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Mutui: il supercalo dei tassi spinge le nuove stipule

Nuovi minimi per fisso e varibile favoriti dalle basse aspettative di inflazione e dall'azione della Banca centrale europea.

di Vito Lops


3' di lettura

Le buone notizie, in tema mutui, sembrano non avere fine. Un anno fa - quando si poteva stipulare un fisso sotto il 2% e un variabile intorno allo 0,8% - in molti credevano che quei minimi fossero irripetibili.

E invece, eccoci qua, con l’estate alle spalle a commentare nuovi minimi assoluti per i tassi sui mutui. Il fisso ha rotto al ribasso la barriera dell’1% e il variabile - che per legge non può finire sottozero in Italia - nelle migliori condizioni si colloca allo 0,5 per cento.

Le mosse della Bce

Nel mezzo ci sono le cattive notizie che arrivano dall’economia europea. Il rallentamento economico in atto - nel secondo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% annualizzato - ha portato sui minimi di tutti i tempi le aspettative di inflazione a medio-lungo termine (5-10 anni). Siamo intorno all’1,2%, lontanissimo dall’obiettivo «vicino al 2%» della Banca centrale europea.

Questo dato macro interessa da vicino le oltre 250mila famiglie che ogni anno stipulano un mutuo in Italia - così come coloro che un mutuo lo stanno già pagando e monitorano lo stato delle offerte per valutare se è il caso di provare a esercitare l’opzione (gratuita dal 2007) della surroga (spostamento del contratto presso un’altra banca disposta a concedere condizioni migliorative in termini di tasso e/o durata). Perché è stato questo dato a spingere la Bce ad annunciare il 12 settembre un nuovo piano di espansione monetaria.

Da novembre riprenderà ad acquistare titoli (prevalentemente bond governativi dell’Eurozona) al ritmo di 20 miliardi al mese. Inoltre, come previsto, la Bce ha tagliato di altri 10 punti base (portandolo a -0,5%) il tasso sui depositi. Sono state le aspettative dei mercati sul lancio di queste due manovre a portare i tassi dei mutui su nuovi territori inesplorati al ribasso.

I tassi interbancari

Se però questo “momento di grazia” per i mutuatari italiani durerà o andrà ad aggiornare nuovi guinness nei prossimi mesi, molto dipenderà dalle strategie commerciali che le banche decideranno di adottare. Perché il tasso del mutuo è composto da due gambe: la prima è collegata al mercato dei tassi interbancari ed è svincolata dalle scelte degli istituti di credito.

I mutui a tasso fisso, infatti, sono agganciati (nel giorno della stipula) agli indici Eurirs, che misurano il costo con cui gli operatori finanziari si coprono da eventuali sbalzi dei tassi in futuro: gli Eurirs vanno da 1 a 50 anni e i mutui, in base alla durata, si agganciano a questi indici. Che viaggiano su livelli molto bassi: a fine agosto i tassi a 10 e 15 anni sono finiti sottozero.

Nelle ultime due settimane sono un po’ risaliti, ma restano molto contenuti: il tasso a 10 anni è quasi azzerato mentre il 20 anni è allo 0,33%. I mutui a tasso variabile sono invece agganciati agli indici Euribor. L’Euribor a 1 mese è a -0,438%, minimo di tutti i tempi.

Lo spread deciso dagli istituti

La seconda gamba del mutuo è lo spread, deciso arbitrariamente da ciascuna banca in funzione della quantità di mutuo che vuole erogare in un determinato periodo di tempo. Lo spread - che si aggiunge agli Eurirs o all’Euribor a seconda del mutuo scelto per determinare il tasso finale - rappresenta il guadagno lordo che la banca ricava dall’operazione mutuo.

Negli ultimi mesi le banche li hanno un po’ alzati, compensando in parte il calo dei tassi interbancari. Non ci sono stati effetti visibili sul cliente finale (perché i tassi sono complessivamente ai minimi) ma per gli utili delle banche nei prossimi trimestri sarà una notizia positiva. I livelli attuali sono un buon compromesso per ambo gli attori. Ecco perché è ragionevole ipotizzare che gli attuali tassi bassi resteranno tali ancora per molto tempo. Stimolando nuove surroghe.

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