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Napoli abbatte le Vele. Bagnoli non riparte

di Paola Pierotti


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3' di lettura

Il Comune di Napoli ha aggiudicato la gara per l’abbattimento di tre delle quattro Vele di Scampia: è questa la principale novità urbanistica sotto i riflettori nel capoluogo campano. Si tratta di uno degli interventi finanziati con il Patto per Napoli, oggetto del finanziamento di 18 milioni del Piano periferie. Tema delicato sul fronte della trasformazione urbana che sconta un acceso dibattito in città dove c’è chi, ricordando che gran parte degli alloggi è occupato, fatica a credere che in alternativa alla demolizione e ricostruzione di questi edifici-simbolo non si possa attivare un piano di recupero, «magari con partnership internazionali – come commentano gli architetti dello studio Vulcanica - rassicurate contro le lentezze burocratiche».

Tra le operazioni immobiliari più interessanti oggi in cantiere a Napoli c'è invece quella del Gruppo Cualbu di Cagliari impegnato in un’area a ridosso dell’aeroporto di Capodichino, con la Belvedere Resort per la realizzazione di un centro commerciale (pronto nel primo semestre del 2018) e con la Media Com per un comparto prevalentemente residenziale (deadline: giugno 2019). Si tratta del piano di recupero dell’ex area industriale della fabbrica Peroni di Miano, 10 ettari di superficie che con un piano di attuazione saranno riconvertiti in un quartiere multifunzionale con un parco pubblico a gestione privata. «La Birreria è il nome del progetto – spiega l’imprenditore Gualtiero Cualbu – che ha recuperato l’insediamento originario conservandone la qualità architettonica e preservando parti degli originari impianti. Il mix funzionale comprende tra l’altro un centro commerciale di 21mila mq con 70 negozi e 307 unità abitative, destinate prevalentemente ad un’utenza di fascia media»; con case che andranno sul mercato a 2.000-2.200 euro/mq. Il centro polifunzionale include anche edifici per uffici, spazi per il relax e un un edificio da adibire ad attività di coworking pensato per promuovere attività culturali e artigianali. L’investimento complessivo supera i 110 milioni di euro.

Sempre in tema di Piani urbanistici attuativi avanza il cantiere della Ponti Rossi, alle pendici della collina di Capodimonte, firmato dagli architetti romani di Insula in rete: 14.400 mq di superficie per 111 unità residenziali e 9 attività commerciali. Il cantiere è iniziato nell’estate del 2010 e anche in questo caso si tratta della trasformazione di un’ex fabbrica di ceramica con demolizione e ricostruzione, a parità di volume delle cubature preesistenti.

È in fase di approvazione invece un complesso immobiliare in viale Kennedy promosso dalla Aldebaran di Domenico Miranda e sviluppato dallo studio Corvino+Multari nell’ambito di un Pua che punta a riqualificare un’area che ricadeva precedentemente nelle proprietà dell’Ente Mostra d’Oltremare. «I manufatti originari superstiti saranno restaurati, restituendo la lettura dell’impianto planimetrico del progetto delle cosiddette Autorimesse. L’edificio residenziale previsto di 2.500 mq – spiegano gli architetti – sarà caratterizzato come un elemento verticale in modo da renderlo compositivamente coerente ma distinguibile dall’impianto originario». Investimento, compreso l’acquisto dell’area, di 20 milioni e la proprietà conta di avviare il cantiere entro l'inizio del 2018. «Il 40% dell’operazione è a destinazione residenziale: sono previste 20 unità di lusso – spiega l'imprenditore vesuviano – in un contesto attrezzato con negozi e un’ampia dotazione di parcheggi».

Negli ultimi anni Napoli ha investito su alcuni progetti strategici come quello dell’infrastruttura metropolitana e delle sue stazioni. Non sono mancati però gli annunci e i progetti arenati per ragioni di consenso, burocrazia e crisi: dalla riqualificazione del Porto Monumentale a Ponticelli, dall’effettivo decollo di Napoli Est a Bagnoli. «Napoli è una cassaforte sommersa. È piena di risorse – commenta Miranda – bisogna tagliare la burocrazia: oggi serve più tempo per avere il via libera per un progetto che per costruirlo». Il bilancio della riconversione dell’ex polo siderurgico, ad esempio, da un anno e mezzo sotto la guida di Invitalia, non è positivo: «Il Parco dello Sport che consiste in tre crateri su trentacinque ettari, è realizzato al 90%, ma oggi è semidistrutto dopo il fallimento della società committente – ricorda l’architetto Massimo Pica Ciamarra –. E ancora, nel 2013 un incendio doloso ha distrutto il Museo Vivo, la parte a mare della Città della Scienza, a seguire è stato promosso un concorso internazionale in due fasi, con il sostegno di Inarcassa, ma Regione e Comune divergono sullo sviluppo futuro».

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