurezza e della polizia, che si macchiarono di atrocità durante la rivolta popolare del 2011, sono stati assolti per mancanza di prove o per legittima difesa.
Ma per l'attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi, salito al potere nel 2013 e poi confermato presidente nel giugno del 2014, la scarcerazione di Mubarak potrebbe tuttavia creare non pochi problemi. A cominciare da disordini popolari o un'ondata di scontento in un periodo in cui la crisi economica sta rendendo la vita molto difficile a milioni di egiziani.

L'Egitto di Mubarak era un Paese corrotto, dove i diritti civili venivano spesso ignorati, molti dissidenti si trovavano in prigione da anni senza processo. Era l'Egitto dello Stato di emergenza contro il terrorismo, promulgato nel 1981, e procrastinato a tempo indeterminato.
Poi è arrivato l'Egitto dei fratelli musulmani. Un governo durato solo un anno, con scelte miopi dettate dalla loro impreparazione, o dalla loro immaturità, nel gestire l'amministrazione del più popoloso paese del mondo Arabo. Un'esperienza terminata con il colpo di stato del luglio del 2013, l'arresto del presidente Mohamed Morsi (ancora in prigione) e la successiva elezione di al-Sisi.

Ma anche l'Egitto di al-Sisi continua a somigliare all'Egitto di Mubarak. Un Governo a dir poco severo con i dissidenti, servizi segreti con troppo potere, un rilancio economico annunciato in pompa magna ma che appare sempre più debole. E insoluti problemi: disoccupazione rampante, inflazione alle stelle, povertà, investimenti esteri non sufficienti.
E sullo sfondo l'estremismo islamico. Ancora più attivo. Con un nuovo pericoloso movimento. Le cellule legate all'Isis. I nuovi signori della Penisola del Sinai.

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