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Musk annuncia che si dimetterà da Ceo di Twitter dopo la sconfitta nel sondaggio

Il magnate dichiara che la sua uscita di scena da ad avverrà non appena trovato un successore «tanto folle da accettare»

di Marco Valsania

(REUTERS)

2' di lettura

Elon Musk accetta il verdetto del sondaggio da lui stesso promosso via Twitter sulla sua leadership: dopo lunghe ore di silenzio e incertezza ha annunciato che intende dimettersi da Ceo, per rimanere solo proprietario dell'azienda.

Il sondaggio aveva coinvolto più di 17 milioni di utenti e visto oltre il 57% delle risposte a favore di una uscita di scena del magnate come amministratore delegato, dopo settimane di gestione caotica seguite al completamento della sua acquisizione da 44 miliardi di dollari. Nell’organizzare il sondaggio aveva detto che avrebbe rispettato il responso, ma per tutto lunedì e buona parte di martedì aveva invece taciuto sollevando dubbi sui suoi piani.

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Musk non ha mancato ora di lanciare una frecciata: ha detto che prima di tutto, prima di dimettersi, deve trovare un successore, o meglio «qualcuno folle abbastanza da accettare l'incarico». Ha aggiunto: «Dopo di allora gestirò unicamente le squadre di software e server».In passato aveva però indicato di non aver in mente alcun successore e che nessuno era abbastanza qualificato da dirigere il social media. «Nessuno di coloro che vogliono la posizione può in realtà mantenere in vita Twitter», aveva dichiarato ancora domenica.

I candidati

Più seriamente, per gli analisti, non è chiaro chi potrebbe subentrare in una situazione dove la pesante ombra di Musk potrebbe continuare ad allungarsi sul gruppo vista la sua posizione di controllo. Alcuni opinionisti hanno indicato che per risollevare la credibilità di Twitter dopo la cura Musk occorrerebbe affidare senza riserve le redini a personaggi di alto profilo e autorevolezza. Tra i nomi citati sono affiorati quelli di Sheryl Sandberg, ex numero due di Facebook, o di Sarah Friar, ceo di Nextdoor, social network iperlocale.

Le epurazioni

Musk ha scatenato bufere su Twitter con licenziamenti e fughe di massa di dirigenti e dipendenti, programmi di rivoluzione o eliminazione della moderazione del contenuto, erratiche espulsioni e riammissioni di utenti, e confusione su strategie di business. Il caos ha portato all'uscita anche di molti grandi inserzionisti, preoccupati della loro immagine e da sempre principale motore di entrate di Twitter.

L’impatto su Tesla

Le controversie hanno danneggiato anche le altre grandi aziende di Musk, a cominciare dalla quotata Tesla, che ha visto il titolo sotto accresciuta pressione: gli investitori temono che Musk venga distratto dai compiti di guidare Tesla e continui a vendere vaste quote di titoli dell'azienda di auto elettriche per finanziare l'operazione-Twitter. Dallo stesso Congresso si sono levate voci che accusano Musk di conflitti di interesse e violazione di doveri fiduciari nei confronti di Tesla.

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