ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùInfortuni sul lavoro

Rider muore in scooter, il datore di lavoro non risponde se era senza casco integrale

Se il Codice della strada consente il semplice casco di tipo jet omologato nessuna valutazione «ex post» consente l’attribuzione di una colpa generica

di Mauro Pizzin

Deliveroo Re di Roma, la stazione metro come un soggiorno di casa

2' di lettura

Nessuna colpa generica può essere addebitata al datore di lavoro nel caso in cui un dipendente a cui sia stato fornito un casco omologato di tipo jet, secondo quanto previsto dalle disposizioni del Codice della strada, muoia in seguito a una caduta dallo scooter.

Lo ha chiarito la Quarta sezione penale della Corte di cassazione con la sentenza 34944/2022, deposita il 21 settembre. Il fatto rispetto a cui sono stati chiamati a pronunciarsi i giudici di legittimità riguardava il caso di un dipendente di una cooperativa deceduto mentre si trovava a bordo di un ciclomotore, intento a trasportare pizze per conto di una cooperativa terza. Con sentenza dell'11 giugno 2020 la Corte di appello di Firenze aveva confermato la sentenza di proscioglimento in primo grado dal reato di omicidio colposo, tra gli altri, del datore di lavoratore del deceduto, ma per la sua posizione di garanzia lo aveva ritenuto responsabile di colpa generica, in base all'articolo 2087 del codice civile, per avere consentito al lavoratore di utilizzare un casco di tipo jet, dal momento che uno integrale lo avrebbe potuto salvare o ridurre l'entità delle lesioni subite.

Loading...

La sentenza 34944/2022 della Corte di cassazione

Visualizza

La Cassazione, chiamata in causa dal datore di lavoro, ha bocciato senza attenuanti la decisione del giudice di secondo grado, definendo gli argomenti offerti dalla sentenza impugnata per fondare la responsabilità del ricorrente come «illogici ed erronei nel diritto». Secondo la Corte di legittimità la colpa attribuita al datore di lavoro è stata motivata da un ragionamento viziato, «frutto di una tipica logica del “senno del poi”, ossia su una valutazione ex post, partita dall'evento verificatosi per poi chiedersi quali precauzioni avrebbero potuto impedirlo, dandosi poi la risposta che l'uso del casco integrale avrebbe protetto il volto del lavoratore».

Sul punto, la Corte ha ricordato che in tema di colpa generica, la regola cautelare applicabile al caso concreto deve essere preesistente al fatto e desumibile sulla base di un processo ricognitivo, che tenga conto dei tratti tipici caratterizzanti l'evento e del sapere scientifico, tecnico ed esperienziale esistente in quel dato momento storico.Secondo gli ermellini alla persona offesa era consentito, in base al Codice della strada, circolare sullo scooter con un casco omologato jet e in tal senso nessuna colpa specifica è addebitabile al datore di lavoro. Al dipendente, peraltro, non sarebbe neppure stato possibile imporre l'utilizzo di un casco integrale, non trattandosi di un dispositivo di protezione individuale ai sensi della normativa prevenzionistica.Da ciò la decisione della Cassazione di procedere all'annullamento senza rinvio della sentenza della Corte d'appello per insussistenza del fatto-reato, secondo quanto disposto dall'articolo 620, lettera l, del codice di procedura penale.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti