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Mutui, la surroga compie 10 anni. Conviene ancora cambiare?

di Maximilian Cellino


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(agf)

3' di lettura

A 10 anni dal suo rilancio la surroga può a tutti i titoli definirsi un successo. Partita in sordina e fra mille problemi organizzativi, la possibilità di sostituire il mutuo passando da una banca all’altra a costo zero sancita dal Decreto Bersani ha riguardato secondo le stime di Mutuisupermarket.it prestiti per un controvalore di circa 63 miliardi di euro, in pratica più di un mutuo su 6 attualmente sul mercato è stato «surrogato». Non pochi dunque, ma la questione può essere vista anche da un punto di vista diametralmente opposto: la platea per nuove surroghe è ancora piuttosto ampia, il problema semmai è capire se e quanto il gioco valga ancora la candela.

Dieci anni di alti e bassi
Non fu facile l’avvio della surroga nella primavera 2007 e anche in parte nell’anno successivo, anche perché spesso i mutuatari che provavano a cambiare banca a costo zero lamentavano difficoltà nell’applicazione delle nuove norme. La prima vera accelerazione, dopo un periodo di inevitabile rodaggio, la si ebbe nel 2009 e negli anni immediatamente successivi, quando molti riuscirono a sostituire vantaggiosamente i prodotti stipulati negli anni precedenti a tassi (specialmente quelli con rata fissa) non certo competitivi.

La fase di stanca che è seguita fra il 2012 e il 2014 ha coinciso con il momento più acuto della crisi delle banche e con l’aumento vertiginoso degli spread praticati dagli istituti di credito (più che triplicati nel giro di 12 mesi dall’1% medio a oltre il 3%) che ha virtualmente reso poco conveniente il cambio di cavallo in corsa. L’appeal è tornato ancora nel 2015 e nei successivi due anni, nel momento in cui i nuovi mutui sono ridiventati competitivi e in questo modo hanno provocato una vera e propria corsa alla sostituzione dei prodotti (più cari) stipulati nel periodo immediatamente precedente.

DIECI ANNI DI SURROGHE

L'ammontare stimato di mutui concessi per surroga e la loro percentuale sul totale erogato. (Fonte: stima MutuiSupermarket.it)

Il mix tra spread in discesa e tassi ai minimi termini (l’Euribor addirittura negativo per i variabili e l’Irs ai minimi storici per i fissi) ha provocato una vera rincorsa ai mutui con finalità surroga, che hanno raggiunto circa il 30% dell’erogato nel 2015 e il 24% l’anno scorso. La spinta potrebbe però a questo punto affievolirsi, anche perché almeno i tassi Irs hanno iniziato una risalita (quello a 20 anni, per esempio, quota oggi attorno all’1,30% ben sopra i minimi dello 0,70% raggiunti a più riprese fra il 2015 e il 2016). Potenzialmente il numero dei mutui ancora da surrogare è dunque enorme, ma non per tutti l’operazione è ovviamente interessante. Non lo è per quelli stipulati negli ultimi anni, dopo la caduta degli spread e dei tassi appunto, e non lo è per quelli più «anziani», che sono magari già stati surrogati o che hanno superato la fase iniziale in cui il peso degli interessi è particolarmente rilevante ai fini della determinazione della rata.

Un’occasione per i fissi stipulati fra il 2010 e il 2013
Al momento la scelta regina degli italiani sembra essere sempre più quel tasso fisso (verso il quale si dirige il 75% delle richieste) che permette di bloccare la rata su un livello ragionevolmente contenuto per i prossimi 20-30 anni e anche per i mutui erogati con finalità di surroga la tendenza è la stessa. Per questo motivo per i prodotti accesi fra il 2010 e il 2013 il passaggio (per chi non l’avesse ancora fatto) ha la sua buona convenienza. «In quel periodo - spiega infatti Stefano Rossini, amministratore delegato di MutuiSupermarket.it - i fissi venivano stipulati a tassi che raggiungevano e in alcuni casi superavano anche il 6%, cambiare adesso potrebbe comportare in alcuni casi anche un taglio della rata mensile fino al 35%».

La convenienza
Mutuo a tasso fisso di importo iniziale € 120.000 e durata 30 anni, sottoscritto tra il 2010 e 2013

In futuro una stabilizzazione attorno al 10-15%
In futuro, invece, la surroga è destinata a perdere progressivamente rilevanza, non solo perché i tassi potrebbero risalire per via di un atteggiamento meno espansivo della Bce (i variabili indicizzati all’Euribor) o per l’auspicato ritorno della crescita economica (i fissi legati agli Irs), ma anche perché il bacino potenziale di mutuatari interessati tende inevitabilmente a ridursi. «Si può ipotizzare che la surroga possa stabilizzarsi attorno a una percentuale del 10-15% del totale delle erogazioni, ma i tempi di questa riduzione dipenderanno comunque dall’andamento degli indici Irs e dalle politiche di prezzo adottate dalle banche», osserva Rossini, che poi avverte: «Oltre il 2018 cambiare il mutuo sarà di elevato interesse soltanto per chi attualmente ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile, nel caso dovessero registrarsi movimenti rapidi e ampi degli indici di riferimento Euribor».

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