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Musica, la discografia è in salute: mercato globale in crescita, tiene l’Italia

Secondo il Global Music Report di Ifpi, il mercato mondiale nel 2020 è cresciuto del 7,4% grazie allo streaming. Da noi il settore segna il +1,4%

di Francesco Prisco

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4' di lettura

Il 2020 ha messo in ginocchio il music business, per quanto riguarda live e diritto d’autore. Ma a guardare i dati della discografia è tutta un’altra musica: a livello mondiale il mercato registra un incremento di giro d’affari del 7,4%, il sesto consecutivo. In Italia si può in tutta tranquillità parlare di tenuta: i ricavi delle case discografiche crescono infatti dell’1,44%, grazie alla spinta degli abbonamenti ai servizi di streaming che tiene a bada la forte contrazione delle vendite fisiche. Lo rivela l’edizione annuale del Global Music Report di Ifpi, presentata in diretta streaming da Londra martedì 23 marzo.

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Giro d’affari mondiale da 21,6 miliardi di dollari

Secondo l’annuario Ifpi, il giro d’affari complessivo del mercato discografico si è attestato sugli 21,6 miliardi di dollari. La crescita, trainata dallo streaming, è legata in particolare ai ricavi dagli abbonamenti premium, aumentati del 18,5%: alla fine del 2020 si registravano infatti 443 milioni di utenti di account in abbonamento a pagamento. La crescita dei ricavi in streaming ha più che compensato il calo dei ricavi di altri formati, inclusi il segmento fisico - diminuito del 4,7% - e i ricavi da diritti connessi, diminuiti del 10,1% a causa della pandemia. Lo streaming totale (comprendente sia gli abbonamenti a pagamento che quelli supportati dalla pubblicità) è cresciuto del 19,9% e ha raggiunto i 13,4 miliardi di dollari, ovvero il 62,1% del totale dei ricavi globali da musica registrata. La crescita dei ricavi dello streaming ha più che compensato il declino dei ricavi degli altri formati, compresi i ricavi fisici che sono diminuiti del 4,7% e i ricavi da diritti di esecuzione che sono diminuiti del 10,1%, in gran parte a causa del Covid-19.

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La musica resta al centro delle nostre vite. La pandemia ne sta cambiando la fruizione

Chief Executive Ifpi Frances Moore

«Mentre il mondo affronta la pandemia - sottolinea Frances Moore, chief executive di Ifpi - ci viene ricordato il potere duraturo della musica di consolare, guarire e sollevare i nostri spiriti. Alcune cose sono senza tempo, come il potere di una grande canzone o la connessione tra artisti e fan. Ma alcune cose sono cambiate. Con tanta parte del mondo in isolamento e la chiusura della musica dal vivo, in quasi tutti gli angoli del mondo la maggior parte dei fan ha goduto della musica in streaming». E l’ultimo Global Music Report di Ifpi lo testimonia.

IL MERCATO DISCOGRAFICO IN ITALIA
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I social «trainano» i consumi

In un anno complesso per la musica, l’Italia ha mostrato una forte affermazione dei consumi digitali online che hanno registrato una notevole impennata negli abbonamenti streaming premium, i cui ricavi hanno visto un incremento del 29,77%, superando i 104 milioni di euro. Si registra una significativa affermazione dei consumi anche sulle piattaforme social, dove i ricavi da modelli sostenuti dalla pubblicità sono cresciuti del 31,59% raggiungendo complessivamente 38,9 milioni. E non è da meno il video streaming, che segna + 24,97%. L’utilizzo spinto di canali come Instagram e Facebook, durante la pandemia, ha dato un’accelerata a queste piattaforme, oltre ai tradizionali servizi come Spotify, Amazon Music, Apple Music e altri.

La discografia italiana vale 258 milioni di euro

La quota di mercato del digitale raggiunge così l’81% di tutti i ricavi dell’industria in Italia, contro il 72 % del 2019. Tra fisico, digitale e diritti il mercato ha generato lo scorso anno oltre 258 milioni di euro, segnando +1,44% sull’anno precedente.«In questo anno difficile si è di fatto conclusa la lunga fase di transizione digitale del mercato musicale italiano: i consumatori di tutte le età hanno finalmente abbracciato le offerte online generando un significativo incremento nella fruizione dei contenuti musicali su tutte le piattaforme», commenta il ceo di Fimi Enzo Mazza. «Molto rilevante per il settore è stata anche la conferma degli investimenti da parte delle case discografiche, nonostante la complessità del periodo, garantendo il perimetro occupazionale e la continua attività di ricerca e sviluppo. Le imprese hanno proseguito nella pubblicazione di novità discografiche anche nella fase più difficile, rispondendo ad una sfida epocale per il settore creativo». Nel 2020 sono stati così certificati 156 album tra oro e platino, poco sotto i 166 dell’anno precedente.

IL MERCATO MONDIALE DELLA DISCOGRAFIA PER SEGMENTO DISCOGRAFICO
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Lo streaming svecchia le classifiche

Il digitale, e in particolare lo streaming, hanno confermato la grande vivacità e le vaste opportunità per gli artisti italiani. La top ten della classifica annuale degli album più venduti è stata infatti occupata al 100% dal repertorio italiano, ampliando e diversificando allo stesso tempo l’offerta. Ed è cresciuto il numero di artisti che hanno ottenuto significativi risultati di vendita: nel 2020 sono stati 246 gli artisti italiani hanno superato i dieci milioni di stream contro i 97 che nel 2010 avevano superato la soglia delle diecimila copie vendute tra fisico e download.

Il digitale ha portato a un radicale svecchiamento delle classifiche

Ceo Fimi Enzo Mazza

«Le opportunità offerte dal digitale - prosegue Mazza - hanno moltiplicato e amplificato il successo degli artisti consentendo di raggiungere risultati notevoli negli ultimi anni. Il segmento fisico per contro è stato penalizzato nel 2020 dalle ripetute chiusure, anche se in parte compensate dalla crescita dell’e-commerce, adottate anche da molti retailer tradizionali».

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Fisico sostenuto da 18App

E se il vinile continua a mostrare una crescita costante, segnando un incremento del 2,50%, a frenare la caduta del cd ha contribuito il Bonus Cultura, attivo anche nell’anno passato: da 18App sono giunti ricavi per oltre 16 milioni di euro, buona parte proprio sul prodotto fisico. Grande sofferenza, invece, si registra inevitabilmente nel segmento dei diritti, dove la chiusura degli esercizi commerciali, delle attività di svago e della ristorazione ha segnato una perdita di oltre 18 milioni di euro con un calo superiore al 31 per cento. Tutto ciò che è legato all’attività live, insomma, soffre. Ed è un problema non di poco conto perché proprio intorno alle esecuzioni pubbliche la musica aveva riorganizzato il proprio modello di business.

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