pioniere italiane

Musei e gallerie riscoprono le artiste degli anni ’70

In quel decennio la voce delle donne si fa sentire con manifestazioni, collettivi femministi, scioperi e lotte che culminano con i referendum su aborto e divorzio. L’arte delle donne nel 1978 arriva in Biennale con la «Materializzazione del linguaggio» e oggi in asta.

di Francesca Della Santa*

default onloading pic

In quel decennio la voce delle donne si fa sentire con manifestazioni, collettivi femministi, scioperi e lotte che culminano con i referendum su aborto e divorzio. L’arte delle donne nel 1978 arriva in Biennale con la «Materializzazione del linguaggio» e oggi in asta.


4' di lettura

L'attenzione nei confronti dell'arte delle donne che negli ultimi anni si è risvegliata a livello internazionale sia nel mercato che nei musei interessa anche le artiste italiane. A Londra, nell’ottobre del 2018, l'opera “Lenzuolo” di Maria Lai è stata il top lot dell'asta londinese di Christie's Thinking Italian (150.000 £) e dell’artista e lo scorso ottobre nell’appuntamento milanese della medesima casa d’asta l’opera di tessuto «Senza titolo» del 1978 ha fermato il martello a 106.250 €, secondo miglior prezzo di sempre. A Parigi questo ottobre, sulle passerelle di Dior , le modelle sfilavano immerse in sfondi prodotti da Lucia Marcucci. A Milano in ottobre il Museo del Novecento ha celebrato Carla Accardi con una mostra antologica iniziata a ottobre, ma ora sospesa causa Covid, mentre a Brescia la Galleria dell’Incisione e A Palazzo Gallery hanno reso omaggio con due mostre parallele a Romana Loda, la coraggiosa gallerista scomparsa nel 2010, che negli anni ‘70 ha svolto un ruolo fondamentale nella valorizzazione dell'arte delle donne. In attesa di vedere la mostra alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma «Io dico Io – I say I» dal 22 marzo al 27 giugno, a cura di Cecilia Canziani, Lara Conte e Paola Ugolini, che darà la parola e inviterà a parlare in prima persona, per affermare la propria soggettività, componendo una sola moltitudine, una molteplicità di io riunendo artiste italiane di generazioni diverse, tra cui Ketty La Rocca e Lisetta Carmi, che in differenti contesti storici e sociali hanno raccontato la propria avventura dell'autenticità, restituendo attraverso una costellazione di visioni il proprio modo di abitare il mondo.

In cammino

Proprio gli anni ‘70 sono stati un decennio fondamentale per l'arte al femminile, che in quel periodo trova alcune figure d'eccezione in un'Italia in cui, finalmente, la voce delle donne comincia a farsi sentire con manifestazioni, collettivi femministi, scioperi e lotte che culminano con i referendum su aborto e divorzio. Le artiste che operano in questo periodo indagano la possibilità di espressione in un mondo in cui lavorano e collaborano al fianco di colleghi maschi. Non tutte sono femministe e non tutte allo stesso modo, ma in quanto donne la loro fortuna artistica ha sorti ben diverse rispetto a quella dei loro colleghi. Proprio perché donne osservano la frattura sociale che si apre davanti a loro da una posizione specifica e unica. Ognuna a modo suo contesta quell'universalità che è negata dai diversi rapporti che intrattengono con gallerie, mostre e critica. Per pensare a queste artiste e al loro posizionamento, anche attuale, sul mercato non si può prescindere dalla loro consapevolezza della differenza che corre fra l'essere assenti e l'essere negate. La loro ricerca è una sfida dichiarata, un affronto a quel sistema che chiudeva loro le porte. A questa chiusura molte artiste hanno opposto opere incontenibili, performative, che si sottraggono alla possibilità stessa di essere collezionate. Lucia Marcucci, in quegli anni, regala la propria arte per scelta politica, mentre Tomaso Binga schernisce la negazione delle donne nominandosi al maschile. Questa sottrazione, tuttavia, non risolve la necessità e il desiderio di un riconoscimento in quanto artiste. La tensione, fatta anche di compromessi e cedimenti – in un'alternanza che è continuamente subita e praticata dalle artiste - trova il suo apice mella mostra «Materializzazione del linguaggio» alla Biennale di Venezia del 1978. Curata da Mirella Bentivoglio, artista e curatrice recentemente scomparsa, l’esposizione è un unicum nello scenario artistico dell'epoca perché raccoglie intorno al tema del logos le opere di 80 artiste, italiane e non in una mostra tutta per sé. Mirella Bentivoglio, di cui nel 2022 si prepara il centenario dalla nascita, è una delle figure catalizzatrici dell'epoca e al continuo gioco fra arte e mercato non si sottrae, ricercando la propria voce per affrontarlo. E se le sue opere, ancora oggi, compaiono poco nelle collezioni dei musei non si può non valutare il progressivo interesse che si sta sviluppando intorno alla sua figura a livello mediatico, sia nazionale che internazionale.

Loading...
Linguaggi ignoti

Linguaggi ignoti

Photogallery8 foto

Visualizza

La visibilità internazionale

Comparsa sulle pagine di Frieze e in progressiva riscoperta è anche la figura di Lisetta Carmi, la cui opera era prevista dal 4 dicembre al 7 marzo 2021 in mostra antologica al MAN di Nuoro, chiuso attualmente secondo l’ultimo Dcpm. Oggi colpisce non solo la sua sensibilità fotografica, ma l'attualità delle tematiche. Le sue opere più richieste, infatti, appartengono alla serie “Travestiti”: accolte con scandalo nel 1972, oggi sempre più ricercate e apprezzate. E se per alcune artiste uno spazio sul mercato è ancora da conquistare su altre, ad esempio Maria Lai, esistono pochi dubbi. Presente in gallerie sia europee che extra-europeo, l'arte di Maria Lai sta vivendo una vera e propria riscoperta anche nel mercato d'asta: il fatturato nel 2019 è stato di poco superiore ai 800mila € e di poco oltre i 500mila € in questo difficile anno (fonte arprice). Tra le artiste che si stanno distinguendo possiamo trovare anche Ketty la Rocca che, con una produzione intensissima nonostante la breve vita, può vantare un mercato in galleria internazionale, rappresentata da Amanda Wilkinson Gallery a Londra e da Kadel Willborn a Düsseldorf) registra una percentuale del 44% delle opere vendute in asta al di sopra del prezzo di stima. Nella potenza delle parole grafiche e graffiate, nei volumi scultorei, tra i fili cuciti e nelle fotografie rimaste torna la potenza di un'immagine. È, soprattutto, la capacità di parlare all'oggi che rende la riscoperta di queste artiste così interessante perché non le riconsegna come materiale storico o d'archivio da rispolverare, ma come artiste le cui opere sono, ad oggi, presenze vive e vivaci, che coinvolgono e parlano. Forse è questa la grande sfida del loro lavoro che a 40 anni di distanza ancora parla di vite che hanno voluto vivere, raccontare e affermarsi, nonostante tutto.

* Allieva della XVIII edizione del Master in Economia e Management dell'Arte e dei Beni Culturali di Milano - 24Ore Business School

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti