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Musica e Pnrr, 115 milioni per la digitalizzazione. Promoter bocciano il Cts

Le imprese di settore nei prossi 10 giorni elaboreranno proposte per la destinazione degli aiuti. Entro dicembre i primi bandi per 7,5 milioni

di Francesco Prisco

Achille Lauro is present: live @ Mudec

4' di lettura

Il bacino a cui guardare è quello dei 155 milioni destinati alle imprese culturali e creative di cui 115 milioni per la digitalizzazione degli archivi. Ruota attorno a queste cifre l’incontro «Il Pnrr e le imprese culturali e creative nel settore musicale» che a Milano ha riunito il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, il direttore generale Creatività del Mic Onofrio Cutaia e le associazioni di categoria del comparto musica. Il senso è quello di raccogliere dalle imprese di settore proposte e idee su come strutturare i bandi che avranno il compito di distribuire gli aiuti messi in campo dall’Ue. In dieci giorni, il governo draghi avrà dalla controparte le proposte concrete su come costruire gli avvisi sul tema della digitalizzazione. Da qui a un mese ci sarà un nuovo vertice tra le parti per tirare le somme sul lavoro compiuto e andare finalmente ai bandi. Cosa importante: nei nuovi bandi non ci saranno i codici Ateco.

Entro dicembre i primi bandi per 7,5 milioni

L’idea è arrivare a programmare per dicembre i primi bandi da 7,5 milioni. Interventi per altri 7,5 milioni saranno banditi per il dicembre del 2022, mentre il grosso dei 155 milioni messi a disposizione dal Piano nazionale ripresa e resilienza sarà programmato entro la fine del 2023 ma comunque speso nel quinquennio. «Il governo si è impegnato», precisa il sottosegretario Borgonzoni, «a far partire i bandi entro l’anno, alla luce di tutto quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo che ha messo a dura prova la filiera. Il sunto della giornata deve essere: darci una tempistica stretta». Le linee d’azione del Pnrr, anche in questo campo, saranno «green e digitale», sottolinea Cutaia. «Recepiremo le linee guida dalle parti sociali prima di emettere i bandi, cercando di anticipare i tempi». Tra i temi su cui insistere, formazione e creazione di un registro unico digitalizzato delle opere.

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L’impatto del Covid sulle imprese culturali

Il quadro d’insieme lo conosciamo: «Nel 2020», recitano le note di presentazione dell’incontro, «il volume d’affari complessivo» delle imprese della cultura europee «si è ridotto a 444 miliardi di euro, registrando dal 2019 un calo di 199 miliardi di euro. L’onda d’urto del Covid-19 è stata avvertita in tutti i settori creativi e culturali: arti dello spettacolo (-90% tra il 2019 e il 2020) e musica (-76%) sono le più colpite; arti visive, architettura, pubblicità, libri, stampa e audiovisivo hanno registrato un crollo dal 20% al 40% rispetto al 2019». Per cultura e turismo, il Pnrr mette sul piatto 4,77 miliardi di cui 1,2 miliardi a fondo perduto e 3,5 miliardi in prestito. Alle imprese creative vanno 155 milioni.

Tra digitalizzazione e green

La leva da muovere, per il comparto musica, è l’investimento 3.3: si va dal sostenere la produzione culturale e creativa verso l’innovazione e la transizione digitale lungo l’intera filiera (115 milioni), al migliorare l’ecosistema in cui operano i settori culturali e creativi incoraggiando la cooperazione tra operatori e organizzazioni culturali e facilitando il miglioramento delle loro competenze e la riqualificazione (10 milioni), dal promuovere la riduzione dell’impatto ecologico degli eventi culturali promuovendo l’inclusione di criteri sociali e ambientali nelle politiche in materia di appalti pubblici (10 milioni), al favorire l’innovazione e la progettazione ecocompatibile inclusiva, anche in termini di economia circolare e orientare il pubblico verso un comportamento più responsabile nei confronti dell’ambiente e del clima (20 milioni).

Quanto costa digitalizzare i brani

Il ministero chiede qualche riferimento sui costi di digitalizzazione delle opere musicali. La risposta arriva da Enzo Mazza, ceo di Fimi: «Rivalutazione e rimasterizzazione su formati audio/video dell’intero catalogo della musica italiana costa circa 1.000 euro per traccia. La digitalizzazione multitraccia costa circa 50 euro a traccia, la metadatazione va da 150 a 250 euro a traccia». Per Sergio Cerruti, presidente di Afi, «è fondamentale che i bandi non tengano conto dei codici Ateco e del numero di dipendenti delle imprese. Deve pesare quanto resta sul territorio della ricchezza che produciamo». Mario Limongelli di Pmi parla di «sfida strategica della digitalizzazione per il rilancio del comparto». Carlo Fontana, presidente di Agis, interviene sottolineando l’importanza delle risorse per il green: il futuro potrebbe essere dei festival «sostenibili».

Capienze, promoter sul piede di guerra

Intanto, sul fronte dell’allargamento delle capienze per la musica dal vivo arriva una netta bocciatura da parte dei promoter all’orientamento espresso dal Cts lunedì scorso. «L’aumento all’80% della capienza per gli spettacoli al chiuso» di cui si parla in questi giorni, secondo la filiera, «è totalmente inadeguato e inutile sia per la maggior parte dei concerti già più volte rinviati, molti dei quali sold out e impossibili da riprogrammare senza dover scegliere arbitrariamente chi ha diritto di vedere lo spettacolo e chi no, sia per quelli futuri che necessitano di capienze al 100% e nessun distanziamento. A parte questi numeri utilizzati mediaticamente ancora non è chiaro quali saranno le disposizioni attuative e quando saranno rese tali in relazione ai tour indoor e quelli programmati nell’estate 2022». In particolare, non è chiara la posizione dei palazzetti dello sport che sono anche venue di concerti. Quando un palazzetto in zona bianca ospita basket o pallavolo, secondo il Comitato Tecnico Scientifico può avere capienza fino al 50 per cento. Cosa avviene in caso di musica dal vivo? Il Cts non lo specifica e ripassa la palla al governo.

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