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Napoli-Portici, la prima linea ferroviaria italiana a doppio binario

Era il 3 ottobre 1839 quando, alla presenza di Ferdinando II Re delle Due Sicilie, venne inaugurata la Napoli-Portici, prima linea ferroviaria italiana a doppio binario lunga complessivamente 7,2 chilometri.

di Vera Viola


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4' di lettura

Accadde 180 anni fa. Era il 3 ottobre 1839 quando, alla presenza di Ferdinando II Re delle Due Sicilie, venne inaugurata la Napoli-Portici, prima linea ferroviaria italiana a doppio binario lunga complessivamente 7,2 chilometri.

Viaggio inaugurale con la locomotiva Vesuvio
La locomotiva a vapore “Vesuvio”, di fattura inglese, con 258 passeggeri, partita da Portici - poiché la stazione di Napoli al Carmine non era ancora pronta - percorse la tratta in una decina di minuti circa alla velocità di 50 km orari. Il primo convoglio era composto dalla Vesuvio, locomotiva a vapore di costruzione inglese Longridge, e da otto vagoni.

L'anniversario: festa dei 180 anni con Mattarella
Il gruppo Fs si appresta a festeggiare l'anniversario con un evento che si svolgerà il 5 ottobre nel Museo ferroviario di Pietrarsa alla presenza tra gli altri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il discorso del Re
La mattina del 3 ottobre 1839, il Re si recò nella villa del Carrione al Granatello di Portici dove era stato allestito il padiglione reale, lì ricevette il costruttore e gestore Armando Giuseppe Bayard e la sua squadra di ingegneri al suo seguito e insieme presero posto sul convoglio inaugurale verso Napoli. Ferdinando II, tenne un discorso in francese con il quale auspicò di veder realizzata la ferrovia fino al mare Adriatico. A mezzogiorno in punto ordinò la partenza. Sul primo convoglio ferroviario italiano viaggiavano quella mattina 48 personalità, una rappresentanza militare costituita da 60 ufficiali, 30 fanti, 30 artiglieri e 60 marinai. Nell'ultima vettura prese posto la banda della guardia reale.

Un'opera realizzata in soli tre anni
La convenzione per la costruzione era stata firmata il 19 giugno 1836: con essa si concedeva all'ingegnere francese Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie la concessione per la costruzione in quattro anni di una linea ferroviaria da Napoli a Nocera Inferiore con un ramo per Castellammare. L'anno seguente venne costituita a Parigi la società Bayard & De Vergès, per la costruzione e la gestione della ferrovia.

I successivi tagli del nastro
Quella prima linea era solo parte di un progetto più vasto: il 1º agosto 1842 venne inaugurato il tratto fino a Castellammare e due anni dopo, nel 1844, la prosecuzione per Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore. Nel 1846 l'ingegnere Bayard ottenne la concessione anche per il prolungamento ad Avellino.

Tecnologia e prodotti importati
L'Italia che fino a quel momento non aveva utilizzato linee ferroviarie, per la realizzazione dovette rivolgersi all'industria straniera: la progettazione, così come il capitale investito, era francese; le locomotive giunsero dall'Inghilterra ed erano costruite sul modello delle prime, progettate da George e Robert Stephenson, nelle officine Londridge e Starbuk di Newcastle. Il resto dei materiali rotabili era stato invece costruito nel Regno delle Due Sicilie. Il ferro delle rotaie proveniva dalle miniere della Vallata dello Stilaro e fu lavorato nel Polo siderurgico di Mongiana, in Calabria.

Nasce anche l'industria ferroviaria
Effetto indotto dalla realizzazione della prima linea ferroviaria italiana fu la conversione alla produzione ferroviaria, nel 1842, di un grande stabilimento dapprima adibito a fabbrica di cannoni e proiettili d'artiglieria. Si tratta delle Officine di Pietrarsa che vennero adibite alla costruzione di locomotive e all'assemblaggio del materiale rotabile (con decreto reale del 22 maggio 1843). Nel 1860 Pietrarsa contava una forza lavoro di circa 1200 unità. La fabbrica di oltre 13.500 metri quadrati oggi è diventata il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa.

Lo studioso: Alfredo Buccaro
Quello della ferrovia è un autentico primato napoletano in Italia, che si aggiunge ad altri primati. «Ricordo che i primi ponti di ferro realizzati in Italia - segnala Alfredo Buccaro, docente di storia dell'architettura alla Federico II - sono quelli realizzati nel 32 sui fiumi Garigliano e nel 35 sul Calore». E ancora, «sempre in quegli anni comincia a produrre materiale ferroviario l'opificio di Pietrarsa: prima industria metalmeccanica in Italia». E il primo impianto di illuminazione a gas viene acceso a Napoli nel 32. Per Alfredo Buccaro «il Re Ferdinando II di Borbone, che regnò dal 30 al 59, diede una grande spinta alla costruzione di infrastrutture soprattutto nella Capitale del Regno delle Due Sicilie». Napoli in quegli anni diventa la terza città europea dopo Londra e Parigi.

Una vera “rivoluzione”
E' facile immaginare quale impatto potè avere la ferrovia nel 1839. Dapprima venne riservata quasi esclusivamente alla famiglia e all'entourage reale. Ma quando i binari arrivarono a Castellammare cominciarono a utilizzarli anche cittadini e imprese. «Cambiò insomma, l'immagine del territorio - osserva il professore Buccaro - se pensiamo che ci si spostava solo con carrozze, accessibili a pochi, o a piedi. Il tram a cavallo compare dopo l'unità d'Italia».

Oggi una linea regionale
Oggi la linea borbonica Napoli –Salerno è diventata un tratto di Metropolitana regionale, percorsa da 80 treni al giorno regionali e metropolitani. Dopo l'arrivo dell'Alta velocità fino a Salerno, infatti, i treni veloci sono stati trasferiti sulla cosidetta linea “A monte del Vesuvio”, mentre la vecchia ferrovia, che per lunghi tratti costeggia il mare, viene utilizzata esclusivamente per il trasporto regionale. Pochi passeggeri, stazioni non presidiate, in alcuni casi semiabbandonate. Sono lontani i fasti dell'800.

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