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Multiutility Veneto punta su tutto il Nord con il partner A2A

I sindaci di Verona e Vicenza, Sboarina e Rucco, spiegano le motivazioni strategiche che hanno portato alle prime intese per costituire il nuovo polo in campo energetico

di Cheo Condina


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Lavori presso l'impianto di cogenerazione Agsm di Borgo Trento a Verona della potenza di 30 MW di energia elettrica e 35 MW di energia termica

4' di lettura

Un'operazione destinata ad accelerare la crescita di Agsm e Aim, facendo nascere dalla loro unione - con il supporto di A2A come partner strategico e a fronte di un azionariato in cui resterà salda la maggioranza pubblica - la Multiutility del Veneto, destinata a essere uno dei principali attori del Nord Italia e in prospettiva del Paese.

Federico Sboarina e Francesco Rucco, sindaci rispettivamente di Verona e di Vicenza ed entrambi espressioni di coalizioni di centro-destra, sono concordi nell'identificare il principale obiettivo del percorso intrapreso con il gruppo lombardo, che entro giugno dovrebbe portare a un'intesa definitiva: recuperare il terreno perso, durante gli ultimi anni, in termini dimensionali e dunque di competitività, arricchendo al contempo il combinato Agsm-Aim degli asset che mancano per gestire con qualità ed efficienza i servizi sul territorio, a partire dalla filiera ambientale. In estrema sintesi: «Non vogliamo vendere ma crescere».

Energia a Nord-Est
L'analisi dell'advisor, ingaggiato nei mesi scorsi dalle due società per analizzare le opzioni strategiche, è stata chiara in particolare su un punto: fondersi e accogliere nel capitale un partner di minoranza con almeno il 30% circa del capitale garantisce una generazione di valore per tutti gli stakeholders di 10 volte superiore rispetto a una semplice aggregazione tra Agsm e Aim.

La nuova Multiutility del Veneto, al 2024, varrebbe più di 1 miliardo di euro al netto dei debiti e già oggi sarebbe la prima ex municipalizzata italiana dopo le Big Four (A2A, Hera, Iren e Acea) per fatturato e margine operativo lordo, rispettivamente di 1,47 miliardi e 207 milioni. La Regione, del resto, è un'area chiave per gli equilibri energetici di tutto il Nord-Est: Hera, l'anno scorso, aveva firmato una maxi partnership con Ascopiave su clienti e reti gas e nei mesi scorsi, come Alperia e Dolomiti Energia, aveva presentato una proposta di integrazione ad Agsm-Aim, che tuttavia alla fine hanno optato A2A. Qual è il motivo di una scelta che, negli ultimi giorni, ha causato più di un mugugno tra gli altri operatori interessati al riassetto? «Negli anni scorsi ha dimostrato di avere un modello di aggregazione che garantisce continuità territoriale, inoltre può conferire gli asset che servono davvero al nostro territorio, per esempio nel ciclo dei rifiuti» chiariscono i sindaci.

Crescita e sfide del mercato
La gara per l'ambito gas di Belluno, che si è chiusa a dicembre con la vittoria di Italgas su Ascopiave, ha confermato che le sfide del mercato saranno sempre più impegnative sia sulla distribuzione gas sia sulla vendita di elettricità e metano ai clienti finali (di cui è attesa la completa liberalizzazione nel 2022). «Per questo sono fondamentali operazioni di aggregazione che possano rafforzare le nostre società - sottolinea Sboarina -. Noi stavamo già dialogando con Vicenza da tempo ma più di recente è emersa da ambo le parti la convinzione che il vero salto di qualità sarebbe arrivato solo con un partner industriale dal quale potere rilevare asset strategici che oggi noi non abbiamo».

Il senso del progetto, su cui a livello politico è stato via via costruito un allineamento piuttosto solido nel centrodestra, è dunque semplice: «Per troppo tempo le nostre aziende sono rimaste ferme mentre il mercato cresceva, ora dobbiamo rimetterci al passo il prima possibile» aggiunge il primo cittadino veronese. «La nuova entità si rafforzerà in business chiave in cui abbiamo accumulato un gap di posizionamento - prevede dal canto suo Rucco - così invece potremo tornare a essere veramente presenti in modo efficiente sui nostri business caratteristici come elettricità, gas, ambiente, allargandoci anche alle smart cities e alle rinnovabili». L'obiettivo - sintetizza il sindaco di Vicenza - è creare un grande attore del mondo delle multitutility che grazie a economie di scala e investimenti può diventare la quarta forza italiana del settore.

L'impatto sul territorio
Ma quali saranno gli impatti sul territorio e sui cittadini-utenti del possibile riassetto? Lo schema della joint venture, va ricordato, prevede che i Comuni di Verona e Vicenza avranno una larga maggioranza della nuova entità mentre il partner industriale, cioè A2A, potrebbe arrivare almeno al 30% conferendo alcuni asset tra cui un termovalorizzatore e rinnovabili (probabilmente idroelettrico); margini e debiti della newco verrebbero consolidati dalla multiutility lombarda mentre utili e dividendi sarebbero ovviamente distribuiti in base alle rispettive quote azionarie.

Inoltre la nuova Multiutility del Veneto sarà il pivot per ulteriori operazioni di aggregazione nel Nord-Est, anche da parte della stessa A2A. «Agsm deve restare saldamente legata al territorio: da questa fusione ci aspettiamo più posti di lavoro, più investimenti, miglioramenti nei prezzi e nella qualità dei servizi e, come soci, anche più dividendi» chiarisce Sboarina.

«Sono convinto che si creerà un sistema di efficienze che permetterà di abbassare le bollette» gli fa eco Rucco, che ricorda come la chiusura dei ciclo dei rifiuti grazie al know how e agli asset di A2A - su cui oggi Verona e Vicenza sono in sofferenza - sarebbe un primo importante risultato. Altro segmento chiave, secondo i sindaci, è quello della digitalizzazione e delle smart city, dove Brescia e Milano sono un modello d'eccellenza che può essere esportato in Veneto.

L'obiettivo è chiudere l'operazione entro giugno, anche se uno schema vincolante - le società e i rispettivi advisor hanno ripreso a lavorare subito dopo le vacanze di Natale - potrebbe essere già trovato entro fine aprile.

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