A un anno da Vaia

Musica per più di cent’anni con gli alberi abbattuti

Dal crowdfunding per costruire tavole armoniche per gli strumenti agli arredi da spiaggia: le iniziative per recuperare e valorizzare i tronchi distrutti

di Giovanna Mancini


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Selezione e lavorazione dei celebri «abeti da risonanza» della Val di Fiemme a opera della ditta Ciresa, che realizza tavole armoniche per strumenti a corda destinati a produttori di tutto il mondo

4' di lettura

Lo chiamano «abete di risonanza» ed è un legno dalla fibra perfetta che viene trasformato in tavola armonica per far vibrare - e dunque suonare - tutti gli strumenti a corda, dai violini ai pianoforti, alle arpe.

«È difficilissimo da trovare anche in condizioni normali - spiega Fabio Ognibeni, amministratore unico dell’azienda trentina Ciresa -: in genere due o tre tronchi su mille vanno bene per questo scopo». La Val di Fiemme, in Trentino, è un giacimento prezioso di questo materiale, famoso da secoli per chi se ne intende: è qui che il liutaio cremonese Antonio Stradivari veniva a cercare personalmente il legno per i suoi violini. La stessa Ciresa - fondata da Enrico Ciresa nel 1952 - è una delle poche realtà in Europa che ancora oggi fa questo lavoro, rifornendo i principali produttori mondiali di strumenti musicali con il logo della Valle. Ma la tempesta Vaia, abbattutasi sulle regioni del Nord Est e in Lombardia poco più di un anno fa, ha rischiato di distruggere anche il “Bosco dei violini”.

Titolavavo proprio così gli organi di stampa, all’indomani del disastro: «Distrutto il Bosco dei violini» provocando la reazione inattesa di moltissime persone in tutta Italia. «Siamo stati sommersi da telefonate e mail che ci chiedevano informazioni sull’accaduto e se ci fosse ancora qualcosa da fare per evitare lo scempio - ricorda Ognibeni -. Non soltanto operatori del settore, ma anche tante persone comuni». Da qui l’idea di non disperdere questa sensibilità, ma convogliarla per sostenere il difficile lavoro di recupero dei tronchi che la piccola azienda (dieci dipendenti in produzione e tre in amministrazione, un milione di fatturato annuo) avrebbe dovuto affrontare, come tante altre dei territori colpiti.

«Avevamo urgenza di fare scorta del materiale adatto per fare strumenti prima che finisse impiegato in altri usi, certo nobilissimi ma che non richiedono le caratteristiche necessarie per realizzare tavole armoniche», spiega l’imprenditore. Per l’azienda sarebbe stato impossibile riuscirci con le proprie forze e così ha lanciato il crowdfunding «Salviamo il legno di Stradivari!», chiedendo di sottoscrivere un prestito che Ciresa si impegna a restituire a tasso zero in 2-3 anni. A un anno dall’avvio, l’iniziativa ha raccolto oltre 900 adesioni, di cui il 25% dall’estero, per un totale di 255mila euro, circa la metà dell’investimento sostenuto per raccogliere, trasportare, scortecciare, segare e mettere a stagionatura 2mila metri cubi di tronchi. «In nove mesi abbiamo fatto il lavoro di cinque anni» osserva Ognibeni. Il crowdfunding è aperto sino a fine anno, ma l’approvvigionamento è terminato: il materiale raccolto è sufficiente per fare, nei prossimi 4-5 anni, 15mila tavole armoniche per pianoforti, tra le 15mila e le 18mila per strumenti di liuteria e 2mila per arpe da concerti». Il Bosco dei violini è salvo: «Mi piace pensare che abbiamo salvato anche la musica del futuro - osserva Ognibeni -: un buon violino dura fino a cent’anni e un pianoforte di classe anche di più. Con il legno delle foreste ferite da Vaia daremo vita a 30mila strumenti che suoneranno per i prossimi 100-150 anni».

Ciresa è una delle aziende certificate Pefc (il programma europeo che controlla e certifica una gestione sostenibile delle foreste) che ha aderito al progetto «Filiera solidale» lanciato dallo stesso Pefc per sostenere l’acquisto a prezzi equi del legname schiantato da Vaia, anziché legname di importazione. Tra le realtà del territorio che hanno aderito all’iniziativa, le storie di ingegno e inventiva per recuperare questo materiale sono tantissime. Gli alberi schiantati dal vento suoneranno in tutto il mondo, ma saranno anche trasformati da Fda Strutture nei pavimenti di una storica villa cinquecentesca nel Polesine, o da HM52 nell’area wellness di un resort di lusso a Romano d’Ezzelino. La scorsa estate sono stati i co-protagonisti dei campionati del mondo di deltaplano, organizzati da Flyve ad Ampezzo e altri paesi dell’Udinese: lo studio di architettura Daz, di Montereale Valcellina (Pordenone) ha infatti realizzato le sedute delle zone di accoglienza, la cartellonistica e i podi. «Le panche sono state disegnate con tagli inclinati per ricordare la loro provenienza da alberi feriti e schiantati» spiega Giorgia Liut, titolare dello studio assieme a Ermes Povoledo.

E qualcuno ha provato anche a trasformare il disastro nell’opportunità di promuovere la conoscenza e il valore delle foreste italiane. «Abbiamo contattato il Sindacato italiano dei balneari proponendo loro di riportare nelle spiagge il legno, al posto della plastica che ormai l’ha sostituito quasi ovunque» spiega Marino De Santa, presidente di Legnolandia, azienda di Forni di Sopra (Udine) specializzata in bio-edilizia in legno, giochi per bambini e arredi per esterno. L’idea di valorizzare il legname schiantato, rendendo al tempo stesso più “green” le spiagge italiane è stata accolta da diversi stabilimenti, da Lignano a Bibione, fino a Caorle e Chioggia. «Abbiamo realizzato ombrelloni, pedane, sedute e tavolini - racconta De Santa -. Si tratta di piccoli volumi, ma è importante il messaggio dell’iniziativa, che è stato compreso anche fuori dal nostro territorio e infatti per l’anno prossimo contiamo di ripetere il progetto anche in altre regioni». L’azienda, che l’anno prossimo compirà 190 anni e conta 40 dipendenti, ha già stoccato legname per i prossimi 3-4 anni: «Un bell’impegno - ammette il presidente - ma siamo convinti che Vaia abbia avuto almeno un effetto positivo: in tutta Italia si è ricominciato a parlare delle foreste nazionali, che erano state dimenticate negli ultimi anni. Il Paese ha riscoperto una parte importante del nostro territorio, che ha un grande valore non solo ambientale e turistico, ma anche economico».

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