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Napoli, TikTok e crisi di nervi: Osimhen, De Laurentiis e Garcia a un passo dalla rottura

Il club irride il bomber con un video social, il numero 9 valuta azioni legali. Napoli si conferma il posto in cui per fare le cose perbene uno si prende tutto il tempo che vuole ma, quando si tratta di disfarsene, ci mette un attimo

di Francesco Prisco

De Laurentiis: “Stato italiano non ha mai dato libertà al calcio”

4' di lettura

Forte terremoto tra Napoli e provincia nella notte. No, il riferimento non è allo sciame sismico dei Campi Flegrei: a quello ci siamo abituati da mò. Il terremoto si chiama Osimhen e conferma l’antica legge non scritta della metropoli partenopea: quaggiù per fare le cose perbene uno si prende tutto il tempo che vuole ma, quando si tratta di disfarsene, ci mette un attimo.

Sul profilo ufficiale TikTok della Società sportiva calcio Napoli appare e poi scompare un video che irride Victor Osimhen per il rigore sbagliato la scorsa domenica a Bologna. Il video fa il paio con uno precedentemente circolato, con il bomber nigeriano eroe dello scudetto etichettato come «coconut», noce di cocco, nero fuori e bianco dentro. Per chi non lo sapesse, ai tempi delle Black Panthers era l’insulto peggiore che un nero potesse rivolgere a un altro nero. Dopo l’ultimo episodio tutto da spiegare, l’attaccante mascherato ha tolto dai suoi profili social il like al club partenopeo e le immagini che lo ritraevano con la maglia del Napoli, mentre il suo agente Calenda condanna come «fatto grave» l’accaduto. E valuta azioni legali.

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Manco ci fosse stato bisogno di mettere altra carne al fuoco in una stagione che vede i campioni d’Italia arrancare a 8 punti dopo cinque giornate di campionato, il nuovo allenatore Garcia in rotta con i giocatori simbolo, i rinnovi di contratto di Osimhen e Kvaratskhelia ancora al palo, per giunta nel giorno in cui il presidente Aurelio De Laurentiis si ritrova indagato dalla Procura di Roma proprio per la plusvalenza legata all’acquisto del numero 9 azzurro. E così, quattro mesi dopo la vittoria dello scudetto del Napoli meno napoletano della storia, sembrano passati quarant’anni. La città e i tifosi, a poche ore dal match casalingo contro l’Udinese, sperano che la situazione in qualche modo si ricomponga, ma la notte tra il 26 e il 27 settembre un po’ ricorda quella tra l’1 e il 2 aprile 1991, la notte della fuga di Maradona. C’è confusione: nessuno ci sta capendo niente. Neanche noi, osservatori distanti ma parecchio coinvolti, ci abbiamo capito niente. A parte queste quattro cose.

Ha sbagliato il team social del Napoli

Va bene che i social assomigliano sempre di più al muro del bagno del liceo, il posto in cui ognuno scrive quello che gli passa per la testa, spesso senza il coraggio di assumersene le responsabilità. Va bene il registro informale di TikTok, va bene tutto ma la pubblicazione del video non è giustificabile. È un grave errore da parte del team social del Napoli o di chi ne ha armato la mano. Non è la prima volta che il club prende la strada della comunicazione disruptive (basti citare il comunicato societario che definiva, nero su bianco, «ca... te» gli articoli di giornale sul rinnovo del contratto da parte di Kvaratskhelia), ma qui siamo un pochino oltre. Servono minimo minimo scuse formali.

Ha sbagliato Garcia

Nessuno ha detto che la sua era una posizione facile: ereditare la squadra che ha vinto lo scudetto a 33 anni dall’ultimo precedente assomiglia un po’ a pasteggiare con l’amaro calice delle aspettative tradite, ma c’è modo e modo di mettersi seduti a tavola. Più che un creativo della panchina, per il Napoli visto l’anno scorso, serviva soprattutto un gestore, un buon «padre di famiglia» in grado di motivare i fuoriclasse e contenere gli scontenti che in molti casi coincidono. Garcia sembra quello che tira via la tovaglia, la indossa come fosse una tunica, sale con entrambi i piedi sul banchetto e si mette a recitare il monologo di Marco Antonio di fronte a una platea che evidentemente non è laureata in Lettertura inglese. L’estemporaneità al potere.

Hanno sbagliato Osimhen e Kvaratskhelia

La situazione è effettivamente esasperante, possono avere tutte le ragioni di questo mondo, ma non si contesta in pubblico l’allenatore dopo una sostituzione sgradita, come hanno fatto entrambi. Nel chiuso degli spogliatoi ci sarà tempo e modo per dirsele e darsele.

Ha sbagliato Aurelio De Laurentiis

Per quasi vent’anni a Napoli lo hanno contestato, lui ha risposto lavorando. E lavorando ha portato uno scudetto, tre Coppe Italia, una Supercoppa e il traguardo dei quarti di finale di Champions, mai raggiunto fino all’anno scorso. Poi con Napoli e i napoletani è improvvisamente scoppiato l’idillio, ma Adl sembra aver perso il suo inconfondibile tocco: ha gestito male il divorzio da Giuntoli, malissimo quello da Spalletti, ha lasciato partire Kim, pilastro della formazione dello scudetto, senza rimpiazzarlo degnamente, ha messo in panchina Garcia senza chiedersi come mai il tecnico francese fosse finito ad allenare in Arabia Saudita e come mai pure là lo avevano esonerato. E forse avrebbe dovuto lasciar partire Osimhen e rimpiazzarlo con un ragazzo affamato, un Thuram, un qualche Osimhen di dopodomani. Avrebbe insomma dovuto fare il De Laurentiis della situazione finché era in tempo. Adesso la matassa si è imbrogliata e ritrovare il capo è difficile, ma i più perfidi dicono che il tempo gioca comunque a favore di Adl. Dopo quella cosa straordinaria che è successa l’anno scorso, nessuno a Napoli probabilmente verrà a chiederti di vincere. Almeno per i prossimi 33 anni.

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