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Multe, sullo stralcio di 11 milioni di verbali ultima parola ai sindaci

Il gettito comunale delle sanzioni da Codice della strada supera il miliardo all'anno ma la riscossione nei 12 mesi è al 45%. Al top Bolzano (70,4%), in coda Campania (23%) e Sicilia (22,8%)

di Gianni Trovati

3' di lettura

Gli italiani sono abituati a prendere multe, visto che ne ricevono decine di milioni all’anno. Sono un po’ meno abituati a pagarle, perché il tasso di riscossione oscilla intorno a un 45% medio, figlio di fortissime oscillazioni da Nord a Sud. Ecco perché la sorte dei verbali ancora da saldare è destinata a occupare una parte importante nei dibattiti sulla «tregua fiscale» introdotta dalla manovra per l’anno prossimo.

Dibattiti che nel caso delle multe saranno sviluppati a livello locale, perché l’intenzione del governo è quella di affidare le decisioni su stralci e sconti ai sindaci: posti quindi di fronte al bivio tra concedere la cancellazione o una definizione agevolata a seconda dei casi, facendo arrabbiare chi le multe le paga, oppure mantenere una linea dura, e prendersi l’accusa di non sfruttare l’occasione della “generosità” offerta dal governo.

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Qualsiasi sarà la scelta del sindaco, la discussione è assicurata. Anche perché la questione riguarda praticamente tutti gli italiani. Addentrarsi nei dati del cosiddetto magazzino della riscossione alla ricerca delle multe fatte dalla polizia municipale e lì giacenti non è semplice. Ma le cifre chiave si possono ricostruire inerpicandosi fra i dati disponibili.

L'ITALIA DELLE SANZIONI COMUNALI
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Sui 19 miliardi di crediti comunali presenti negli arretrati dell’agente nazionale della riscossione, le multe valgono poco meno di 8 miliardi, cioè il 40% abbondante. Tra sanzione originaria, interessi e somme aggiunte con il passare del tempo, ciascuno dei ruoli presenti in questa valanga si attesta intorno ai 180 euro. La montagna, quindi, cumula oltre 42 milioni di verbali in attesa di soddisfazione. Che ne sarà di loro?

Parola ai singoli Comuni

La scelta, si diceva, dovrebbe spettare ai singoli Comuni in base ai correttivi alla legge di bilancio che si stanno preparando al ministero dell’Economia. L’ipotesi più favorevole all’automobilista restio al pagamento è quella dello stralcio, che sui tributi erariali riguarderà le cartelle fino a mille euro affidate fra 2011 e 2015. In questa condizione dovrebbero esserci circa 11 milioni di verbali, un quarto del totale degli arretrati. Per quelli più recenti, sempre sulla falsariga di quanto sarà previsto per le entrate erariali, potrebbe essere riconosciuto un taglio dell’importo che elimini almeno gli interessi di mora, visto che le multe sono «sanzioni» e quindi non consentono la divisione fra imposta da pagare e penalità da abbuonare che è invece tipica delle altre cartelle. La scelta dei sindaci, però, non sarà facile.

Dalle multe oltre un miliardo l’anno nelle casse dei sindaci

Il punto è che le multe sono da sempre un Giano bifronte per i conti comunali. La loro faccia buona porta nelle casse dei sindaci oltre un miliardo all’anno (1.044 milioni nel 2021, con un aumento del 6,7% su un 2020 frenato però dai lockdown pandemici, mentre nel 2019 si era arrivati a 1.242 milioni); il volto oscuro sottrae però circa 1,4-1,5 miliardi sotto forma di sanzioni irrogate ma non incassate.

Campania e Sicilia in coda nella riscossione

In base ai dati Istat sui consuntivi comunali, la quota di sanzioni pagate nello stesso anno della contestazione è del 65,4% in Trentino Alto Adige, scende al 57% in Veneto, si attesta al 48,4% in Lombardia, flette al 44,2% in Toscana, crolla al 36% nel Lazio, sprofonda al 23% in Campania e al 22,8% in Sicilia. L’anno scorso il Comune di Roma ha incassato 65,3 milioni su 185,8 di accertamenti (il 35,2%), mentre Napoli si è fermata a 16,7 milioni su 105,2 (il 15,9%). Quel che non viene pagato subito entra nel circolo della riscossione coattiva, che però è parecchio vizioso in termini di (mancati) recuperi effettivi.

C’è soprattutto questo fenomeno alla base della montagna di multe che affollano il magazzino della riscossione. E di questo dovranno tenere conto i sindaci nel decidere che cosa fare degli arretrati. Anche perché la «tregua fiscale» nasce ufficialmente per venire incontro ai contribuenti in difficoltà per la doppia crisi pandemica ed energetica. Ma le multe sono democratiche, non guardano in faccia al ricco o al povero e anzi hanno una naturale predilezione per chi può viaggiare di più (e più velocemente).

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