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Musk completa la conquista di Twitter e inizia il suo regno: cacciati i vertici

Il primo cambiamento deciso per il leader dei microblog dalla vasta influenza politica: il licenziamento di Ceo e Cfo. “L’uccellino è liberato”

di Marco Valsania

Aggiornato il 28 ottobre 2022 ore 15:50

Elon Musk nella sede di Twitter con un lavandino tra le braccia

4' di lettura

È cosa fatta: Elon Musk ha conquistato Twitter, in una discussa operazione da 44 miliardi di dollari. E si mette subito al lavoro per voltare radicalmente pagina: il primo atto è stata l’estromissione di tutti gli attuali principali dirigenti. Stando a indiscrezioni intenderebbe assumere direttamente lui la carica di chief executive officer, almeno a interim, con la possibilità in seguito di nominare un ad per il lungo termine.

Fuori Agrawal e Segal

Musk ha affidato l’annuncio, come da abitudine, ad un tweet criptico: “The bird is freed”, l’uccellino è stato liberato (riferendosi al simbolo di Twitter e alla sua promessa di gestirlo all’insegna di minori controlli e di un’etica definita come libertaria). Ma prima ancora che l'annuncio del completamento dell’acquisizione diventasse davvero ufficiale - la scadenza era fissata per oggi e il Nyse ha stamattina annunciato sospensione e delisting dei titoli - nella notte Musk ha impugnato lo scettro di comando: ha licenziato in tronco numerosi top executive del social media, a cominciare da amministratore delegato e direttore finanziario, Parag Agrawal e Ned Segal. Fuori anche il responsabile della policy Vijaya Gadde e il capo dell'ufficio legale Sean Edgett. I dirigenti sono stati subito scortati fuori dalla sede dell'azienda. E, sintomo del clima teso tra vecchio management e nuova prioprietà, incognite sono emerse anche sull’intenzione o meno di Musk di pagare loro i “paracaduti dorati” abitualmente legati ad una forzata uscita di scena.

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Una saga durata mesi

La saga tra Musk e Twitter si era trascinata per mesi tra offerte d'acquisto e loro ritiro, polemiche e battaglie in tribunale su tutto, dal prezzo pattuito alle strategie. Ma negli ultimi giorni si erano moltiplicati i segni di una chiusura ormai certa, con il tradizionale senso dello spettacolo di Musk: sono circolati video di una sua visita al quartier generale di Twitter a San Francisco con un lavandino (sink) a significare che il suo imminente controllo della società doveva a questo punto “sink in”, essere riconosciuto. Di più: si era fregiato anche del titolo di Chief Twit, o Twitter Chief. E il supporto di diversi fondi di private equity all’aspetto finanziario dell’operazione, oltre che di banche sotto forma di prestiti, era stato confermato.

Dubbi sul futuro del content

Non è chiaro cosa Twitter diventerà sotto Musk. In gioco, per la rilevanza politica della piattaforma social che ha 238 milioni di utenti quotidiani al mondo ed è utilizzata da molti leader e campagne elettorali, è però anzitutto l'attività di moderazione del contenuto che ha promesso di alleggerire in nome delle libertà di espressione. Si è dichiatrato un “free speech absolutist”, un assolutista della libertà di parola. È nota la sua intenzione ad esempio di riaprire negli Stati Uniti le porte di Twitter all'ex presidente Donald Trump, bandito in modo permanente dopo le accuse di aver incitato l’assalto al Congresso nel gennaio del 2021. Musk ha definito questo un errore, dicendosi contrario a divieti a vita. Nelle ultime ore Musk ha tuttavia anche cercato di rassicurare nervosi inserzionisti pubblicitari affermando che la sua posizione non significa che su Twitter tutti potranno dire tutto ciò che vogliono senza alcuna conseguenza. Che non intende trasformare Twitter in una “hellscape”, un girone infernale, anche se i critici considerano una simile indicazione assai poco confortante.

Perplessità sui piani di business

In gioco è anche l’abilità di Musk di gestire un gigante dei social media: la doppia sfida è migliorare la sua debole performance finanziaria (finora resistente a ripetuti sforzi di rilancio e lui ha adesso promesso di triplicare le entrate in pochi anni) e contemporaneamente fare i conti con la citata delicatezza del ruolo svolto dal social e dell’informazione digitale, quando in gioco sono disinformazione e salute della democrazia. Il suo dimostrato acume è nei trasporti hi-tech, dall'auto elettrica a navicelle spaziali e satelliti di Space X. Al di là di dichiarazione roboanti (compra Twitter per “aiutare l’umanità, che amo”), i suoi interventi da statista hanno invece spesso suscitato soprattutto sorpresa o sconcerto, ultimi i commenti sull’invasione russa dell’Ucraina che suggerivano una pace con cessioni di territori a Mosca. Sul fronte finanziario, se non avrà più la supervisione tipica di una sociatà quotata, dovrà fare i conti con la necessità di ripagare debiti ingenti con le banche (oltre 13 miliardi), che potrebbero costargli oltre un miliardo l’anno, e di soddisfare gli altri investitori che lo sostengono nell’operazione.

Inquietudine per una nuova Età dell’Oro

L’inquietudine che circola tra dipendenti del gruppo, oltre settemila, tra gli utenti e tra gli osservatori e i media è catturata da un’analisi del New York Times che considera il deal un simbolo di una nuova Età dell’Oro, caratterizzata da eccessi individuali di magnati anzitutto di Big Tech (Musk è da tempo in vetta alle classifiche dei più ricchi al mondo). Di recente Musk ha anche fatto capire che potrebbe licenziare fino al 75% dei dipendenti della società - anche se avrebbe successivamente suggerito di avere intenzioni di ristrutturazione meno draconiane. Per le prossime ore ha in programma una town hall aziendale nella quale potrebbero cominciare ad essere chiarite le sue iniziative per la nuova, più incerta che mai era del gigante dei social media sotto la sua egida.

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