trasformazione digitale

Musei, la visita si evolve in una user experience

di Alessia Maccaferri


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4' di lettura

Aprite un cassetto in legno. Escono parole digitali a scrivere una storia narrata da una voce. Così inizia l’esperienza del visitatore del Piccolo museo del diario, di Pieve Santo Stefano, che valorizza, in modo interattivo, le 7mille storie scritte da gente comune. «Noi diciamo sempre che il visitatore non deve leggere il libretto di istruzioni per usare la tecnologia. Magari a casa può investire un po' di tempo per scaricare un'app, ma nel museo cinque secondi sono già troppi. L’esperienza deve essere un flusso continuo e naturale, come il gesto quotidiano di aprire un cassetto» racconta Alessandro Masserdotti, cto di Dotdotdot.

Il ruolo dell’user design

Dotdotdot è lo studio di design fondato nel 2004 a Milano, che ha curato l’esposizione aretina. Lui ha una laurea in filosofia e lavora assieme ad architetti, designer e programmatori. Hanno iniziato con la progettazione di showroom ed eventi. E via via si sono specializzati nei musei, concepiti come scenari fisici e digitali di quella che viene chiamata la user experience. L’utente viene coinvolto in un’esperienza chiara, di apprendimento e assieme di coinvolgimento. «Quando abbiamo iniziato, il digitale, la tecnologia era l'inaspettato – spiega Laura Dellamotta, cofounder e general manager di Dotdotdot – ora è scontato e integrato all’interno del progetto».

Musei ingaggianti

Se è vero dal punto di vista del user design, ancora di più vale per il mondo dei musei italiani, come mostra l’indagine del Politecnico di Milano prsentata nei giorni scorsi: «L’elemento positivo è che i musei hanno compreso la necessità di passare dalla conservazione alla valorizzazione e che quindi devono aprirsi ed essere ingaggianti - spiega Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico - Noi suggeriamo di inserire le tecnologie in una strategia più complessiva sul digitale (il 76% dichiara di non averne una, ndr.). Il che significa porsi alcune domande come: a chi mi rivolgo? Con quali azioni lo voglio raggiungere? Con quali strategie di comunicazione?».

Polo Museale dell’Umbria

In questa direzione il Politecnico ha accompagnato il Polo Museale dell’Umbria che comprende 12 siti con 225mila visitatori l’anno: «Abbiamo cambiato prospettiva passando da noi, dalle nostre aspettative a cosa l’utente chiede e fruisce» spiega Ilaria Batassa, responsabile Comunicazione e Promozione che da giovane dirigente ha aperto un anno fa tutti i canali social del polo. Con l’intento di catturare un pubblico di ventenni e trentenni e anche un turismo mordi-e-fuggi da fuori regione; ora sarà aperto anche un canale su Spotify con playlist ispirate alle collezioni, una linea Whatsapp per aprire un canale diretto con gli utenti e con le recensioni dei visitatori si progetteranno nuovi itinerari oltre che a creare un allestimento a pannelli con le scansioni delle recensioni scritte.

Realtà virtuale e realtà aumentata

Sul lato delle fruizione in sala i musei puntano su realtà aumentata (il 50% dei rispondenti prevede di adottarla), realtà virtuale (47%) con una tendenza alla gamification e ad affidare a questa tecnologia l’attrattività del museo. «Noi crediamo molto in queste tecnologie ma ancora non abbiamo visto adozioni convincenti nel mondo museale - aggiunge Masserdotti -. Molto dipende dal contesto e dai flussi dei visitatori. In ogni caso queste tecnologie non possono essere la panacea e vanno inserite in una strategia complessiva».

Musei Civici di Venezia

Una strategia che deve iniziare prima della visita e concludersi dopo a cominciare dall’offerta culturale: in un nuovo progetto curato da Dotdotdot un sistema di tracciamento dei flussi consentirà di acquisire informazioni per proporre esperienze personalizzate. In modo più semplice - ma non per questo meno efficace - è la strada intrapresa dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, che gestisce 11 musei. Fino al 2015 l’offerta educativa era rivolta prevalentemente alle scuole attraverso un call center con orari fissi. Poi è stata allargata l’offerta individuando esperienze guidate per famiglie, per stranieri, per persone portatrici di bisogni speciali (inclusi non vedenti e persone malate di Alzheimer). E tutto il sistema di fruizione è stato messo su una piattaforma digitale in collaborazione con Ticketlandia. «Con questa differenziazione del target e la digitalizzazione -spiega Monica da Cortà Fumei, direttrice del dipartimento servizi educativi della fondazione veneziana - nel biennio 2016-2017 abbiamo registrato un aumento delle prenotazioni del 700% rispetto al biennio precedente, aprendo a un pubblico non solo locale: oggi il 60% dei visitatori sono stranieri».

Castello di Santa Severa

Sull’audience si lavora anche in Lazio. La Regione due anni fa ha riaperto il Castello di Santa Severa, con un allestimento museale, un innovation lab e un piccolo borgo. «Abbiamo individuato delle personas, dei profili ideali - spiega Albino Ruberti, capo di Gabinetto della Regione Lazio, proprietaria del bene riaperto al pubblico due anni fa - con i quali abbiamo cercato di immaginare sia gli attuali non visitatori da attrarre sia i visitatori abituali che vanno consolidati. Ne terremo conto per il piano strategico dell’anno prossimo».

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