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Multa di 5 milioni all’Eni: il diesel “green” è pubblicità ingannevole

Per l’Authority sono stati attribuiti al “Green Diesel” «vanti ambientali che non sono risultati fondati». L’Eni «sorpresa»: farà ricorso al Tar


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2' di lettura

L'Autorità Antitrust ha irrogato una sanzione di 5 milioni a Eni «per la diffusione di messaggi pubblicitari ingannevoli utilizzati nella campagna promozionale che ha riguardato il carburante Eni Diesel+, sia relativamente all'affermazione del positivo impatto ambientale connesso al suo utilizzo, che alle asserite caratteristiche di tale carburante in termini di risparmio dei consumi e di riduzioni delle emissioni gassose».

Secondo l'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato l'ingannevolezza dei messaggi derivava «dalla confusione fra il prodotto pubblicizzato EniDiesel+ e la sua componente biodiesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), chiamata da Eni “Green Diesel”. Nei messaggi si utilizzavano in maniera suggestiva la denominazione “Green Diesel”, le qualifiche “componente green” e “componente rinnovabile”, e altri claim di tutela dell'ambiente, quali “aiuta a proteggere l'ambiente. E usandolo lo fai anche tu, grazie a una significativa riduzione delle emissioni”, sebbene il prodotto sia un gasolio per autotrazione che per sua natura è altamente inquinante e non può essere considerato green».

L’Eni, si legge in una nota, «ha appreso con grande sorpresa la decisione dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di considerare “ingannevoli” i claim ambientali e alcune descrizioni prestazionali contenuti nei messaggi pubblicitari relativi al carburante Eni Diesel+ e conseguentemente di sanzionare la società». La società precisa anche di «aver illustrato nel corso del procedimento le ragioni per cui le contestazioni mosse dagli Uffici dell'Autorità devono considerarsi infondate e di aver presentato alcune decisive evidenze che confermano la correttezza metodologica e informativa della propria comunicazione commerciale». Per questo Eni si riserva di impugnare la decisione dell’Antitrust davanti al Tar del Lazio.

Nel corso del procedimento l'Autorità ha in ogni caso specificato che la
società Eni ha avviato l'interruzione della campagna stampa e si è impegnata a non utilizzare più, con riferimento a carburanti per autotrazione, la parola “green”.

Scrive ancora l'Antitrust che alcune delle vantate caratteristiche del prodotto, relative alla riduzione delle emissioni gassose «fino al 40%», delle emissioni di CO2 del 5% in media, e dei consumi «fino al 4%», non sono risultate confermate dalle risultanze istruttorie, in quanto parziali: ad esempio, non per tutte le emissioni gassose e non in tutti i casi la riduzione risultava raggiungere il 40% e, per i consumi, la riduzione era solo in minima parte imputabile alla componente HVO . Infine, nei messaggi si lasciava intendere che le vantate caratteristiche migliorative del prodotto fossero da attribuire in maniera significativa alla sua componente definita da Eni “Green Diesel”, aspetto anch'esso che non è risultato veritiero.

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