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Mutui e partecipate, le mine sui conti di Roma

di Manuela Perrone

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(LaPresse)


4' di lettura

I rapporti con la gestione commissariale del debito pregresso da 12 miliardi, le ombre da 400 milioni sul bilancio consolidato che va approvato entro il 30 settembre, il Documento unico di programmazione tutto da scrivere, così come il piano triennale degli investimenti. E tante mine da schivare per evitare il precipizio dei conti di Roma insieme a quelli di Atac. Sono tanti i dossier bollenti che il neoassessore al Bilancio della Capitale, Gianni Lemmetti, eredita dal suo predecessore Andrea Mazzillo. E che si intrecciano con le partite dei servizi al collasso - trasporti e rifiuti, i buchi neri della Capitale - e con quell'atteso piano di riordino delle partecipate, la cui presentazione a settembre dovrebbe essere l'ultimo atto dell'assessore Massimo Colomban, pronto a fare la valigia.

I numeri parlano da sé: la galassia delle dieci principali società (quelle che in prospettiva dovrebbero sopravvivere alla razionalizzazione) ha un debito di oltre 2 miliardi, in gran parte ascrivibile ad Atac (la grande malata, 11.600 dipendenti), e Ama, la municipalizzata dei rifiuti (7.800 lavoratori). Non ha giovato all'economia della città la girandola di nomine che ha funestato il primo anno di amministrazione pentastellata. Quattro assessori al bilancio, due all'Ambiente, due all'Urbanistica, due recentemente nominate, scorporando le deleghe, a Lavori pubblici e Casa. Cinque amministratori che si sono avvicendati al vertice Atac, quattro in Ama. Ritorno, in corsa, dei Cda.
Mazzillo, all'indomani del benservito da parte della sindaca Virginia Raggi, si definisce «epurato»: «Essere trattati così non sta né in cielo né in terra. Ho lavorato tanto e ho ottenuto risultati importanti, ancora di più se si pensa che quando abbiamo iniziato la macchina amministrativa era bloccata. Il mio successore trova sul tavolo tante cose fatte e altre già pronte: a lui il compito di portarle avanti».

La prima insidia all'orizzonte riguarda il debito pregresso da oltre 12 miliardi che grava sulla Capitale. Perché la commissaria straordinaria Silvia Scozzese, qualche mese fa, aveva preso carta e penna e avvertito Mazzillo e la Ragioneria del Campidoglio: entro il 15 settembre deve essere fornita tutta la documentazione relativa a quasi 600 milioni di euro di mutui (su 9 miliardi di debiti finanziari totali, di cui 3,9 di soli interessi, riferiti ai 1.469 contratti di mutuo accesi con Cdp). Una mossa indispensabile, secondo Scozzese, per aggiornare il piano di rientro. Ma una missione quasi impossibile per gli uffici, alle prese con una caccia a contratti che risalgono anche a molti decenni fa. Difficile che si riuscirà a completare l'opera, con il rischio che la gestione commissariale non regolarizzi le rate e il comune vada in disavanzo.

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Ancora più preoccupante la situazione del bilancio consolidato, quello che tiene insieme i risultati del comune con quelli degli organismi controllati o partecipati. Per legge va approvato entro il 30 settembre. La presidente dell'Oref, l'organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, illustrando in assemblea capitolina il parere sull'assestamento di bilancio, lo scorso luglio, aveva avvertito: «Sui rapporti di Roma con le partecipate c'è il problema della riconciliazione dei saldi ancora piuttosto vacua. È chiaro che il fatto che molte partecipate non abbiano i bilanci approvati e che i saldi reciproci non siano consolidati rende l'equilibrio dell'ente instabile e sfuggente al nostro controllo: è un elemento di non certezza, come il discorso dei debiti fuori bilancio».

Ebbene, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, al momento risultano riconciliate soltanto il 20% delle posizioni debitorie/creditorie relative ad Ama e il 70% per Atac. Quelle non riconciliate pesano rispettivamente 132 milioni e 281 milioni. Una tegola vicina al mezzo miliardo, che per le partecipate potrebbe significare la svalutazione su crediti e per il comune nuovi debiti fuori bilancio. Poiché anche il consolidato dovrà passare al vaglio dei revisori Oref (gli stessi che a dicembre bocciarono per la prima volta il previsionale), si prevedono nuove scintille.

Non è tutto sul fronte Atac, la partecipata dei trasporti con un debito da 1,35 miliardi che si avvia al concordato preventivo, la scommessa vinta da Filippo Nogarin e Lemmetti a Livorno per salvare la società dei rifiuti (Aamps). Lo scorso ottobre, per mettere l'azienda in condizione di rinegoziare il prestito da 167 milioni con le banche, il Campidoglio ha deciso di rinviare a gennaio 2019 (da luglio 2017) l'inizio del pagamento del debito da 429,5 milioni nei confronti di Roma Capitale. «Ma quella delibera va rivista - sostiene ora Mazzillo - perché il piano di restituzione è in alto mare. Se Atac va verso il concordato, questa somma può perdersi e rappresentare un serio problema per il comune». Il pericolo, per l'ex assessore, è quello di passare dal commissariamento di Atac a quello del comune.

Sarà corsa contro il tempo, inoltre, per chiudere i materiali preparatori al previsionale 2018: il Dup, che avrebbe già dovuto essere varato entro il 31 luglio, e il piano triennale degli investimenti, che va approvato entro il 10 ottobre. Sempre con l'ambizione di alzare l'asticella dei fondi (il piano 2017-2019 ammontava a 580 milioni) al livello delle altre capitali europee. Tutto sapendo che sono in sospeso altre partite cruciali avviate da Mazzillo: il riordino della giungla del patrimonio (si stima che l'insieme delle 30mila unità immobiliari disponibili e indisponibili del comune valga 70 milioni, ma il Campidoglio ne recupera meno di un decimo) e la gara per la scelta del nuovo tesoriere, ormai in proroga di legge.

È con queste spine che il versiliese Lemmetti dovrà continuare il confronto aperto con il governo sul Patto per Roma, che nelle intenzioni di Raggi dovrebbe portare in dote 1,8 miliardi. Una bozza è già stata condivisa in via informale con i tecnici della presidenza del Consiglio. Ma il lavoro è lungo. E la pre-campagna elettorale d'autunno vedrà inasprire i toni tra Pd e M5S.

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