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Napoli sempre più solo. Derby d’Italia alla Juve, ma quanti errori per l’Inter

I partenopei a Bergamo blindano la testa della classifica. Giroud sorregge il Milan, Allegri tira un sospiro di sollievo in vista della pausa Mondiale

di Dario Ceccarelli

Serie A, bene Napoli e Milan. Stasera Roma-Lazio e Juve-Inter

5' di lettura

È il Napoli, con le sue 9 vittorie consecutive, la stella più brillante del campionato. Non ha avversari, almeno finora. Una stella luminosa anche quando, come sabato a Bergamo, batte con fatica l’Atalanta rinunciando al suo calcio scintillante. Però è anche stata una domenica di derby, derby importanti, molto attesi, dai quali sono usciti risultati inaspettati. A cominciare dal Derby d’Italia, tra Juventus e Inter, che finisce con un chiaro 2-0 a favore dei bianconeri grazie alle reti nella ripresa di Rabiot e Fagioli. Un successo quasi netto che sarebbe stato più categorico se a Danilo non fosse stato annullato un gol per tocco di mano rilevato dal Var.

Torna il corsa la Vecchia Signora

Una vittoria che rimette in corsa la Juventus (ora quinta con la Roma) e spezza invece la rincorsa dell’Inter che, ancora una volta, perde uno scontro diretto. È la quinta volta che va in tilt con una big: e se si tiene conto che l’Inter ha anche la peggior difesa esterna del torneo (16 reti al passivo) questo diventa un altro severo handicap per gli uomini di Inzaghi, caduti dopo un incoraggiante ciclo positivo di quattro vittorie consecutive.

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Doveva essere un derby di «recupero», per due big rimaste molto indietro nella corsa per il titolo. Una specie di spareggio (dei rimandati a novembre) anche per Allegri e Inzaghi. Per Max questo snodo è stato di sicuro un passo in avanti: c’è più gioco, più reattività e una crescita costante di alcuni giocatori come Rabiot, Fagioli e soprattuto di Filip Kostic, in gran spolvero e inventore degli assist vincenti.

Per Inzaghi, invece, tutto ancora si complica. Un peccato perchè nel primo tempo era stata più pericolosa l’Inter. Troppi errori, però. Che alla fine hanno pesato. Alcuni imperdonabili come quelli di Dzeko (di testa), di Lautaro e Dumfries a porta vuota.

La Juve ha reagito nella ripresa colpendo di rimessa come in occasione del primo gol, quando Kostic, dopo essersi liberato di Barella, ha sprintato per 60 metri servendo poi Rabiot per la deviazione vincente. Ingenuo Barella, ma formidabile la progressione del serbo che, oltre ad aver colpito anche un palo sull’uno a zero, è stato un chiodo doloroso nel fianco destro dell’Inter.

La Juve ha chiuso in crescita dando spazio nella ripresa anche a Chiesa e Di Maria. Il divario dal Napoli (10 punti) resta comune una enormità. Però mancano ancora 25 giornate oltre alla lunga sosta per i Mondiali. Diciamo che Allegri, per qualche notte, può dormire più tranquillo. Molto meno Inzaghi che, oltre a contar le pecore, farà bene a rivedere tutti i gol sbagliati da Lautaro e compagni e quelli incassati dalla suoi difensori, già dormienti prima del fischio di chiusura.

La Lazio si rialza. La Roma pasticcia in difesa

Nel derby all’Olimpico tra Roma e Lazio finisce come meno te l’aspetti. Con una vittoria risicata (1-0) dei biancocelesti che battono la Roma agganciando l’Atalanta al terzo posto a meno 8 punti dal Napoli. Un successo un po’ così, quello della Lazio, propiziato da una straordinaria follia di Ibanez che regala agli avversari il gol della vittoria poi realizzato da Felipe Anderson. Uno di quei pasticci difensivi che scaturiscono da questa smania dilagante della costruzione dal basso. E così la squadra di Sarri, pur penalizzata da diverse assenze pesanti, si rilancia in campionato dopo la frastornante delusione di Rotterdam. La reazione veemente della Roma, a parte una traversa di Zaniolo, non produce nulla di concreto.

Doveva essere il derby tra due carismatici santoni della panchina - Mourinho e Sarri - invece resterà un derby dominato da un gran svarione che ha ridato fiato alla Lazio dopo due sbandate consecutive.

Il Milan di Giroud non molla

E adesso parliamo del Milan, con quel Giroud che s’inventa in extremis una sforbiciata da figurine Panini. Straordinario questo bomber francese non più di primo pelo, anzi. Quando le cose si mettono male, Olivier ci mette il carico da undici e risolve ogni problema. Si è osannato tanto Ibrahimovic (a volte perfino troppo), non si è mai invece dato a Giroud quello che è di Giroud, e cioè la capacità di incidere quando è il momento di farlo. Gol pesantissimi, i suoi. Con lo Spezia, che ai rossoneri fa sempre vedere i sorci verdi, si poteva mettere male dopo tanto scialo nel primo tempo. Gli errori si pagano nelle forme più strane: questa volta con il gol di Maldini junior che quasi rovina il sabato di papà Paolo.

Alla fine però emerge il carattere della squadra di Pioli. Un gruppo che non molla, che ci prova fino al novantesimo anche quando tutto sembra perduto. È la forza del Diavolo. E il Napoli, pur lanciatissimo, deve stare attento a non sottovalutarlo.

Il Napoli sempre più solo

A proposito del Napoli, l’unico rischio è un eccesso di euforia. Tutto gli riesce facile anche quando qualcosa va contro. Ribaltare l’Atalanta, senza Kvaratskhelia, è forse più difficile che stravincere in Champions. Eppure, nonostante la forza fisica dell’Atalanta, i partenopei non hanno battuto ciglio. Prima contendo le sfuriate dei padroni di casa, poi rovesciando il risultato con le magie di Osimhen e di Elmas, ottimo sostituto del funambolico Kvara, questa volta non protagonista. Il Napoli viaggia tranquillo verso la sosta per il Mondiale. Prima dello stop deve ospitare Empoli e Udinese. Altri sei punti sono nel mirino. Riusciranno gli altri a star dietro a questa macchina da gol? Non sarà facile, ma questo è un campionato strano.

Moto Gp, Bagnaia campione del Mondo con la Ducati

Che impresa straordinaria, quella di Francesco Bagnaia, pilota gentile ma determinato. A Valencia, nonostante una vigilia non facile, conquista il titolo mondiale regalando alla Ducati dopo 15 anni il secondo titolo piloti dopo quello con Casey. Ma l’impresa vale di più perchè era mezzo secolo, dai tempi di Giacomo Agostini, che un nostro pilota non vinceva con una moto italiana. Un abbinamento all’insegna del Made in Italy che dà doppio lustro. Alla Ducati perchè è il trionfo dell’artigianato di qualità davanti ai giganti nipponici. A Pecco perchè, dopo il ritiro di Valentino Rossi, rinnova la tradizione e la qualità dei nostri piloti. Non era facile rilevare un mito come Rossi. Chapeau.

Le farfalle senza ali

È un argomento difficile, trattato con superficialità sull’onda delle ultime rivelazioni. Le violenze anche psicologiche subìte dalle giovani ginnaste sono una pagina nero dello sport. Una galleria degli orrori non cancellabile comunque vadano le indagini in corso. Come al solito però si scopre tardi il rovescio delle tante medaglie che nella ginnastica ritmica abbiamo conquistato. Questa è una disciplina estrema dove, per emergere, bisogna fare sacrifici enormi. Come nella danza. Basti pensare alle rinunce di un Roberto Bolle o di una Carla Fracci. Quindi, al di là dei soprusi degli allenatori padri-padroni, va ricordato che questa non è una vita adatta a tutti. Soprattutto quando lo sport non è più un piacere, ma un triste carico di dolori e frustrazioni. E qui però devono intervenire anche le famiglie. Dov’erano i genitori quando queste regazze venivano maltrattate e obbligate a mangiare una insalata a cena? Se tua figlia non dorme e pesa meno di 40 chili forse è il caso di farsi delle domande. Arrivarci dopo, con il solito senno di poi, è un brutto segnale. Più ipocrita che di sostanza. Buono al massimo per lavarsi la coscienza.

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