tributi locali

Multe, calendario stretto per le nuove rate: stop al 30 settembre

di Gianni Trovati


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2' di lettura

La rottamazione delle multe e dei tributi locali si può riaprire in tutti i Comuni, anche in quelli che non erano saliti sul primo treno della «definizione agevolata». Per decidere, gli enti locali avranno 60 giorni di tempo dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto fiscale.

È questo l’effetto del correttivo sulle tasse locali, che troverà nel maxi-emendamento su cui oggi arriva il voto di fiducia. In linea con la riapertura generale prevista per le cartelle del fisco nazionale, infatti, il correttivo si riferisce a tutti i Comuni e a tutti gli arretrati, evitando di far riferimento alle sole ingiunzioni notificate negli ultimi mesi.

Il collegamento con la prima rottamazione è solo nelle regole generali, che permettono di escludere le sanzioni (ma non gli interessi) sui tributi e, nel caso delle multe, di evitare il pagamento delle maggiorazioni semestrali. Il riferimento alla prima rottamazione blinda però un calendario breve per questa seconda tornata: gli enti locali, infatti, dovranno deliberare su modalità di adesione e numero di rate, ma in ogni caso i pagamenti non potranno chiudersi dopo il 30 settembre prossimo, cioè il termine previsto un anno fa per la prima definizione agevolata.

Sempre in fatto di tributi locali, un altro correttivo limita gli affidamenti delle funzioni «di supporto o propedeutiche all’accertamento e alla riscossione» ai soli soggetti iscritti all’albo che permette di gestire le entrate locali. Il vincolo si applica ai tributi degli enti e alle tariffe riscosse dalle loro società, e nasce con l’obiettivo di ridare spazi di azione alle società private nel testa a testa sempre complicato con l’agenzia delle Entrate-Riscossione. L’effetto collaterale è però quello di escludere espressamente da queste attività le aziende di recupero crediti, che da tempo puntano a lavorare per i Comuni per migliorare i tassi di riscossione. Per questa ragione Unirec, l’associazione che rappresenta queste imprese, parla di «passo indietro» anche rispetto al bando Consip di gennaio che «legittima pienamente l’attività di recupero crediti stragiudiziale».

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