senza lavoro e senza pensione

Pensioni, Nannicini: «Serve una soluzione per gli ultimi 6mila esodati»

«Ogni volta che c’è un requisito temporale brusco, come è stato per la Fornero, nascono i problemi. Usciamo dalla logica dei provvedimenti tampone»

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«Ogni volta che c’è un requisito temporale brusco, come è stato per la Fornero, nascono i problemi. Usciamo dalla logica dei provvedimenti tampone»


3' di lettura

Ci sono ancora 6mila esodati senza lavoro e senza pensione da otto anni. Esclusi dall’ottava salvaguardia contenuta nell’articolo 1, comma 212 e seguenti, della legge 232/2016. Nella legge di bilancio, Tommaso Nannicini, economista e senatore del Pd, aveva tentato con un emendamento - il 58.0.10 - di farli rientrare nell’ottava salvaguardia del 2016. La modifica - disposizioni in materia di accesso al pensionamento per i lavoratori cosiddetti esodati - è stata però respinta.

La riapertura dell’ottava salvaguardia era un’opera di equità
«Chiedevo - spiega Nannicini - la maturazione dei requisiti alla stessa data per tutte le categorie. Allora venne fatta una differenziazione per categorie per mancanza di risorse». La riapertura dell’ottava salvaguardia, spiega il parlamentare, «era un’opera di equità rispetto alle categorie coinvolte».

Costo di 100 milioni il primo anno
Un’operazione complessa per la quantità di fondi necessaria. «La relazione tecnica dell’Inps - sottolinea Nannicini - dava un costo intorno ai 100 milioni il primo anno e poi a scendere».

Altri interventi su una platea più limitata
«Avevo anche proposto un altro emendamento - sottolinea il deputato Dem - che poteva interessare alcune categorie coinvolte in difficoltà: allargare l’Ape sociale a tutti i disoccupati,togliendo il requisito di aver avuto la Naspi e non averla percepita per tre mesi. Questo era un tentativo per andare incontro a categorie deboli, perchè molte domande di Ape sociale vengono respinte per mancanza di requisiti, anche se uno è disoccupato. Costava intorno ai 20 milioni». Nannicini ha intenzione di ripresentarli come emendamenti al milleproroghe. «Farò un terzo emendamento - dice Nannicini - che riguarda una platea più limitata, che, solo per gli esodati, agevoli il riscatto dei periodi contributivi, in modo che possano rientrare in alcuni degli istituti esistenti».

Gli esodati sono lavoratori che, prima della riforma Fornero del 2011, furono licenziati avendo i requisiti per accedere alla pensione. Diritto disatteso per gli effetti retroattivi della legge Fornero

Proposta una riforma organica
E c’è un disegno di legge del senatore dem, presentato da più di un anno, che giace in Parlamento e prevede una riforma più organica del sistema previdenziale: «Bisognerebbe usare i fondi “Quota 100” per fare un riordino strutturale - dice il parlamentare - che superi gradualmente “Quota 100” e dia risposte a categorie più deboli. Lì si potrebbe intervenire sugli esodati, anche se i tempi sono più lunghi».

L’annosa storia degli esodati
Annosa la storia degli esodati, una vicenda che si trascina da anni senza soluzioni valide per tutti: «Ci deve servire di lezione. Se non agiamo prima e aspettiamo che arrivi lo scalone di 5 anni nel gennaio 2022, ci troveremo molte categorie che chiederanno tutele ulteriori, perchè qualcuno uguale a loro, per pochi giorni, andrà in pensione a 62 anni e loro a 67».

I requisiti bruschi creano sempre problemi
Spesso vengono introdotti requisiti troppo stringenti: «Ogni volta che c’è un requisito temporale brusco, come è stato per la Fornero, nascono i problemi. Usciamo dalla logica dei provvedimenti tampone o ci sarà sempre qualcuno che preme perchè non rientra nella misura per poco. E si creano scaloni che la politica fa fatica a reggere».

Come uscirne
Come uscire da questa logica? «Servono due cose: uniformiamo la finestra dell’ultima salvaguardia a tutte le categorie, facendo un’opera di equità. Poi basta interventi tampone. Serve un sistema stabile, con canali di uscita strutturali per persone di difficoltà e canali standard per chi non ha problemi. Nel mio disegno di legge c’è “quota 92” - 62 anni di età e 30 di contributi - solo per categorie svantaggiate: disoccupati, persone con didabilità e familiari e lavoratori gravosi».

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