il graffio del lunedì

Napoli show nel nome di Diego, Milan in fuga anche senza Ibra

Fermata la Roma, rispunta il Napoli mentre il Milan è in fuga. L’Inter al minimo sindacale

di Dario Ceccarelli

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(Reuters)

Fermata la Roma, rispunta il Napoli mentre il Milan è in fuga. L’Inter al minimo sindacale


3' di lettura

Non volevamo parlare ancora di Maradona. Dei suoi eccessi, della sua eredità, del suo sepolcro, del suo medico personale accusato di omicidio colposo, dei suoi parenti, della sua generosità e del suo talento perfino troppo immenso. Volevamo lasciarlo un po' tranquillo, non tirarlo ancora in mezzo: concedergli una zona d'ombra in un mondo che lo vuole sempre al centro della scena, con le sue magie che si ripetono all'infinito, anche se il gioco purtroppo è finito.

Ma non parlarne è impossibile: lui ritorna sempre, come si è visto al San Paolo dove Il Napoli, in maglia albi celeste come l'Argentina, forse sotto l'effetto di un'altra magia di Maradona, annichilisce la Roma travolgendola per quatto a zero. Ma senza fatica. Un dominio schiacciante, quasi irreale, da ritiro per manifesta inferiorità dei giallorossi, che pure venivano dati come nuova forza emergente del campionato.

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Difficile da spiegare tanta rinuncia senza far riferimento alla presenza schiacciante, anche se impalpabile, dell'asso argentino. Era li, Diego, sopra il cielo del San Paolo, a ricordare che quella resta la sua città, e che nulla può fermare il Napoli, tantomeno una Roma cosi rassegnata e balbettante. A stenderla è Lorenzo Insigne, il più maradoniano dei partenopei. Un gol su punizione e un assist per Fabian: poi c'è non più partita, ma solo uno show nel nome di Diego.

Fermata la Roma, rispuntato il Napoli, la notizia è un'altra: che il Milan è in fuga. Che vince perfino senza Ibra. L'altra notizia, sempre legata al Milan, è che lo smart working fa miracoli anche nei campi di calcio, luoghi non proprio ideali per connettersi.

Una meraviglia: in nazionale il tele collegamento Evani-Mancini ha funzionato alla perfezione. Nel Milan meglio ancora. Con Pioli assente per quarantena (e Bonera in panchina), il Diavolo brucia ogni record. E ora, dopo aver superato per 2-0 la Fiorentina (Romagnoli e Kessìe su rigore), si trova a quota 23, cosa mai accaduta al Milan dopo 9 turni, nell'èra dei tre punti. Se poi aggiungiamo che non perde dall'8 marzo, allora la cosa si fa seria.

Vincere fa bene ai giovani. Dà sicurezza e continuità. Ancora di più se lo fanno senza Ibrahimovic, fuori per infortunio. Il vantaggio è reciproco: lo svedese, che ha quasi 40 anni, può rifiatare. E i ragazzi, vincenti anche senza lo zio Ibra, possono crescere ancora. Ora Pioli, anche lui sorprendente per come ha rigenerato il Milan, tornerà in panchina. Per scaramanzia, meglio che continui ad allenare via zoom.

Quella di allenare in remoto, comunque, può essere un'alternativa valida anche per altri allenatori, in particolare quelli come Conte o Gattuso che, avendo preso la scossa da piccoli, non riescono a star seduti in panchina neanche a incatenarli.

L'unico tranquillo è Pirlo, forse perfino troppo visto i risultati. C'è il rischio, soprattuto nelle notturne, che si appisoli come una volta faceva Dino Zoff in panchina. Solo che il grande Zoff faceva finta di dormire. Pirlo invece non si capisce. Quando manca Ronaldo è meglio comunque che si prenda un bel caffè doppio.

Vogliamo infine parlare dell'Inter? Che riesce a battere il Sassuolo e tutti applaudono come se avesse messo sotto il Real Madrid? Mah, forse sarebbe meglio ribadire che superare il Sassuolo, anche se gli emiliani sono ragazzi tosti, per l'Inter dovrebbe essere il minimo sindacale. Il fatto che ci si stupisca del suo exploit è proprio il segno che la squadra di Conte, come dicono a Milano, di michette ne deve mangiar ancora molte. Quando l'Inter batterà il Real, vorrà dire che è finalmente arrivata all'arrosto.

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