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Mutui, ottobre frena la ripresa della domanda

Secondo Crif-MutuiSupermarket nel canale online il 90% delle richieste riguarda il tasso fisso

di Adriano Lovera

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(AdobeStock)

Secondo Crif-MutuiSupermarket nel canale online il 90% delle richieste riguarda il tasso fisso


3' di lettura

La voglia di mattone degli italiani sostiene la domanda di mutui. Anche se l’incertezza per il ritorno della pandemia, sfociata in un nuovo periodo di lockdown a “zone colorate”, ha provocato una brusca frenata e messo in stand by la ripresa. È quanto emerge dall’ultima compilazione della Bussola Mutui di Crif-MutuiSupermarket, aggiornata al terzo trimestre 2020. Dopo lo shock del primo lockdown, l’anno stava virando per il meglio.

«Dopo una decisa contrazione dei flussi erogati a marzo e aprile, il mercato dei mutui è tornato a crescere nei quattro mesi successivi, trainato dalle surroghe. Al punto che sui primi sei mesi del 2020, Banca d'Italia ha rilevato una crescita complessiva dei nuovi flussi del +10%» ha spiegato Stefano Rossini, fondatore a ad di MutuiSupermarket.it.

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Nel terzo trimestre, e in modo particolare a settembre, ha ripreso a correre anche la domanda di mutui finalizzati all’acquisto. Sul canale online, la domanda di finanziamenti per comprare casa ha pareggiato la quota delle surroghe, entrambe al 46%, anche se questo equilibrio si riferisce alla domanda, mentre il dato delle erogazioni (quindi frutto di richieste avvenute nelle settimane precedenti), nel terzo trimestre risulta ancora sbilanciato: 57% surroga contro il 34% per l’acquisto prima casa.

Nelle prime tre settimane di ottobre, però, si è registrata una flessione della domanda pari all’8% sul mese precedente, riconducibile appunto alla crescente preoccupazione delle famiglie per la situazione Covid e alla conseguente riprogrammazione degli impegni di spesa più onerosi.

Per quanto riguarda l’analisi dei finanziamenti e dei mutuatari, rispetto al tipo di mutuo sul canale online ormai 90% delle richieste riguarda il tasso “fisso”. E l’intermediazione operata dai broker in Rete mostra ancora una volta la propria convenienza.
Secondo il consuntivo Banca d’Italia, aggiornato al secondo trimestre, in Italia le erogazioni a tasso fisso presentano in media un’Isc (Indice sintetico di costo) del 2%, che sale al 2,4% per il variabile. Invece sul canale online, ipotizzando un finanziamento a 30 anni per 140.000 euro di mutuo e 220.000 di valore dell’immobile, le migliori offerte commerciali a tasso variabile presentano un Isc dello 0,59% e dello 0,99% per il tasso fisso. Questo perché le banche, sui siti che di fatto funzionano da comparatori, propongono sempre il “listino” più vantaggioso.

Da segnalare, come trend generale di mercato, che la differenza tra fisso e variabile si va riducendo sempre di più ed è racchiusa in pochi decimali, mentre storicamente si è sempre attestata tra lo 0,5% e l'1%.

Per quanto riguarda il profilo dei richiedenti, nell’86% dei casi si tratta di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, un dato tutto sommato stabile rispetto ai trimestri precedenti. A livello territoriale, anche se il dato è limitato al secondo trimestre, è interessante notare la differenza di pratiche di mutuo avviate, che testimoniano la maggiore o minore vivacità del mercato.

In alcune città il trend ha mostrato subito una forte ripresa, come Firenze (+17,9% di erogazioni rispetto allo stesso trimestre 2019), Verona (+15%), Milano (+14,9%), mentre altrove si è faticato a ripartire come Varese (-18,1%), Vicenza (-14,5%), Palermo (-13,6%). Rispetto agli importi medi erogati si assiste a una sensibile crescita: 126.096 euro contro 118.170 del periodo corrispondente 2019.Come sarà il futuro nei prossimi mesi? «Certo il clima attuale e la chiusura delle attività a macchia di leopardo frenano la ripresa. Ma una volta usciti da questa crisi, non ci sono motivi di pessimismo» ragiona Guido Bertolino, responsabile Business development di MutuiSupermarket.

Sul fronte bancario, due elementi potrebbero segnare una frenata delle erogazioni nel breve periodo. Da un lato, le recenti modifiche legislative che regolano l’accesso ai mutui Consap hanno stretto molto le maglie, riducendo l'opzione per pochi soggetti “prioritari”, mentre in precedenza lo strumento aveva permesso a tante coppie e famiglie di ottenere mutui, anche oltre l’80% di loan-to-value.

«Accanto a questo, gli istituti sono obiettivamente più attenti a valutare il profilo di rischio dei clienti in virtù della loro posizione lavorativa. Quindi, un dipendente che sta accumulando molti mesi di cassa integrazione, o un autonomo dei settori più in crisi come turismo e ristorazione, sono soppesati con maggior rigidità» aggiunge Bertolino. Emerge però un dato positivo, che testimonia finalmente la crescente attenzione delle banche verso l'aspetto dell'efficienza energetica degli immobili ipotecati. “Uno studio promosso dalla Commissione Europea e coordinato da EMF (European Mortgage Federation), cui ha preso parte Crif, ha dimostrato la correlazione negativa fra efficienza energetica degli immobili e rischio di credito, ovvero che più elevata è la classe energetica, minore è il rischio che il mutuo vada in default» secondo Stefano Magnolfi, Executive Director di Crif Real Estate Services. Questo elemento, insieme al Superbonus 110% e altre agevolazioni fiscali in vigore, dovrebbero essere un motore per la richiesta di mutui finalizzati alle ristrutturazioni o all'acquisto di abitazioni in classe energetica alta.

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