STARTUP E CORONAVIRUS

MyFoody contro l’aumento del rischio-spreco per i cibi freschi

Il monitoraggio e le azioni della startup nata per mettere in contatto consumatori e supermercati al fine di salvaguardare gli alimenti in scadenza

di Gianni Rusconi

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MyFoody è nata per ridurre gli sprechi alimentari nella Gdo, avvisando via smartphone i consumatori sui cibi in scadenza

Il monitoraggio e le azioni della startup nata per mettere in contatto consumatori e supermercati al fine di salvaguardare gli alimenti in scadenza


3' di lettura

«Normalmente, tramite la nostra app, i supermercati pubblicano offerte di prodotti vicini alla scadenza e li rendono disponibili per i consumatori finali che possono recarsi in negozio ad acquistarli. Nelle ultime settimane molto è cambiato per tutti: per noi, i nostri clienti e i nostri partner».

L’ammissione è di Francesco Giberti, Ceo e fondatore di MyFoody, piattaforma lanciata circa un anno fa dalla startup innovativa milanese Anagramma e nata per connettere le catene al dettaglio (Lidl, Coop Unicop Tirreno, Carrefour Express fra queste) con i consumatori.
La sua missione? Ridurre gli sprechi alimentari della Gdo, avvisando in automatico gli utenti del servizio, direttamente sul proprio smartphone, della disponibilità di articoli vicini alla scadenza, e per questo scontati anche fino al 50%, presso i punti vendita più vicini al loro domicilio.

Nel 2019, questo modello di acquisto, ha permesso di “salvare” circa 800mila prodotti. La vocazione “sociale” della startup rispetto a un fenomeno che in Italia registra ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di cibo destinato alla spazzatura e un danno calcolato in circa 10 miliardi di euro, non è venuta meno neppure in queste settimane segnate dall'epidemia di Covid-19.
Anzi. Proprio l'app utilizzata dalle decine di migliaia di utenti di MyFoody in cinque regioni italiane ha permesso di monitorare gli effettivi accessi “in store” e di rilevare, come spiega Giberti al Sole24ore, tre fenomeni. «Il primo conferma ciò che è sotto gli occhi di tutti: aumentano i consumi, ma diminuiscono le presenze in negozio, perché anche chi solitamente compra meno e più spesso per approfittare delle offerte, in questo periodo tende a fare spese meno frequenti, ma più voluminose.

Gli italiani sprecano meno cibo: nel 2020 calo del 25%

Il secondo – dice ancora il fondatore della startup – conferma lo spostamento a livello geografico dell’emergenza nelle maggiori città in cui il nostro servizio è attivo». Milano, nello specifico, è stata la prima a registrare un calo degli accessi a partire dal 24 di febbraio e in maniera graduale di settimana in settimana, con riduzioni vicine al 30%; a Torino e Bologna la flessione è invece cominciata più tardi, a partire dal 7 marzo, ma è arrivata al 59% e all'82% rispettivamente mentre a Roma gli effetti si sono visti a partire dal 13 di marzo, con una regressione delle visite in negozio del 65% di settimana in settimana.

La tipologia di prodotti acquistati a rischio spreco è infine la terza tendenza emersa a causa del Coronavirus. «Di norma – spiega Giberti - alcuni beni appartenenti alle categorie dei freschi di prima necessità rischiano di rimanere a scaffale; in questi giorni sono invece spariti dalla lista dei prodotti a maggiore rischio di invenduto alimenti come latte e burro mentre aumenta la possibilità di spreco per verdure fresche di veloce deperibilità come l'insalata».

Cambiamenti di abitudini che hanno suggerito a MyFoody di lanciare un'iniziativa (accessibile attraverso gli hastag #iorestoacasa e #asprecozero e il tag @myfoody) per ovviare almeno in parte ai limiti imposto dal blocco degli spostamenti e che prevede la condivisione di consigli per l’autoproduzione cosmetica, ricette per ridurre al minimo gli scarti e altri spunti per affrontare le giornate da passare tra le mura domestiche, comprese attività da fare con i bambini partendo da oggetti di recupero.

Parlando di futuro, invece, l'orizzonte è gioco forza limitato per tutti in attesa di capire cosa cambierà concretamente nel comparto food una volta terminata l'emergenza. La speranza di Giberti, in tal senso, non può che andare in una certa direzione: «Credo che la situazione attuale, segnata da un accesso meno frequente agli acquisti alimentari, porterà molte persone a fare delle riflessioni sul valore del cibo e di alcune commodities che normalmente diamo per scontate, favorendo una maggiore attenzione a pratiche di consumo più sostenibili».

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