Le misure per le famiglie

Mutui prima casa, il fondo di garanzia rischia di rimanere a secco

di Michela Finizio


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(Marka)

3' di lettura

Pochi mesi di vita per il Fondo mutui prima casa. Con gli attuali volumi di domande, sarà in grado di operare fino a fine febbraio, ma non oltre: oltre 5.100 richieste di accesso sono arrivate nel solo mese di dicembre, ma le risorse inizialmente stanziate sono state in gran parte impegnate.

A lanciare l’allarme sono i dati della Consap, la concessionaria del ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce le erogazioni. Con l’ultima legge di Bilancio, infatti, il fondo rotativo istituito con la legge di Stabilità 2014 (articolo 48, comma 1, legge 147/2013) non è stato rifinanziato. A breve - si apprende dagli uffici tecnici della Consap - il ministero dovrebbe sbloccare l’ultima tranche dello stanziamento iniziale (650 milioni di euro, ndr). Con queste risorse, se il numero di domande resta così elevato, la concessionaria fa sapere che dovrebbe riuscire ad allungare la vita del fondo per altri 50 giorni, ma non di più.

Nel dettaglio, la manovra ha introdotto la possibilità di un intervento della Cassa depositi e prestiti Spa «al fine di incrementare la misura massima della garanzia» (articolo 1, comma 658-659 della legge di Bilancio) . Tale incremento, che nell’ammontare deve essere ancora definito in base alle politiche di investimento della Cdp, andrà però disciplinato e i tempi tecnici dell’attuazione non sono brevi. Senza contare che la garanzia di base, a cui la Cassa potrà aggiungere il suo contributo, andrà comunque coperta con risorse statali.

Il fondo permette l’accesso al credito per l’erogazione di mutui (fino a 250.000 euro) sulla prima casa a chi altrimenti non potrebbe acquistare, fornendo garanzie dirette alle banche e agli intermediari finanziari a copertura del 50% della quota capitale. Non prevede limitazioni di reddito e di età dei richiedenti, anche se le formule finora offerte dalle banche aderenti all’iniziativa privilegiano i giovani under 35 (57,4% dei mutuatari). A questi mutui viene applicato il limite massimo del tasso effettivo globale (Teg) pari al tasso effettivo globale medio sui mutui, rilevato dalla pubblicazione trimestrale del Mef (legge 108/1996). Al 31 dicembre 2018 risultano pervenute 121.580 domande, di cui 105.646 sono state accolte. Di queste ultime 78.740 hanno dato luogo all’erogazione di mutui per circa 8 miliardi di euro con una garanzia del fondo di circa 4 miliardi di euro.

L’interesse nei confronti dell’iniziativa, avviata nel 2015, è cresciuto in maniera esponenziale nel 2017 e soprattutto nel 2018 (tutt’oggi si registrano mediamente 250 domande al giorno). Circa il 70% delle domande complessivamente pervenute e delle erogazioni concesse sono relative agli ultimi sei mesi del 2018.

Complice dell’escalation, oltre alla naturale ripresa del mercato immobiliare, è pure la disponibilità degli istituti di credito che aderiscono all’iniziativa. Oggi sono più di 180 sull’intero territorio nazionale e hanno contribuito a promuovere un’informazione capillare presso gli sportelli. Se il trend delle erogazioni di mutui da parte delle banche resta invariato, è prevedibile una ridotta autonomia residua del fondo. Poi sarà necessario stilare una lista di attesa. Il fondo, essendo rotativo, resterà in vita grazie ai rientri e in base ai pagamenti, rata per rata, dei mutuatari. Ma a quel punto, dicono i responsabili della Consap, le risorse «saranno messe a disposizione con il contagocce».

Nel frattempo, però, la legge di Bilancio per il 2019 ha scelto di rifinanziare altri fondi, facendone nascere anche di nuovi. Innanzitutto sono state incrementate le risorse per le politiche per la famiglia (100 milioni in più per il 2019), per la lotta ai crimini domestici (5 milioni in più), per le politiche giovanili (30 milioni ), per il diritto al lavoro dei disabili (10 milioni), per il sostegno alle famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro (1 milione ), per le non autosufficienze (100 milioni) e per le politiche sociali (120 milioni). In parallelo, poi, ne sono stati battezzati tre nuovi: per le politiche antidroga (3 milioni), per i progetti sperimentali con la lingua dei segni (3 milioni) e per la mobilità dei disabili (5 milioni).

Ancora non risulta operativo, infine, il Fondo per la natalità, istituito dalla legge 232/2016: finalizzato a consentire l’accesso al credito delle famiglie con uno o più figli, nati o adottati dal 1° gennaio 2017 ed entro il terzo anno di età, mediante il rilascio di garanzie dirette (anche fideiussorie). Finanziato fino al 2021, sarà in grado di garantire fino a 160mila prestiti nei primi 5 anni e 12mila nei successivi. A ormai due anni dalla nascita, però, la sua attività - sul sito Consap - risulta ancora in stand-by, in attesa di istruzioni operative.

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