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Mv Agusta ritrova la crescita: «Obiettivo 9mila motociclette»

Una risalita non scontata nel 2021 con 5mila moto vendute e ricavi prossimi ai 90 milioni. Gli obiettivi: uscita dal concordato e quotazione a Piazza Affari

di Luca Orlando

3' di lettura

L’etichetta davanti a noi indica Australia, quella a fianco Stati Uniti. E poi, scorrendo lo sguardo su altri imballaggi, Regno Unito, Perù, Uruguay, Sudafrica. Il magazzino di Mv Agusta è una sorta di mappamondo in miniatura, con decine di paesi ad acquistare in modo sempre più convinto le moto iconiche dello storico brand varesino, protagonista nel 2021 di una crescita non scontata: oltre 5mila le moto vendute, con ricavi vicini ai 90 milioni di euro, target in progresso (69 milioni nel 2020), anche se un poco inferiori rispetto alle stime di qualche mese fa. «Tra variante Omicron e carenze di fornitura i tempi sono difficili - osserva il presidente e Ceo Timur Sardarov - ma ricordo che quando siamo arrivati qui le vendite valevano meno di un terzo».

Una storia travagliata

Storia travagliata, quella dell’azienda nata nel 1945. Assurta a icona delle moto sportive negli anni ’60 e ’70 sull’onda delle vittorie di Giacomo Agostini, Mv Agusta passa alla Cagiva di Claudio Castiglioni nel ’92. Proprietà che accompagna il brand fino ai tempi recenti, pur tra numerose traversie. Con l’arrivo nel tempo dei malesi di Proton, di Harley Davidson e infine di Amg Mercedes, multinazionali che acquisiscono il controllo o quote rilevanti dell’azienda e che tuttavia non invertono il trend di declino, che nel 2017 culmina con il concordato preventivo. «Perché ora dovrebbe andare in modo diverso? Perché l’ex proprietà è uscita - taglia corto Sardarov - e l’azienda può voltare pagina».

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La svolta grazie a investimenti e ai nuovi modelli

Svolta concretizzata grazie a nuove risorse per 150 milioni di euro e ad un rilancio degli investimenti in sviluppo che hanno portato ad una rivisitazione della gamma attuale di 23 modelli e alla messa in campo di nuovi prodotti realizzati in partnership con il gruppo cinese Qj Motor. «Le nuove Lucky Explorer che verranno realizzate qui a Varese - spiega Sardarov - hanno già ricevuto pre-ordini per 15mila unità: in pratica due anni di lavoro. Per tutti i nostri modelli il mercato in generale è ricettivo, stiamo vedendo un grande interesse dai clienti. E una volta superati gli ostacoli della pandemia e i vincoli alla supply chain potremo alzare di molto i nostri livelli produttivi».

Gli obiettivi di produzione

Così, le 5mila moto prodotte lo scorso anno dovrebbero quasi raddoppiare a quota 9mila unità producendo 130 milioni di ricavi e creando le condizioni per un ritorno al pareggio dopo anni di perdite. Un contributo aggiuntivo arriverà dalle linee di business da poco inserite, e-bike e monopattini elettrici che integrano l’offerta dell’azienda. «Non sarà una nicchia marginale - spiega Sardarov - perché penso che a regime da qui possa arrivare quasi un terzo dei ricavi. Livello coerente con la strategia complessiva: andando oltre le moto, penso che Mv Agusta debba posizionarsi più in generale come una società impegnata nella mobilità premium». Percorso ambizioso in cui tuttavia non mancano gli ostacoli, a partire da quello più immediato: l’uscita dal concordato.

L’uscita dal concordato e la quotazione

«Se il Chapter 11 negli Usa è un modo virtuoso per emergere da una crisi - spiega - qui in Italia si tratta quasi di un marchio di infamia, una procedura barocca che limita l’operatività con banche, fornitori e clienti, ingessando l’attività d’impresa. L’Italia è un paese di grande capacità manifatturiera ma il suo limite è la burocrazia. Lo scorso luglio abbiamo saldato i nostri debiti: a febbraio speriamo di ottenere il decreto per uscire dalla procedura». Se per Proton, Harley Davidson e Mercedes il passaggio a Varese è stato una sorta di “mordi e fuggi”, Sardarov indica un percorso diverso. «Sono qui per restare - chiarisce - e l’obiettivo nel 2025 è quello di portare Mv Agusta in borsa. Un’azienda da 350 milioni di ricavi, con un Ebitda di almeno 50 milioni e un azionariato che coinvolgerà anche i dipendenti: qui ho trovato un’etica del lavoro importante: per ciò che si fa vedo una grande passione e un forte impegno, anche al di là delle mie aspettative».

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