in provincia di taranto

Muore bracciante nelle campagne pugliesi, indagato imprenditore

di Domenico Palmiotti

(Marka)

2' di lettura

A distanza di due anni dall'ultimo episodio, un'altra bracciante muore mentre erin provincia di tarantoa al lavoro nelle campagne pugliesi. A Ginosa, nel Tarantino. Si tratta di Giuseppina Spagnoletti, 39enne. Risiedeva a Bernalda, un centro del Materano vicino alla fascia occidentale del Tarantino, ed era nata a Lizzano in provincia di Taranto. La Procura di Taranto ha aperto un'inchiesta, ha iscritto nel registro degli indagati, con l'accusa di omicidio colposo, il titolare dell'azienda agricola di Montescaglioso (Matera) nella quale lavorava la donna, e ha disposto l'autopsia per domani. Non si può per il momento trarre alcuna conclusione perchè l'inchiesta giudiziaria sta muovendo i primi passi ma è chiaro che la morte della donna richiama un altro tragico precedente: quello di Paola Clemente, la bracciante di San Giorgio Jonico (Taranto) morta il 13 luglio del 2015 mentre nelle campagne di Andria (Bari) era al lavoro per l'acinellatura dell'uva.

Spagnoletti era giunta intorno alle 6.30 nelle campagne di Ginosa e si era messa all'opera. Stava piantando finocchi. Intorno alle 11, il malore che l'ha fatta accasciare al suolo. E' stata soccorsa, è stato lanciato l'allarme al 118 e sul posto sono confluiti sia un elicottero con medico a bordo da Potenza che un'ambulanza da Matera (la chiamata è stata infatti raccolta dal 118 della Basilicata). Il team medico, però, non ha potuto fare nulla: la bracciante era morta. Il punto che adesso si dovrà chiarire è se la donna soffrisse di particolari patologie che il caldo di questi giorni e il lavoro dei campi hanno accentuato, se queste patologie si sono aggravate nel tempo a causa del lavoro svolto, le condizioni stesse in cui Spagnoletti operava nelle campagne: dagli orari di lavoro al tipo di prestazione effettuata. Un'indagine delicata, dunque, i cui elementi, una volta acquisiti, potranno dare un contorno più chiaro allo stesso decesso.

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Nel caso della Clemente, per esempio, fu accertato che la donna, pur sofferente di patologie cardiache, era in realtà sfruttata, tant'è che mesi addietro ci sono stati sei arresti tra cui il titolare dell'azienda e il titolare dell'agenzia interinale che l'aveva assunta. Nel corso delle indagini condotte dalla Procura di Trani, furono acquisiti nelle abitazioni delle lavoratrici in provincia di Taranto carte e documenti in cui sarebbero emerse differenze tra le indicazioni delle buste paga dell'agenzia interinale che forniva manodopera e le giornate di lavoro effettivamente effettuate dalle braccianti. I documenti avrebbero evidenziato una differenza del 30 per cento tra la cifra dichiarata in busta paga e quella realmente percepita da alcune lavoratrici. Le braccianti sfruttate nei campi percepivano ogni giorno 30 euro per essere al servizio dei caporali per 12 ore: dalle 3,30 del mattino, quando si ritrovavano per essere portate nei campi a bordo dei pullman, alle 15.30, quando ritornavano a casa dopo essere state al lavoro nelle campagne di Taranto, Bari e Brindisi.

La morte di Paola Clemente destò scalpore e anche da qui ha preso le mosse la nuova legge di contrasto al caporalato varata dal Parlamento l'anno scorso.

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