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Napoli, 6 su 6: la vetta è ancora di Spalletti. Juventus, che fatica

Gli azzurri battono il Cagliari e restano primi in Serie A. I bianconeri centrano la prima vittoria in casa, ma è il campionato di chi ha un’idea di gioco

di Dario Ceccarelli

L’esultanza dei giocatori del Napoli dopo il 2-0 casalingo sul cagliari che conferma il primo posto in Serie A (Lapresse)

5' di lettura

Partiamo dal Napoli che ci dà i numeri per giocare al Lotto. Sei partite, sei vittorie. Sei per tre 18 e tutti gli altri stanno sotto. Il Milan a due punti e l’Inter a quattro. È festa grande sotto il Vesuvio con tifosi partenopei che cantano e suonano come ai tempi di Diego Armando.
Perfino il glaciale presidente De Laurentiis accenna un sorriso. E ci mancherebbe. Con due schiaffetti al Cagliari (il primo di Osimhen, il secondo di Insigne su rigore) il Napoli si riprende il primo posto e lancia un avviso a tutti: attenzione, amici del Nord, questa volta non faremo come con Sarri nel 2017-18, quando alla fine la Juventus ci sfilò lo scudetto sotto il naso. Questa volta, il mandolino, ve le suoniamo anche nel campionato. O almeno, come si dice nei vicoli, staremo «accorti» per non fare più gli stessi errori.

Il Napoli va giù come un limoncello

Grande Napoli. Va giù come un limoncello.Chi lo prepara è Victor Osimhen che regala ai tifosi partenopei un’altra serata magica firmando il primo gol e procurandosi il rigore poi realizzato da Lorenzo Insigne. Ma è tutto il Napoli con Anguissa e Zielinski che fa svaporare i resti del Cagliari. Spalletti, sempre più abbronzato, ha creato un gioiello che vince incassando pochissimi gol. La sua è la difesa migliore del campionato. D’accordo, siamo solo alla sesta, la strada è lunga e Napoli è una piazza di mille colori facile a perdere la testa. Però una cosa è certa: continuare a vincere logora gli altri.

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Prima vittoria casalinga per la Juve

La seconda notizia viene dalla Juventus: che riesce a vincere per la seconda volta consecutiva. A Torino non era ancora successo. Non è una cosa da poco, diciamolo, anche perchè questa volta ha battuto la Sampdoria, una squadra che, essendo di Genova, non regala niente a nessuno. Anche coi blucerchiati la squadra di Allegri vince facendo tre gol e subendone due. Come con lo Spezia. Quindi la seconda buono notizia per i tifosi di Madama è che i bianconeri, anche senza Ronaldo, hanno il gol facile. Quella meno buona, a parte il nuovo infortunio alla coscia di Dybala, è che di gol la Juve ne becca tanti. Troppi per una squadra che con Allegri ha sempre privilegiato il «risultato» rispetto all’estetica.(«Per vedere lo spettacolo si va al circo», diceva con ironia il tecnico livornese punzecchiando il Napoli di Sarri). A questo punto, visto che i bianconeri hanno comunque fior di attaccanti (Chiesa, Dybala, Morata, Moise Kean), sarà più opportuno che Allegri ne tragga le ovvie conseguenze: che cioè li usi come si deve, praticando un calcio molto più offensivo. Un calcio meno affollato di guastatori a centrocampo, un calcio che ritorni a far paura agli avversari. Per uno come Allegri, sacerdote Massimo del cinismo, questa sarà un’eresia, ma probabilmente stando un po’ troppo a riposo, non si è accorto di come giocano le altre big: il Napoli, il Milan, l’Inter, l’Atalanta. Sono squadre moderne, che vincono imponendo il loro gioco con schemi che valorizzano la manovra offensiva.

A Roma è derby-spettacolo

Il derby capitolino vinto dalla Lazio per 3-2, è stato uno spettacolo fantastico. Si è imposta la squadra di Sarri, che ha tenuto più in mano il match, ma anche i giallorossi di Mourinho non hanno sfigurato. Il calcio moderno è questa cosa qui. Soprattutto se si vuole imporsi in campo internazionale. La Nazionale di Mancini lo ha dimostrato dominando l’Europeo: se hai un gioco, e un progetto, vai avanti. Altrimenti ti fermi, perchè non sei né carne né pesce. In un calcio che deve recuperare pubblico e soldi, far divertire e attirare i giovani è quasi d’obbligo. A San Siro in Inter-Atalanta (2-2) c’è stata anche una buona dose di follia: traverse, pali doppio Var, il rigore fallito in extremis da Dimarco, tanti errori, tanti rimpianti. Potevano vincere entrambe: ma che emozioni! Lo stesso Milan di Pioli, che raccoglie i frutti della linea verde (l’ultimo è Daniel della premiata dinastia Maldini), è un modello lanciato nel futuro. Ogni tanto i boys rossoneri cadono in qualche ingenuità, ma dietro si nota un progetto, una «visione» del calcio. Se devi investire dei soldi. lo fai con squadre così . Lo si vede anche con la Fiorentina, tornata a vincere sull’Udinese (0-1). Perfino il Genoa, davanti alla nuova proprietà americana, è riuscito a pareggiare (3-3) col Verona quando ormai tutto sembrava perduto. E l’Empoli che batte il Bologna 4-2? I toscani in classifica sono a nove punti, uno in più della Juventus… Come nella settimana enigmistica: dove sta l’errore?

Alaphilippe fa il bis nell’ultimo mondiale di Cassani

Et voilà le Champion! Per non parlare sempre di calcio, andiamo sui mondiali ciclismo dove questa domenica, surclassando i poco amati cugini belgi, il francese Julian Alaphilippe si è confermato per la seconda volta consecutiva campione del mondo nella prova su strada sul circuito di Lovanio (268 km, 42 muri). Nel cuore delle Fiandre, davanti a un pubblico gonfio di birra) che lo avrebbe volentieri messo alla griglia, Alaphilippe ha vinto da campione dando una potente accelerata sul Muro di Sant’Antonio al penultimo passaggio, a circa 17 chilometri dal traguardo. Un attacco secco, il quarto della serie, che ha tagliato le gambe ai grandi favoriti, cioè all’olandese Van Der Poel e soprattutto al pupillo di casa, il belga Wout Van Aert, lo stesso che alla vigilia del mondiale aveva annunciato urbi et orbi: «Sono stanco di secondi posti, per me esiste solo il titolo». E infatti è stato subito accontentato. Sul podio per lui neanche uno strapuntino. La medaglia d’argento è andata all’Olanda (Van Baarle) e quella di bronzo alla Danimarca con Valgren.

Italiani a bocca asciutta

Detto che con Alaphilippe ha vinto il più forte, l’ultimo di Davide Cassani come c.t. della nazionale, gli azzurri sono rimasti nell’ombra. O meglio: fino all’ultimo attacco del francese ne contavamo tre nel gruppo di testa (Colbrelli, Nizzolo, Bagioli). Ma nel finale hanno alzato bandiera bianca. La caduta di Trentin e Ballerini ha certamente complicato tutto, però gli italiani alla fine non hanno mai inciso. Ormai è una consuetudine. Non vinciamo dal 2008 (Ballan) e l’unico risultato positivo, è stato l'argento con Trentin nel 2019. Tutta colpa del c.t., brutalmente defenestrato a Tokyo dalla Federazione? Dirlo sarebbe ingiusto. Intanto come c.t. ha pur sempre vinto (quattro europei consecutivi 2018-2021), poi va ricordato che Cassani si è trovato a dirigere la nazionale in uno dei momenti più bui del nostro ciclismo per le corse in linea e non solo. Tramontato Nibali, abbiamo un solo vero campione: Filippo Ganna, numero uno del mondo a cronometro. Un fenomeno, ma non per i grandi Giri e le classiche. Poi ci sono tanti giovani, come hanno dimostrato gli Europei di Trento (4 ori, 3 argenti e un bronzo) e questi mondiali in Belgio dove l’Italia, a parte la nazionale maggiore, è andata benissimo. Oltre a Ganna (crono Elite) ci sono stati gli ori di Filippo Baroncini (Under 23) e di Elisa Balsamo (donne elite). Insomma, i ragazzi stanno bene. Ma in Italia ce ne accorgiamo poco.


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