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Musk: «Nel 2020 l’auto che si guida da sola e il computer collegato al cervello»

L'imprenditore inventore lavora 120 ore a settimana per stare dietro a tutto. La startup Neuralink vuole iniziare i test sull'uomo per permettere ai pazienti paralizzati di comandare con il cervello pc e smartphone. E Tesla vuole essere la prima a immettere sul mercato un'auto totalmente a guida autonoma

di Riccardo Barlaam


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7' di lettura

NEW YORK - Il cervello che comanda un computer. E l'auto che si guida da sola. Non si tratta di una versione di Matrix 5.0 ma delle ultime novità uscite dal cilindro magico del poliedrico imprenditore inventore americano di origini sudafricane Elon Musk.

Sempre al lavoro
Il miliardario inventore, con 19 miliardi di patrimonio personale stimato e una lunga lista di società hi-tech ad alto tasso di innovazione, per il suo 48esimo compleanno, il 28 giugno ha annunciato che avrebbe trascorso la sua festa “lavorando” a capofitto sulla logistica e la produzione della Tesla. In gara contro il tempo e con gli ordini da rispettare. Sfida riuscita. Le consegne record di 95.200 auto sono arrivate. Sopra le attese che parlavano di 90mila veicoli e hanno fatto fare un balzo del 7% ai titoli della società. Promessa mantenuta dopo mesi di difficoltà e di annunci rimasti nel vuoto.

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12o ore a settimana
Nel giorno del suo compleanno Musk ha stupito più d’uno, però, quando in quel tweet ha rivelato di lavorare 120 ore a settimana per riuscire a stare dietro a tutto, tra auto elettriche, veicoli spaziali, computer neurali, treni iperveloci, pannelli solari, batterie e gigafactory. Musk è sempre al lavoro, calcolando che in una settimana ci sono 168 ore, e lui resta 120 ore a seguire le sue innumerevoli attività, a cui toglie in media solamente 6,8 ore al giorno per dormire, mangiare, per i bisogni fisiologici e si spera, per la sua salute mentale, anche altro.

Computer collegato alla mente
Gli ultimi annunci in ordine di tempo riguardano Tesla e Neuralink. Entro la fine dell'anno Musk ha in mente di riuscire a produrre la prima auto completamente a guida autonoma. Inoltre, il prolifico imprenditore-inventore ha appena annunciato la sperimentazione sui computer da collegare alla mente umana con l'obiettivo primario di aiutare le persone con gravi patologie completamente paralizzate a dare istruzioni a computer per poi arrivare in un prossimo futuro a computer controllati direttamente dalla mente. Scenario da film fantascientifico diventato ormai vicino.

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La startup Neuralink
Neuralink è la start up di Musk che studia i computer neurali ed è pronta a iniziare le prime sperimentazioni sul cervello umano. Ci lavorano 100 persone dal 2017 nei laboratori super segreti della società a San Francisco. E sono stati raccolti 150 milioni di dollari dagli investitori finora, di cui 100 da Musk, per le ricerche avveniristiche della società.

Elettrodi nel cervello
Musk ha appena presentato un dispositivo microscopico alla quale la sua società lavora dal 2017 e che per ora è stato sperimentato solo su cavie da laboratorio con buoni risultati. Neuralink si propone di impiantare minuscoli elettrodi nel cervello che potrebbero un giorno caricare e scaricare pensieri. L'obiettivo primario, come si diceva, è quello di sviluppare “computer per il cervello” per aiutare le persone paralizzate a esprimere il loro pensiero con un video, o un altoparlante o a controllare cose tipo: accendere o spegnere la luce o cambiare canale alla tv. Tutto azionato dalla mente umana attraverso questa unione con i computer. «Vogliamo consentire agli esseri umani di centrare una sorta di simbiosi con l’intelligenza artificiale», ha spiegato Musk. L'ambizione di Neuralink è però quella arrivare a produrre degli elettrodi microscopici e wireless che i singoli individui possono decidere di impiantare nel loro cervello attraverso dei robot super precisi e poi controllare tramite un'app sul loro smartphone.

I robot chirurghi
Nella prima dimostrazione avvenuta davanti ai giornalisti i ricercatori di Neuralink hanno mostrato che possono registrare l’attività cerebrale di topi attraverso migliaia di minuscoli di elettrodi impiantati chirurgicamente nel cervello dell'animale, nei loro neuroni e nelle sinapsi. Per riuscire a fare questo sono state realizzate una serie di innovazioni sui sistemi robotici che inseriscono i micro sensori e i microchip, veri e propri sistemi di elaborazione ad alta velocità, all’interno del cervello dell’animale, causando meno danni possibili ai tessuti in termine di ferite e perdite di sangue rispetto alle tecniche utilizzate finora.

I test sull'uomo
Neuralink ora cercherà di ottenere il via libera dalla Food and Drug Administration per iniziare la sperimentazione sull'uomo all'inizio del prossimo anno, come ha spiegato il suo presidente Max Hodak. Primo obiettivo è riuscire a praticare quattro fori da 8 millimetri nei pazienti paralizzati per inserire altrettanti minuscoli impianti elettronici che danno la possibilità di controllare computer e smartphone attraverso il pensiero.

Aumentare la potenza del cervello con un chip
«Un sacco di gente – ha spiegato Hodak – ci ha scritto per dire che pensa che questo sia impossibile. Noi crediamo sia possibile invece. E pensiamo che nel prossimo decennio possiamo riuscire a fare grandi progressi in questo campo migliorando la vita di migliaia di persone». Filosofi, appassionati di fantascienza e sognatori hanno da tempo immaginato come poter aumentare la velocità e la potenza della loro intelligenza attraverso i chip impiantati nel cervello o come leggere i pensieri di qualcun altro.

Altre società al lavoro
Neuralink non è l'unica start up al lavoro in questo campo. Società come CTRL-Labs e Kernel stanno lavorando su dispositivi esterni per rilevare i modelli di attivazione dei neuroni dall'esterno del corpo di una persona e trasmetterli a un computer. Il livello successivo è capire come inserire in modo sicuro un dispositivo nel cervello, dove i segnali neurali sono i più forti e l'elaborazione può avvenire molto più velocemente.

I test già fatti su una scimmia
Neuralink in un paper di ricerca appena diffuso ha detto di aver finora effettuato almeno 19 interventi di inserimento di elettrodi negli animali con i suoi robot, finiti con successo nell'87% dei casi. Musk ha anche confermato, creando stupore tra i presenti, che Neuralink ha effettuato test anche sui primati. «Una scimmia – ha rivelato - è stata capace di controllare un computer con il suo cervello».

Auto che si guida da sola entro fine anno
L'altro annuncio “wow” di Musk di queste ore riguarda invece l'automotive. Tesla vuole essere la prima a mettere sul mercato una auto completamente a guida autonoma per le masse entro la fine dell'anno. Una novità che però porta con sé ovviamente tante considerazioni in tema di regolamentazione, sicurezza e imprevisti possibili. Perché passare dalla guida assistita elettronicamente, alla guida completamente autonoma pone tanti problemi.

Auto robot nelle città
Tesla ha appena annunciato che la sua auto a guida autonoma sarà capace di muoversi da sola nel traffico delle città e nelle autostrade. Un'auto che sarà capace di capire i segnali di stop e i semafori rossi, capace di effettuare delle sterzate brusche di percorrere il traffico urbano e i suoi tanti “stop-and-go” e di superare tutti gli ostacoli del traffico cittadino. Un obiettivo molto più difficile rispetto al percorso su lunghi tratti di autostrade relativamente diritte.

Tecnologie diverse dagli altri
Tesla ha fatto sapere che non utilizzerà i sensori di luce o di distanza, o quelli che utilizzano il laser per mappare l’ambiente circostante (cosiddetti “lidar”), tecnologia che i principali competitor che lavorano sul self drive considerano finora indispensabili. La prudenza è d'obbligo considerando che dopo una serie di incidenti mortali, che hanno coinvolto in passato anche veicoli test di Tesla, gli standard dei regolamentatori sono molto stringenti sulle sperimentazioni. Tuttavia questo non impedisce ai carmaker e alle società hi-tech di andare avanti nella loro ricerca.

Telecamere e sensori come l'occhio umano
Il sistema di Tesla utilizza una combinazione di fotocamere e sensori radar che triangolano un campo visivo simile a quello della vista umana. Non ha inoltre una telecamera di monitoraggio del conducente per migliorare la sicurezza, ma si affida a dei sensori presenti nel volante per rilevare se le mani del guidatore sono sul volante o meno.

La velocità e la prudenza
La realtà invita alla prudenza. Musk insiste sul timing. Il Washington Post ha sentito su questo tema una dozzina di funzionari dell'autorità dei trasporti, compresi gli attuali regolatori della sicurezza, dirigenti dell'industria automobilistica, gruppi di consumatori o di difesa della sicurezza sulle strade e i concorrenti di Tesla nella ricerca sui veicoli autonomi. Tutti hanno espresso preoccupazioni sulla tempistica troppo accelerata di Tesla per immettere auto totalmente a guida autonoma sul mercato. Una fretta che potrebbe causare incidenti, azioni legali e confusione. Inoltre, hanno detto, le promesse caratteristiche “full self-driving” di Tesla non sono all'altezza degli standard del settore per un vero veicolo autonomo, perché gli umani dovranno comunque essere impegnati in ogni momento e pronti ad intervenire. Le persone intervistate hanno richiesto l'anonimato a causa della delicatezza della questione. Ma la fretta di Tesla potrebbe danneggiare l'intera ricerca del settore automotive sulla guida autonoma facendo aumentare le resistenze nell'opinione pubblica.

Il database sulle strade di Tesla
Tesla per sostenere le sue ragioni snocciola dati e argomentazioni. La società di Musk sostiene di avere il migliore database al mondo delle strade rispetto al resto del settore. Il programma di intelligenza artificiale di Tesla viene aggiornato in tempo reale con i dati presi da ogni Tesla che circola sulle strada. Ogni tocco del volante di una Tesla informa il software dell'azienda su come reagire ai vari scenari. Tesla, che ha lanciato il suo primo veicolo poco più di un decennio fa, è stata fondata con l'obiettivo di portare le auto elettriche alle masse. Ha sorpassato la maggior parte dei rivali per anni, lanciando auto elettriche che hanno un'autonomia fino a 370 miglia. Il suo sistema di pilota automatico, che mantiene le auto nelle corsie, svolge funzioni di guida e può parcheggiare le auto senza i conducenti che controllano il volante.

Tesla: meno incidenti con l’autopilota
Tesla ha anche fornito altri dati sugli incidenti. La società ha dichiarato di avere registrato un solo incidente nei primi tre mesi dell'anno, a fronte di 2,87 milioni di miglia percorsi dalle Tesla utilizzando il pilota automatico sulle autostrade. Una percentuale molto più bassa, dicono loro, se si confronta con le normali automobili che si schiantano ogni 436mila miglia. Ma l'autopilota è destinato all'uso su autostrade e strade con lunghi rettilinei che hanno meno incidenti rispetto alle città. Quindi tali statistiche non sono comparabili dicono gli esperti perché non considerano, almeno per ora, il traffico urbano.

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