La sentenza

Multa record per WhatsApp: 225 milioni per aver violato leggi europee sulla privacy

L’accusa è di non aver informato abbastanza i cittadini dell'Unione europea su cosa fa con i loro dati, e come vengono condivisi con Facebook

di Biagio Simonetta

Tre anni dal GDPR sulla Privacy: quali tutele abbiamo oggi?

2' di lettura

Non c'è pace per WhatsApp. L’Irlanda, sede europea di Facebook, ha imposto una multa di 225 milioni di euro all'azienda di proprietà di Facebook per aver violato le leggi sulla privacy dei dati dell’Ue, e più nello specifico per non aver «assolto ai suoi obblighi di trasparenza» per quanto riguarda la comunicazione agli utenti sull’utilizzo dei dati. In sostanza, i regolatori accusano l'app di non aver informato abbastanza i cittadini dell'Unione europea su cosa fa con i loro dati, e come vengono condivisi con la società di Menlo Park.

La sentenza, arrivata in queste ore, è in realtà il risultato di una indagine avviata nel dicembre 2018. E va detto che la sanzione inizialmente decisa dall’Irlanda è stata rivista al rialzo su richiesta degli enti regolatori europei.

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La Commissione per la protezione dei dati (Dpc) irlandese è in gran parte responsabile del controllo dell’adesione alla carta dei diritti dei dati Gdpr della Ue. Lo stesso ente regolatore ha fatto sapere che sta anche ordinando a WhatsApp di intraprendere «azioni correttive» in modo che il suo trattamento dei dati sia conforme alle norme europee. WhatsApp, dal canto suo, ritiene la sanzione sproporzionata e ha già fatto sapere di voler impugnare la decisione.

La replica

La società californiana, in una nota ha spiegato che «si impegna a fornire un servizio sicuro e privato», e che ha sempre lavorato «per garantire che le informazioni che forniamo siano trasparenti e complete e continueremo a farlo. Non siamo d’accordo con la decisione odierna in merito alla trasparenza che abbiamo fornito alle persone nel 2018 e le sanzioni sono del tutto sproporzionate».

Giova ricordare che la Commissione irlandese è stata più volte criticata in passato dagli altri regolatori europei per aver impiegato troppo tempo nel prendere decisioni che coinvolgono i giganti della tecnologia, e per non averli multati abbastanza per eventuali violazioni. Ora, invece, la storia sembra cambiata. E la multa a WhatsApp è la più grande sanzione che il regolatore irlandese abbia mai comminato per violazioni del regolamento generale sulla protezione dei dati in Europa (Gdpr).

La situazione in Italia

Sempre relativamente a WhatsaApp, in Italia è ancora aperta la vicenda che vede coinvolto il Garante della Privacy, per le nuove policy sulla privacy che l'app sta cercando di introdurre da qualche mese. Le modifiche, nonostante la società di Menlo Park abbia chiarito a più riprese che le modifiche annunciate non riguardino gli utenti dell'Unione Euroea, hanno spinto il Garante per la Privacy ad intervenire e a porre la questione a livello europeo. L'avviso comparso nei mesi scorsi sugli smartphone di un po' tutti i cittadini che usano l'app di messaggistica, secondo il Garante è poco chiaro, e va valutato con attenzione, perché dai termini di servizio presenti nella nuova informativa, non è possibile – per gli utenti - capire quali siano le modifiche introdotte, né comprendere chiaramente quali trattamenti di dati saranno in concreto effettuati dal servizio di messaggistica dopo il cambio di policy.


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