ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil conflitto nel caucaso

Nagorno-Karabakh: Erdogan sfida Macron, Putin e Trump

Il presidente turco ha definito «inaccettabile» il coinvolgimento dei tre leader che hanno chiesto un cessate il fuoco immediato tra armeni e azeri

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Civili rifugiati nel sotterraneo di un edificio utilizzato come rifugio antiaereo a Stepanakert, capitale del Nagorno-Karabakh

Il presidente turco ha definito «inaccettabile» il coinvolgimento dei tre leader che hanno chiesto un cessate il fuoco immediato tra armeni e azeri


2' di lettura

Al quinto giorno di scontri, la possibilità di portare armeni e azeri a un tavolo negoziale per concordare un cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh sembra ancora remota. Da Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan - alleato di Baku - ha definito «inaccettabile» il coinvolgimento di Stati Uniti, Francia e Russia: i cui presidenti hanno chiesto ieri una tregua immediata. «Usa, Francia e Russia hanno ignorato il problema per quasi 30 anni, non è accettabile che siano coinvolti nella ricerca di un cessate il fuoco», ha detto Erdogan davanti al Parlamento turco.

In realtà i tre Paesi sono co-presidenti del cosiddetto Gruppo di Minsk nell’ambito dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa: gruppo creato nel 1992 per mediare in questo conflitto antico, riesploso nel 1988 e alimentato poi dallo scioglimento dell’Unione Sovietica che lasciò il Nagorno-Karabakh - regione abitata da una maggioranza di armeni - nel territorio di un Paese indipendente, l’Azerbaijan, diviso ora dall’Armenia da un confine internazionale.

Gli accordi del 1994 riconobbero l’appartenenza dell’enclave alla repubblica azera, lasciandola però in mano a un governo di armeni del Karabakh. La cui autoproclamata indipendenza non è mai stata riconosciuta da alcun Paese.

«Chiediamo la cessazione immediata delle ostilità», è scritto nella dichiarazione concordata ieri tra Emmanuel Macron, Vladimir Putin e Donald Trump. L’invito ad Armenia e Azerbaijan è per un ripresa dei negoziati «in buona fede e senza precondizioni». Ma l’idea di una trattativa è già stata respinta dai leader dei due Paesi coinvolti: il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero, Ilham Aliyev.

La posizione di quest’ultimo, condivisa da Erdogan, è che una tregua è possibile solo se gli armeni abbandoneranno il Karabakh e altri sette distretti occupati in territorio azero. Gli scontri riesplosi il 27 settembre sarebbero già costati la vita a decine di persone, tra militari e civili. Tra i feriti sono due giornalisti francesi del quotidiano Le Monde.

Desta particolare preoccupazione a Mosca l’invio nella regione di mercenari siriani e libici: il ministero degli Esteri russo ha invitato i Paesi coinvolti a impedire l’uso di «terroristi e mercenari stranieri» nel conflitto. La Turchia smentisce.

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