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Nadef, il debito scende e punta al 154%. In arrivo decreto su assegno unico e Irap

Riduzione di quasi due punti rispetto al 2020, nella Nadef anche Pil al 6% e deficit al 9,5% Nella cabina di regia non si è parlato di riforma fiscale. Dall’effetto crescita 16 miliardi per il 2022-24

di Marco Rogari e Gianni Trovati

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3' di lettura

Il nuovo programma di finanza pubblica che sarà approvato dal consiglio dei ministri di oggi 29 settembre certificherà anche un’inaspettata discesa del debito rispetto al 2020. Nell’anno nero della pandemia il debito pubblico era schizzato al 155,8% del Pil, il Documento di economia e finanza di aprile prevedeva per quest’anno un aumento ulteriore al 159,8%; ma oggi il quadro della Nota di aggiornamento al Def registrerà il cambio di rotta verso quota 154%. Con una discesa di circa due punti rispetto all’anno scorso: un’altra dinamica inedita, che oggi potrà essere rivendicata dal premier Mario Draghi e dal ministro dell’Economia Daniele Franco nella conferenza stampa attesa al termine della riunione di governo.

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Inversione di rotta del debito

A schiacciare il debito, accanto alla crescita dell’economia che sarà al 6% contro un obiettivo del 4,5% (e un tendenziale del 4,1%) scritti nel Def di aprile, interviene un deficit molto più basso del previsto: 9,5%, come spiegato il 28 settembre alla cabina di regia dai vertici dell’esecutivo, contro l’11,8% calcolato ad aprile.

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Entrate migliori delle previsioni

Alla base di questi numeri c’è un flusso di entrate fiscali migliore delle attese e l’arrivo effettivo dei primi fondi del Recovery, che per la quota di sussidi non incidono sull’indebitamento; queste due spinte si aggiungono al fatto che la spesa per i principali interventi emergenziali, aiuti a fondo perduto in primis, si è fermata prima dei numeri calcolati per il finanziamento ai due decreti «sostegni». Ma c’è anche la decisione finale di non dedicare una quota importante degli spazi di finanza pubblica aperti dalla crescita al decreto fiscale.

Proroghe in arrivo

Il provvedimento accompagnerà la Nadef al consiglio dei ministri di oggi 29 settembre, ma sarà concentrato soprattutto su una serie di proroghe: ci dovrebbe essere un mese in più per le domande retroattive dell’assegno unico, nuovi tempi supplementari per le imprese che devono pagare l’Irap sospesa nel 2020 dopo aver superato i limiti Ue sugli aiuti di Stato e un intervento per consentire ai Comuni di certificare le firme digitali raccolte per il referendum sulla cannabis. Le misure fiscali più importanti sul piano dei conti pubblici dovrebbero invece intervenire successivamente.

La decisione del governo, che sarà dettagliata dal programma in approvazione, è infatti quella di spalmare sul prossimo triennio una quota dell’effetto-crescita, senza però mettere a rischio la traiettoria del debito che nei prossimi anni dovrà scendere a ritmi ancora più intensi per centrare l’obiettivo chiave di ridare credibilità ai nostri conti pubblici sullo scenario internazionale.

Per la legge di bilancio, che poggerà su una crescita 2022 stimata al 4,2% e che per la prima volta da molti anni non poggerà su una richiesta di scostamento, ci sarà quindi a disposizione un plafond da un punto di Pil, intorno ai 18 miliardi, e lo stesso accadrà per i due anni successivi.

Riforma fiscale

Un modo, questo, per indirizzare i progetti di riforma fiscale su un terreno più solido di quello offerto dai tre miliardi scarsi oggi a disposizione secondo i tendenziali non aggiornati. Nella manovra, quindi, si aprono spazi consistenti per chi punta ad anticipare una parte della delega fiscale, che non è stata discussa il 28 settembre al vertice, sarà approvata dal consiglio dei ministri solo dopo la tornata delle amministrative e in ogni caso incontrerà l’attuazione non prima del 2023. In prima linea premono i sostenitori di un taglio sensibile al cuneo fiscale, ma in partita resta anche l’operazione di superamento dell’Irap con abolizione dell’imposta per gli autonomi esclusi dall’Ires.

Previdenza sotto i riflettori

In ballo ci sono poi le misure previdenziali per attenuare l’impatto dell’uscita di Quota 100 e la riforma degli ammortizzatori sociali, mentre l’entrata a regime dell’assegno unico non dovrebbe richiedere fondi aggiuntivi. I saldi di finanza pubblica migliori delle attese facilitano poi il governo a rispettare l’impegno, assunto quando si è chiuso il Pnrr, a prorogare per il 2023 il superbonus edilizio del 110%: la promessa dovrebbe essere confermata espressamente in un passaggio della Nadef.

La Nota dovrebbe poi aggiornare l’elenco dei provvedimenti collegati alla legge di bilancio, fra i quali troverebbe spazio anche un disegno di legge sul salario minimo tornato in queste settimane al centro della discussione politica.

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