MEPHISTO WALTZ

Musica di fine anno, così così


2' di lettura

Il concerto di Natale, ovunque si celebri - New York, Parigi, Vienna, Roma o Milano - è sempre stato la più festosa serata del calendario, alla presenza degli spettatori della città, quasi in famiglia, e con musiche scelte ad hoc, dirette dai più celebri Maestri.
Eppure è successo che quest'anno in una rinomata sala nostrana si sia dileguato il bel pubblico di sempre, sostituito da ignoti sprovveduti che applaudono poco e fuori tempo, assente sul podio il Direttore Musicale, seppur sostituito da un ottimo musicista, il quale però a sorpresa è inciampato in un non richiesto bis, una sua modesta trascrizione dell'immarcescibile «Stille Nacht», dedicato al Sovrintendente del teatro, a sua volta non presente perché già volato in Brasile. Eseguita senza pudore, la canzoncina natalizia, subito dopo un capolavoro di Mozart come l'«Ave Verum». E osannata più di quello.
Ma dove mai tutto ciò potrà essere successo? Indovina, indovinello...
Mala tempora. Al pari della notizia che per l'ultima volta proprio oggi il violoncello sublime di Mario Brunello suonerà le sei «Suite» di Bach nel mitico “capanon” di Antiruggine, in quel di Castelfranco Veneto, dopo dodici anni e trecento concerti. Aerugo vicit.
In compenso, proprio un bel fine anno festeggia il Maestro Mehta, uscito dal tunnel di una terribile malattia debellata con una impressionante serie di concerti, in giro per il mondo. Certamente grazie al potere taumaturgico della musica, come affermava di se stesso Claudio Abbado, quando spiegava quel dirigere, indefesso e vigoroso, tale da stupire oltremodo persino la certezza scientifica di Umberto Veronesi. Una sorta di miracolo che, devo ammettere anch'io, grazie a Dio durò a lungo.
E altrettanto felice è il fine anno di Toni Servillo, dopo le 80 recite sold out al Piccolo di «Elvira» di Jouvet: toccante lezione di teatro, nella Parigi occupata dai nazisti, con la Donna Elvira di Molière nel suo ultimo dialogo con Don Giovanni. Brava Milano che l'ha seguito e sostenuto, per tre anni. E bravo Servillo che ha ringraziato di cuore la città, che non è la sua.

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