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Napoli e i suoi mille set, ma l’industria resta altrove

di Vera Viola

Il film. «È stata la mano di Dio» di Paolo Sorrentino. Nella foto la scena in cui Teresa Saponangelo gioca con le arance

2' di lettura

Napoli è la capitale indiscussa delle produzioni cinematografiche e audiovisive dell’ultimo anno – taglia corto Luciano Stella, produttore e distributore cinematografico partenopeo – ma è l’intero Sud che sta dimostrando, specie nell’era post covid, talento da vendere. E non è una novità.

Il fermento si tocca. Lo rivelano le numerose proposte della stagione 2021 -2022 che ha visto la rappresentanza campana ben piazzata alle kermesse più quotate e anche le nuove produzioni:  la Mad di Luciano Stella, dopo il successo di Nostalgia di Mario Martone, ha acquisito i diritti di «Napoli Ferrovia» di Domenico Rea, che sarà diretto e interpretato da Marco D’Amore. Si gira la nuova stagione di “Mare Fuori” della Rai, mentre il regista Edoardo De Angelis completa le riprese de «La vita bugiarda degli adulti» di Elena Ferrante con Valeria Golino. Molti altri set si montano e si smontano in tutta la città: Filumena Marturano, l’Amica geniale, Maistro di Bradley Cooper. Mentre continua la saga trentennale “Un posto al sole”, primo prodotto di Rai Napoli.

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Ma quanto vale l’industria dell’ audivisivo in Campania, quanto vale al Sud?  «Nei 17 anni di vita della Film commission campana – dice Titta Fiore che da 4 anni ne è presidente – la crescita è stata esponenziale. Si è partiti con 10 titoli l’anno per arrivare a 130 in media l’anno. La Campania è seconda per attività dopo il Lazio che ha Cinecittà». Tutto è cambiato con la legge regionale sul cinema – aggiunge il direttore Maurizio Gemma – «ogni anno la Regione mette a disposizione del comparto 5milioni attraverso i bandi. Altri 2,5 per produzione, sviluppo e distribuzione di film e documentari, 1,2 per festival e rassegne e 700 mila euro per le sale cinema della Campania».

Ma la realtà ha diverse sfaccettature. Il Rapporto di Symbola sul 2020 sebbene riveli l’intensa attività dell’industria culturale del Mezzogiorno, pone la Campania al 7° posto nella graduatoria per valore nel Sistema Produttivo Culturale e Creativo. «Sono dati che sorprendono – commenta Antonio Parlati, direttore del Centro di produzione Rai di Napoli e presidente della Sezione Industria culturale e creativa dell’Unione industriali di Napoli – È come la storia del turismo mordi e fuggi: si lavora molto ma resta poco sul territorio». Parlati parla del Sud Italia come di un «luogo per lo più di riprese, di talenti. Ma la produzione, le strutture, la formazione restano altrove».

Ne ha parlato nei giorni scorsi anche Toni Servillo. «A Napoli non manca il talento, quest’ultima annata è stata particolarmente felice, ma credo sia ormai una costante, da molti anni, e non solo nel cinema. Forse è arrivato il momento di farsi carico sia da parte di produttori cinematografici sia dalle istituzioni di far diventare questo talento anche sistema. Si potrebbe fare in modo che ci sia una città del cinema anche a Napoli e la politica deve decidere di investire del denaro affinché ciò accada». «La Regione ha promosso attraverso Film Commission la realizzazione del Distretto dell’audiovisivo – ribatte Fiore –un’opera da 4,2 milioni ormai quasi cantiere». Attesa da molti anni. Di certo, serve di più perchè l’audiovisivo diventi industria, professione, competenze e perchè alle Case estere si affianchino solide imprese locali non più micro.

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