medio oriente

Muore Rafsanjani il «padrino» dell’Iran pragmatico e più moderato

di Alberto Negri

Akbar Hashem Rafsanjani (Ansa)

2' di lettura

Con Rafsanjani, deceduto dopo un attacco di cuore a Teheran, esce di scena uno dei padri fondatori della repubblica islamica iraniana proclamata dall'Imam Khomeini nel 1979. Ali Akbar Hashemi Rafsanjani veniva chiamato anche lo squalo o il padrino perchè ha attraversato da protagonista tutte le vicende dell'Iran: è stato uno dei leader della guerra contro l'Iraq negli anni Ottanta, due volte presidente della repubblica (dal 1989 al 1997), capo dell'Assemblea degli Esperti e attuale presidente del Consiglio per il Discernimento.

Rafsanjani era l'uomo che già più di vent'anni fa puntava all'apertura e non all'isolamento dell'Iran, a un accordo con gli Stati Uniti, ad attirare i capitali esteri, alla liberalizzazione dell'economia e dei mercati del petrolio e del gas: i suoi fedelissimi, come l'attuale vice-presidente Eshqaq Jahangiri, sono ben presenti anche nell'attuale governo di Hassan Rohani. Proprio Rafsanjani fu anche uno dei maggiori sostenitori dell'accordo sul nucleare firmato con il Cinque più Uno il 14 luglio 2015, assai contestato dall'ala dura e dai falchi del regime.

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 Muore Rafsanjani,  «padrino» dell'Iran pragmatico e più moderato

Muore Rafsanjani, «padrino» dell'Iran pragmatico e più moderato

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Ci aveva accolto diverse volte nel suo ufficio e ai visitatori mostrava con un certo orgoglio una Bibbia regalatagli dal presidente americano Ronald Reagan.
Se Alì Khamenei, l'attuale Guida Suprema è il guardiano dell'ortodossia, Rafsanjani è stato il paladino del pragmatismo ma anche quello assai discusso e discutibile degli “affari”. La sua uscita di scena potrà anche influenzare le prossime presidenziali di maggio quando si giocherà la del riconferma presidente Rohani. Con la morte di Rafsanjani i moderati perdono il loro padrino nel cuore del sistema della repubblica islamica.

È stato il protagonista di ogni stagione della storia palese e occulta della Repubblica islamica. Se fossimo entrati nella stanza dove stava morendo l'Imam Khomeini nel giugno 1989, avremmo incontrato cinque personaggi: il figlio dell'Imam, Ahmad, Alì Khamenei, l'attuale Guida Suprema, Hashemi Rafsanjani, Mehdi Karrubi e Hussein Mousavi, i due leader dell'Onda Verde del 2009, ancora agli arresti domiciliari.

Khamenei e Rafsanjani decisero le sorti dell'Iran dopo la morte del fondatore della Repubblica islamica: uno fu eletto Guida Suprema, l'altro andò alla presidenza per otto anni consecutivi. È questa diarchia, con le sue convergenze e i suoi contrasti, che ha indirizzato le sorti dell'Iran e ha poi ridimensionato l'ala radicale: adesso, solo al comando, resta Khamenei, la cui successione alla Guida Suprema è l'altra grande incognita dell'Iran.

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