La contesa

Musk «deve restituire 13 miliardi» per Solar City. Azionisti contro il ceo di Tesla

Durante un processo di 10 giorni in luglio Musk ha trascorso due giorni a difendere l’accordo. Dal 2016 titolo Tesla da 40 a 1,030 dollari

di Alberto Annicchiarico

Elon Musk

3' di lettura

La storia imprenditoriale di Elon Musk, ceo di Tesla e Space X, si arricchisce continuamente di capitoli che sarebbero materia da film. L’ultimo è che un gruppo di azionisti del produttore di auto elettriche accusano il vulcanico Musk di avere costretto il consiglio di amministrazione della società a un accordo, nel giugno 2016, per l’operazione SolarCity. Una fusione da 2,8 miliardi di dollari, (SolarCity, primo produttore e installatore di pannelli solari negli Usa, è confluita in Tesla Energy) per la quale gli azionisti hanno chiesto un risarcimento monstre di 13 miliardi. L’accusa è che l’operazione sia stata un salvataggio orchestrato da Musk per trarne un profitto personale e a danno degli azionisti di Tesla.

«Questo caso ha sempre girato attorno alla domanda se l’acquisizione di SolarCity fosse un salvataggio orchestrato da Elon Musk», ha commentato Randy Baron, un avvocato degli azionisti, alla recente udienza che si è svolta via Zoom. La Sec a inizio dicembre ha aperto l’ennesima indagine sulla società che dal 1 dicembre ha ufficialmente spostato la sua sede a Austin, Texas, da Palo Alto, California: secondo un whistleblower Tesla non sarebbe stata sufficientemente trasparente con i suoi azionisti e i clienti sui rischi di incendio associati a presunti difetti dei suoi pannelli solari usati per impianti fotovoltaici e tetti, e questo per diversi anni. Il fotovoltaico, ancora.

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Ripercorrendo la vicenda, durante 10 giorni di udienze lo scorso luglio Musk ha difeso strenuamente l’accordo su SolarCity, gestita sin dalla fondazione nel 2006 dai cugini Peter e Lyndon Rive, ma di cui Musk deteneva il controllo ed era presidente. Un’altra storia che mette a nudo il senso della famiglia del gran capo di Tesla. Un esempio? In coincidenza con i suoi tweet di novembre sulla imminente vendita di azioni per motivi fiscali, il fratello Kimbal, di professione ristoratore e che è nel cda di Tesla, aveva tempestivamente venduto una discreta quota, racimolando un centinaio di milioni.

Tornando al processo da 13 miliardi, la tesi dell’accusa è che Musk ha convinto il cda di Tesla ad approvare l’accordo per SolarCity, a corto di liquidità, e di cui Musk era il principale azionista. L’imprenditore nato a Pretoria ha ribattuto che l’accordo faceva parte di un più ampio piano decennale per creare un’azienda integrata verticalmente che avrebbe trasformato la generazione e il consumo di energia con i pannelli di SolarCity e le batterie di Tesla. Insomma, strategia industriale, non una banale truffa. Evan Chesler, uno degli avvocati di Musk, ha dichiarato in udienza che l’accordo non era un salvataggio e SolarCity era tutt’altro che insolvente e i suoi bilanci assomigliavano a quelli di molte società tecnologiche ad alta crescita. Certo è che dopo l’iniziale tracollo che seguì l’operazione le azioni Tesla sono passate da circa 40 dollari a 1.023: un incredibile +2.300%.

L’avvocato degli azionisti, Lee Rudy, ha esortato il vicecancelliere Joseph Slights della Corte di Cancelleria del Delaware a ordinare a Musk di restituire le azioni Tesla. Ma la cifra per Musk non esiste. Sempre Rudy ha sostenuto che Slights dovrebbe considerare il tono sprezzante del ceo di Tesla durante il processo, e gli insulti agli avvocati degli azionisti. Intanto il vicecancelliere dovrebbe andare in pensione prima del giudizio, aprendo l’incognita sul successore e sulla sentenza. Ma questa è ancora un’altra storia.

Il titolo Tesla è sceso dell’1,82% martedì dopo l’udienza e dello 0,82% oggi, in linea con l’andamento del mercato tecnologico.

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