Codau 2021

Mur, in arrivo le linee guida sugli investimenti in ricerca

Il Capo Gabinetto Recinto: per il partenariato un miliardo e 600 milioni, centri nazionali ugualmente, ecosistemi un miliardo e 300 milioni, infrastrutture un miliardo e mezzo

di Andrea Carli

Articolo aggiornato il 2 ottobre 2021, ore 12

(imagoeconomica)

5' di lettura

Sono attese a stretto giro, probabilmente tra martedì e mercoledì della prossima settimana, le linee guida del Mur sulla ricerca, la parte che riguarda gli investimenti. Una soluzione che si inserisce nel contesto della missione 4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che con 11,4 miliardi punta a rafforzare i sistemi di ricerca di base e applicata.

Recinto (Mur): puntiamo a bandi entro fine anno

Alcune indicazioni sui contenuti delle linee guida sono emerse in occasione della seconda giornata dei lavori di CoDAU 2021, il convegno annuale dei direttori generali e dei dirigenti di 79 atenei italiani che si è chiuso sabato 2 ottobre mettendo in evidenza - si legge nel comunicato finale - «l'urgente necessità di procedere celermente con i processi di semplificazione normativa e amministrativa e con l'ampliamento delle competenze anche attraverso il recupero di un più equilibrato rapporto fra risorse tecnico - amministrative e corpo docente». Stando alla tempistica indicata da Giuseppe Recinto, Capo di Gabinetto del ministero dell’Università e della ricerca, le linee guida sarebbe dovuta essere pubblicate già nella mattinata del 1 ottobre. La messa online del documento, anticipata dalla ministra nella giornata di apertura della manifestazione, è poi slittata, anche se fonti del ministero assicurano che i contenuti sono perlopiù definiti, e che lo stop è momentaneo. Le linee guida, stando alle indicazioni fornite da Recinto nel sui intervento, «riguarderanno i centri nazionali, gli ecosistemi della ricerca, le infrastrutture e i partenariati. È un investimento molto, molto importante: per il partenariato un miliardo e 600 milioni, centri nazionali ugualmente, ecosistemi un miliardo e 300 milioni, infrastrutture un miliardo e mezzo. La scelta del ministro Messa è stata quella di prevedere delle manifestazioni di interesse, quindi un modello di selezione competitivo. L’idea è quella di una struttura centrale, snella, che si basa su un consorzio o eventualmente fondazione. Una volta pubblicate le linee guida, contiamo di poter assumere i bandi entro fine anno».

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Alloggi per gli studenti, bando da 300 milioni entro fine anno

Nel ricordare che «il Pnrr ci impegna moltissimo», Recinto ha effettuato una distinzione tra le iniziative che hanno già avuto corso e quelle che sono ancora in fase di programmazione. Tra le prime ha ricordato il tema «degli alloggi per gli studenti, e una riforma della legislazione. È un intervento questo del Pnrr che è configurato in un doppio step - ha spiegato -: il primo, prima del 31 dicembre 2021, che prevede una modifica della attuale legge 338 del 2000 introducendo delle semplificazioni, un maggiore processo di digitalizzazione, e quindi l’uscita del bando che dovrà essere coerente a quelle che sono le indicazioni che il Recovery ci richiede. Complessivamente sono 300 milioni Recovery, più cento milioni di risorse originarie. Seguirà nel 2022 - ha continuato (ed è il secondo step) - una proposta di intervento normativo, che stiamo elaborando, per un modello innovativo di housing universitario, che contempla una maggiore leva privata».

Bando sull’edilizia universitaria a ottobre da 1,4 miliardi

Marcella Gargano, direttrice generale del Mur ha focalizzato il suo intervento sul tema dell’edilizia universitaria. «I progetti per l’edilizia - ha ricordato - non si fanno in 24 ore, quindi c’è la necessità per gli atenei di poterli programmare con le tempistiche e le risorse necessarie. Vanno presentati progetti chiari, di qualità, che evitano percorsi istruttori che possono rallentare la procedura. Abbiamo la fortuna di poter contare su ingenti risorse, con una prospettiva più ampia di tempo di finanziamento per i progetti. Come ha anticipato la ministra Messa - ha continuato Gargano - entro ottobre uscirà il nuovo bando per l’edilizia». Da dove partiamo? «Dal 2009 al 2018 in realtà non si sono stati finanziamenti sull’edilizia - ha ricordato la dirigente del ministero -, fatta eccezione per 20 milioni e qualcosa in più nel 2012, cinque milioni nel 2015, e nel 2016 abbiamo recuperato le risorse residue, non spese, di questi due finanziamenti. Nel 2019, fortunatamente con il nuovo Fondo investimenti 2019 - 2033 sono stati assegnati all’edilizia universitaria 400 milioni. E questi sono stati tutti quanti assegnati, più una parte del Fondo investimenti 2020-2034, quindi complessivamente nel bando che si è chiuso a maggio 2021 abbiamo avuto 436 milioni di euro per l’edilizia universitaria. La legge 178/2020 ha stanziato il nuovo fondo investimenti, che quest’anno si chiama “fondo edilizia e infrastrutture di ricerca”. Con un decreto del ministro del 31 maggio 2021 - ha spiegato ancora Gargano - sono stati ripartiti due miliardi e 35 tra le università, gli enti di ricerca e le istituzioni Afam, di cui un miliardo e 130 sono stati destinati all’edilizia universitaria. A questi si vanno a sommare il non utilizzato del fondo investimenti 2020-2034: in pratica verranno banditi un miliardo e 412 milioni, che andranno assegnati dal 2021 al 2035. Essendo un fondo di investimenti - ha infine ricordato Gargano -, ha uno stanziamento annuale in tutto questo scenario temporale» .

Gambardella: immobili per le università anche dalle caserme

La partita per la riconversione delle università, per rendere i campus sostenibili può coinvolgere anche la Difesa, Giancarlo Gambardella, direttore Geniodife, ha parlato del patrimonio infrastrutturale della Difesa, in un’ottica di «prospettiva del mondo universitario». «Abbiamo la responsabilità nell’area tecnico amministrativa di gestire il patrimonio immobiliare della Difesa - ha spiegato -. È un patrimonio vasto, che va dalle postazioni in alta montagna dell’ultimo conflitto mondiale alle caserme nei centri urbani. È in atto una profonda rivisitazione in un’ottica di razionalizzazione di questo patrimonio. Rappresentano dei costi di gestione che non sono più funzionali per noi. È un patrimonio patrimoniale che tendiamo a rendere disponibile, in quanto non più utile per i nostri fini. Abbiamo esperienze concrete di rifunzionalizzazione di caserme della difesa a favore del mondo dell’università». Gambardella ha fatto l’esempio della caserma Piave di Padova e quella Garibaldi ceduta all’università Cattolica di Milano. «Sono caserme che sono rese disponibili al mondo universitario. Ne sta partendo anche un’altra con l’università di Palermo: lì andiamo a realizzare impianti sportivi, che saranno aperti anche agli studenti delle università».

Il nodo delle residenze universitarie

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza individua nel sistema delle università un protagonista della ripresa. Ma gli atenei sono pronto a svolgere questo ruolo, a giocare questa partita? Se si guarda al tema dell’edilizia sostenibile, e più in particolare a quello delle residenze universitarie la risposta, stando ai dati presentati dal presidente di Scenari immobiliari Mario Breglia in occasione della seconda giornata dei lavori di CoDAU 2021, è negativa. «Sono un numero esiguo, assolutamente sottodimensionato rispetto alle medie europee - ha sottolineato -. Abbiamo stimato su un milione e 800mila studenti in un anno tipo, 300mila immatricolazioni l’anno. La domanda di residenza potenziale ogni anno tra i nuovi studenti e quelli che cambiano città per andare all’università assomma a circa 700mila posti letto. A fronte a questa domanda che lentamente cresce, abbiamo un’offerta di 54.800 posti letto negli enti convenzionati (università o enti convenzionati con le università) il che significa una copertura nazionale del 7,6%. Il che significa un’offerta del 7,6% sul totale dei fuorisede». C’è una forte disomogeneità tra posti letto disponibili e numero di fuorisede per città. Il Nord Italia vanta tassi di copertura elevati. Roma e Napoli, pur ospitando un elevato numero di studenti fuorisede, presentano ancora un'offerta molto limitata e inferiore alla media nazionale. «Molte sono strutture fatiscenti che hanno bisogno di interventi importanti di manutenzione. Si costruiscono pochissime nuove residenze universitarie», ha ricordato Breglia. Non solo. «È necessario ripensare gli spazi che ci sono. Servono spazi grandi, attrezzati e funzionali», ha aggiunto. «Il Pnrr - ha ricordato Breglia - prevede un investimento di 960 milioni in tempi rapidi, presumibilmente entro tre anni, per realizzare posti letto. Al costo attuale, significano altri 48mila posti letto da realizzare in Italia. In questo modo arriviamo al 10% degli studenti fuori sede». Raggiungeremmo la Spagna, che a quel punto, però, avrà fatto un passo in avanti.

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