Per uffici e smart working

Mymenu punta sul food delivery specializzato per il segmento business

Il servizio si arricchisce con nuove funzionalità dedicate al mondo aziendale. Dopo l’acquisizione di Pellegrini fatturato oltre gli 8 milioni

di Maria Teresa Manuelli

Il delivery di Mymenu si specializza nel settore business

3' di lettura

L’apertura in tre nuove città, una maggiore focalizzazione sui clienti business, un nuovo contratto studiato ad hoc per i riders e il controllo dell’intero processo di filiera dalla materia prima alla consegna. È il 2022 secondo Mymenu, ex startup del delivery di qualità fondata nel 2013 e acquisita lo scorso anno dal gruppo Pellegrini che ha chiuso il 2021 con oltre 8 milioni di euro di pasti venduti nelle sei città in cui opera (Milano, Bologna, Padova, Modena, Verona e Brescia).

«Nonostante la distribuzione territoriale non sia particolarmente estesa e comparabile con altri che adottano modelli di business diversi – afferma il fondatore Edoardo Tribuzio –, tuttavia siamo l’operatore italiano che ha aggiunto i risultati più importanti in termini di volume. Inoltre, in tutte le città dove operiamo abbiamo mediamente uno scontrino che è almeno tre volte quello dei concorrenti».

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Per quest’anno il focus sarà sullo sviluppo del canale business– in cui l’azienda nel 2021 ha visto un aumento del 117% degli ordini, attestandosi sui livelli del 2019 già nella prima metà dell'anno – per il quale ha ideato due nuovi servizi. Mymenu Business, delivery tradizionale con prelievo dai ristoranti, ma arricchito con le funzionalità dedicate al mondo corporate (come la fatturazione, il rapporto per centro di costo, ecc.). E Mymenu Bistrot, un servizio esclusivamente dedicato alla pausa pranzo e alla clientela corporate, dove mettere in pratica tutti i dati acquisiti negli anni di attività.

«Grazie alla nostra tecnologia di elaborazione dati siamo in grado di prevedere non solo cosa vorrebbero mangiare le persone durante la pausa pranzo – spiega Tribuzio –, ma anche cosa sarebbe meglio che queste persone mangiassero. Quindi un’équipe di nutrizionisti e dietologi dell’Academia Pellegrini mette a punto ricette pensate per un consumo ideale all’interno di un contesto lavorativo. Grazie a questa nuova piattaforma il consumatore è molto informato sui pasti dal punto di vista nutrizionale e può anche seguire dei percorsi alimentari da noi suggeriti in base alle sue preferenze».

Un servizio che sarà dedicato non soltanto ai lavoratori in azienda, ma anche al popolo di smart workers. «La nostra esperienza logistica dell’ultimo miglio è in grado di garantire una distribuzione molto capillare. A questo servizio si aggiungerà la dotazione di mezzi tecnologici dedicati alla consegna nei quali è possibile cambiare velocemente la temperatura a seconda di quello che si sta trasportando, ricevere suggerimenti di percorso ottimane non solo per i tempi di percorrenza, ma anche per la tipologia di cibo trasportato, evitando, per esempio il pavé per gli alimenti delicati».

Merito dell’esperienza maturata negli otto anni di storia e oltre tre milioni di pasti consegnati, a cui l’ingresso in Pellegrini ha dato un’accelerazione. Oggi la ex startup è in grado di controllare tutto il processo, dalla scelta della materia prima fino alla consegna del pasto. Che sia presso un cliente privato o un’azienda. «Abbiamo raccolto moltissimi dati utili e molto precisi sugli ordini dei clienti. Grazie a questi siamo in grado di produrre internamente i pasti con un livello molto alto di qualità. O a fornire le indicazioni giuste ai ristoratori per gestire al meglio il servizio di preparazione e delivery. Ma facciamo anche di più. Per esempio, insieme all’Accademia Pellegrini, che all’interno del gruppo si occupa di ricerca e sviluppo, siamo noi a dare le indicazioni su cosa e come dobbiamo preparare, a che prezzo, le quantità, gli orari ecc. per andare a creare tutta una serie di modelli di dark kitchen dedicati alla pausa pranzo».

Per il 2022 la previsione è di chiudere il volume d'affari con un aumento del 50%, anche grazie al traino del settore b2b. «Ci siamo sempre caratterizzati per la qualità del servizio – conclude Tribuzio –, non solo attraverso una selezione attenta dei ristoranti coinvolti, tra cui molti stellati, ma anche dei rider, da noi contrattualizzati fin dal 2014 e oggi oggetto di un grande accordo aziendale che vede coinvolti nella formulazione tutti i principali sindacati e i rappresentanti dei lavoratori, per mettere a frutto a quello che è sempre stato il nostro modello vincente di azienda, ovvero il coinvolgimento dei rider nei processi aziendali». L’operazione si concluderà nel 2022.


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