periferie degradate

Napoli, al via il cantiere per la demolizione delle Vele di Scampia

di Vera Viola


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(ANSA)

4' di lettura

Le ruspe sono arrivate a Scampia. E con esse è stata avviata l’apertura del cantiere in cui, entro l’estate, verrà abbattuta la Vela “A” detta anche “Verde” e, successivamente le “C” e “D”, anche indicate come la “Gialla” e la “Rossa”. Riparte insomma, il piano pluridecennale di riqualificazione di quella periferia napoletana diventata simbolo di degrado, camorra e teatro di traffici illeciti. Un piano rimasto a lungo una incompiuta: delle sette Vele di Scampia ne sono state abbattute tre (nel '97, nel 2000 e nel 2003), dopo sedici anni di attesa oggi ripartono le demolizioni di altre tre e la riqualificazione dell’area.

Ruspe in azione per demolire le Vele di Scampia

Ruspe in azione per demolire le Vele di Scampia

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Ne rimarrà una sola, la vela “Celeste”, testimonianza di un passato negativo ormai “archiviato”, che verrà destinata a servizi, uffici della Città Metropolitana di Napoli, nuove funzioni qualificate a cui aprire le porte del ghetto. È giornata di festa a Scampia: tra i palazzoni devastati e svuotati i rappresentanti del Comitato Vele, che da oltre trent’anni si battono per la riqualificazione, festeggiano, cantano, fanno i selfie. Applaudono al sindaco De Magistris e agli assessori Panini e Piscopo per averli sostenuti. Festeggiano perché il loro progetto, che temevano non si sarebbe mai completato, ora riparte. La Vela Verde è vuota: le 60 famiglie che vi abitavano sono state sistemate in altre case. I lavori partiranno dalla bonifica dei “rifiuti speciali” e poi l’intera struttura di 14 piani sarà demolita. Questa volta senza esplosivo, ma con nuovi mezzi cingolati dotati di pinze capaci di triturare le strutture. Poi è prevista la riqualificazione con parchi, servizi e strade.

Arrivano le ruspe buone
«Ecco le ruspe buone – ha detto il sindaco Luigi De Magistris –. Qui si è dato prova di una grande capacità di lotta da parte del comitato che si è connesso a una amministrazione comunale che ha saputo ascoltare. Oggi perde chi non si rassegna ad assegnare a Napoli i simboli del male. Sono stati coinvolti il Comitato, l’Università, governi diversi, insomma, si è fatto un grande lavoro di squadra. Il governo Gentiloni ci ha creduto e la ministra per il Mezzogiorno Barbara Lezzi questa mattina mi ha telefonato per complimentarsi e mi ha detto che il governo è a disposizione per qualunque sostegno dovesse essere necessario».

Risorse nazionali per 20,6 milioni
I fondi disponibili per l’intero intervento “Restart Scampia” ammontano a 20,6 milioni, ottenuti dal Comune di Napoli partecipando al Bando “Periferie” indetto nel 2016 dal Governo Gentiloni su iniziativa del ministro Graziano Delrio. Più in dattaglio, 4,3 milioni vanno alla demolizione delle tre Vele A,C,D, 15 milioni sono destinati alla riqualificazione di alloggi temporanei nella Vela Celeste (si attende a giorni il bando di gara); un milione sarà utilizzato per la sistemazione delle aree esterne e 350mila euro per indire un concorso internazionale di idee per la ricostruzione dell’area liberata, il Lotto “M”. Il direttore dei Lavori, Nicola Salzano De Luna, rappresentante dell’Ati selezionata per la progettazione (Servizi Integrati e 3T Progetti) parla di tempi celeri per «progettazione, approvazione e conferma del finanziamento: tutto ciò è avvenuto solo in un anno e mezzo». A eseguire le demolizioni sarà invece l’impresa D&D Costruzioni Generali di Pozzuoli di Raffaele Durzo.

Da piazza di spaccio a “modello Scampia”
Ne parla in questi termini il sindaco, poiché l'iniziativa e la forte spinta alla riqualificazione nasce dal basso, proprio nel quartiere popolare che resiste al degrado e combatte per il riscatto, organizzandosi in organismi autogestiti. Il Comitato Vele nasce nel 1986: «Contesta la scelta di aver creato sette edifici per 1.200 abitazioni – spiega l’urbanista Antonio Memoli che lo appoggia – in un ghetto circondato da autostrade, e di aver concentrato fasce sociali con gravi problemi, abbandonando il controllo e la manutenzione dell’intero quartiere». Il leader del movimento, Vittorio Passeggio, lavora per decenni senza sosta, porta istanze e progetti alle amministrazioni, viene ricevuto da presidenti della Repubblica, presidenti di Camera e Senato. Si allontana dal Comitato dopo trent'anni, segnato nel fisico e nella mente dai troppi rifiuti e rinvii. «Speriamo sia arrivato il momento – dice Omero Benfenati che ha preso con altri il testimone – di mettere fine a tanta ingiustizia sociale. Vogliamo recuperare ciò che finora ci è stato tolto».

Le Vele, innovazione e sperimentazione urbanistica
Costruite con la legge 167 del 1962, le sette vele di Scampia erano state progettate dall’architetto Franz Di Salvo, su incarico della Cassa del Mezzogiorno. Di Salvo si ispirò ai princìpi di Le Corbusier, progettò edifici “a Tenda” e una serie di attrezzature collettive che, però, non vennero mai realizzate. La lotta per la demolizione cominciò a trovare ascolto solo negli anni 90 quando la Giunta Bassolino istituì un Ufficio per le Periferie. E vinse un primo importante risultato nel '93 quando la Finanziaria stanziò 160 miliardi di vecchie lire per la demolizione delle Vele e la ricostruzione di nuove case. Così è avvenuto in più di venti anni: dopo la demolizione delle prime tre Vele, 926 famiglie hanno trovato nuova e più decorosa sistemazione. Oggi ci sono altre 330 famiglie da collocare: con il nuovo step e la demolizione delle tre vele del Lotto M appena avviata, ci sarà bisogno di altre case. Le prime 60, quelle della Vela Verde (la prima a cadere) sono già entrate in alloggi nella vicina via Labriola (quelli della prima demolizione e riqualificazione), e in parte, ma temporaneamente, nella Vele Celeste. Per le altre 270 famiglie ci saranno le nuove case sul lotto liberato dalle demolizioni. Ma questo è un nuovo ancora fumoso capitolo: perché i fondi per tutto ciò non ci sono ancora.

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