le ricadute dello spread

Multinazionali e utility i settori «meno» colpiti

di Marcello Frisone

(Imago economica)

3' di lettura

Nonostante la pressione esercitata dallo spread non abbia riflessi soltanto sui titoli di Stato ma anche sui bond societari, alcuni emessi da multinazionali e utility potrebbero - in caso di rischio Italia fuori “controllo” - peggiorare meno di BTp e obbligazioni finanziarie. In caso, invece, di un (auspicato) miglioramento della percezione del nostro Paese da parte dei mercati, i nostri BTp potrebbero riservare sorprese positive sia per chi li ha già in portafoglio (con un recupero in termini di prezzo), sia per chi volesse acquistarli per la prima volta (in termini di rendimento). Vediamo il perché.

Banche e assicurazioni

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Una percentuale molto elevata di BTp è in mano ai nostri istituti, spinti sia dalla volontà di incassare interessi che i bond sovrani di altri Paesi Ue attualmente non offrono, sia da normative che incentivano sempre più una concentrazione sulle obbligazioni governative. Questo accumulo diventa però un elemento di criticità in una fase come quella attuale di perdite sui BTp e CcT: impatto forte sia in termini di redditività, sia in termini dei “ratio” patrimoniali (cioè gli indici che segnalano anche ai fini normativi lo stato di salute di ciascun istituto bancario e assicurativo). Ecco perché il settore finanziario è il più colpito.

Dall’inizio della fase di tensione sull’Italia da fine aprile, infatti, le emissioni di banche e assicurazioni con almeno 12 mesi di vita residua hanno perso tra il 2% e il 10% a seconda di scadenze ed emittenti. In media le perdite sono state leggermente inferiori rispetto a BTp e CcT e ciò potrebbe essere legato alla minore liquidità delle emissioni di banche e assicurazioni rispetto ai titoli di Stato. Se infatti si considera che, almeno in parte, il movimento di queste settimane possa essere legato ad azioni speculative, è logico attendersi un maggior movimento dei titoli più liquidi, più graditi a chi prevede la chiusura delle posizioni in tempi non molto lunghi (come appunto gli speculatori).

Un’ulteriore conferma potrebbe essere evidenziata nel fatto che, seppure con grandi differenze di caso in caso, le obbligazioni dei grandi gruppi bancari italiani (più liquide e più trattate sui mercati) si sono comportate relativamente peggio di quelle degli istituti medio-piccoli. Le quotazioni attuali delle obbligazioni di banche ed assicurazioni non sembrano comunque presentare un rapporto rischio-rendimento particolarmente favorevole rispetto ai BTp. Se la situazione dovesse migliorare, questi ultimi recupereranno probabilmente di più e più in fretta. Nel malaugurato scenario invece di scenari “estremi”, difficilmente banche e assicurazioni del nostro Paese potrebbero sottrarsi allo stesso destino di quello dell’Italia.

Le obbligazioni societarie

Per quanto riguarda le società industriali (quindi non banche e assicurazioni) sono poche quelle che hanno la capacità di affacciarsi sui mercati internazionali: alcune sono vere e proprie multinazionali (come Fca, Eni, Leonardo), altre sono utility (Enel, Snam, Terna, Ferrovie, A2A, Hera) e poi ci sono Telecom Italia e il Gruppo Atlantia-Autostrade. Per multinazionali e utility non deve sorprendere che le performance dei loro titoli, pur se negative, siano state decisamente migliori rispetto ai BTp: per le prime il “rischio-Italia” è diluito dalle attività in altri Paesi, mentre nel caso delle utility la percezione di rischio è inferiore grazie alla grande diffusione presso il “retail” che a volte consente di mantenere la solvibilità nonostante situazioni di grande stress a livello statale.

IL CONFRONTO A TRE

L'andamento dei rendimenti (in punti base) di bond governativi, finanziari e industriali dal 1° al 27 settembre (giorno di presentazione del Def) e dal 27 settembre al 10 ottobre.

IL CONFRONTO A TRE

Anche in questo caso la notevole “tenuta” di alcuni di questi emittenti (le perdite sono anche un quinto di quelle del BTp equivalente), potrebbe essere legata alla minore liquidità di alcune di queste emissioni. Un discorso a parte, infine, va fatto per Telecom Italia e il gruppo Atlantia/Autostrade (in entrambi i casi le perdite sono assai più significative rispetto agli altri emittenti non finanziari): nel primo caso, oltre alla situazione di pressione sull’Italia, pesano le prospettive di maggiore concorrenza sul nostro mercato che potrebbero far deteriorare la redditività futura; nel caso invece di Atlantia/Autostrade pesa la vicenda del crollo del ponte di Genova con tutte le incertezze legate sia all’entità dei danni, sia alle incerte prospettive sulle concessioni. «Al momento – evidenzia Alfonso Maglio, di Marzotto Sim - i detentori di bond corporate (finanziari e non) non sembrano temere per il momento scenari “catastrofici” dell’Italia: in caso di miglioramento il recupero sarà assai inferiore a quello potenzialmente prevedibile su BTp e CcT. In caso di peggioramento o di scenari estremi, invece, alcuni degli emittenti non finanziari potrebbero alla fine consentire di preservare i propri risparmi, passando comunque per una fase di grande incertezza e volatilità».

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