il presidente emerito

Napolitano: no al voto subito, alle urne a scadenza naturale

(ANSA)

3' di lettura

Mentre le opposizioni e la maggioranza renziana spinge sull’acceleratore per andare alle elezioni entro giugno, un netto stop all'ipotesi di interruzione anticipata della legislatura è arrivato oggi dall'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il quale«nei paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno. In Italia c'è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate». Di qui la necessità di «andare a votare o alla scadenza naturale della legislatura o quando mancano le condizioni per continuare ad andare avanti. Per togliere le fiducia ad un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno...».

Salvini a Napolitano: traditori vengono processati
Durissima la replica del leader della Lega Nord Matteo Salvini, che, commentando le parole di Napolitano, ha scritto su Facebook: «Nei paesi civili chi tradisce il proprio popolo viene processato, non viene mantenuto a vita come parlamentare, presidente e senatore». Critica con l’ex capo dello Stato anche la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che ha dichiarato: «Basta con
gli inciuci di palazzo, coi voltagabbana e i prestanome di qualcuno: il popolo sovrano vuole votare ora e scegliere un governo che faccia i suoi interessi #elezionisubito».

Loading...
Legge elettorale: dopo la Consulta partiti a confronto

Renziani spingono per voto entro giugno
Ma Renzi spinge per andare al più presto al voto. Anche se in un sms mostrato da Giovanni Floris a 'Di Martedi'' su La7 ha scritto: «Per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso». Però «sarebbe grave far scattare i vitalizi a settembre, perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo». Il Pd, spiegano i parlamentari della maggioranza Dem, non può caricarsi da solo sulle spalle una manovra “pesante” in autunno (ci sono da trovare 19,6 miliardi per disinnescare i previsti aumenti dell’Iva).

Bisogna perciò dare la parola agli elettori: il leader Dem chiederà nelle urne un mandato forte per proseguire la battaglia in Europa e puntare ad abbassare le tasse. Ma su come andare al voto si è aperto un confronto che rischia di dilaniare il Pd. La maggioranza per ora è compatta, ma pur sostenendo la linea del voto a giugno, esponenti di peso come Andrea Orlando e Dario Franceschini sarebbero convinti che serva prima un tentativo vero di cambiare la legge elettorale.

Speranza (Pd): no a liste bloccate anche Senato
Un tentativo non facile, per la diversità delle posizioni trasversali ai partiti. Interpellato sulla ipotesi di estensione della legge elettorale della Camera al Senato (un’ipotesi sponsorizzata dal M5S e pare non sgradita a Matteo Renzi) Roberto Speranza, deputato che guida la minoranza Pd, ha risposto con un “niet”. «Pensare che si mettano i capilista bloccati anche al Senato - ha dichiarato - mi sembra un incubo: gli elettori non capirebbero».

Grillo: M55 voterà Legalicum, approvarlo subito e poi elezioni
Il M5s rilancia per andare al voto subito con la legge elettorale così come modificata dalla Consulta. «Il Parlamento venga convocato subito in seduta permanente finché non si approva la legge. Votate la proposta del MoVimento 5 Stelle e poi al voto. Il dado è tratto» ha scritto in un post sul blog Beppe Grillo, che ha aggiunto: «Ieri la nostra proposta di legge è stata calendarizzata per la discussione alla Camera il 27 febbraio». Il “Legalicum” «è semplice e sarà votato da tutti i nostri portavoce alla Camera e al Senato, i partiti che vogliono votare subito devono approvarla così come è». E ha precisato: «Non esiste dare il premio alla coalizione e non alla lista: dovremmo chiedere alla Consulta se
all'interno dell'impianto di legge sarebbe costituzionale e non abbiamo il tempo visto che la nostra priorità è votare subito con una legge che ha il requisito minimo della costituzionalità».

Legge elettorale in Aula alla Camera il 27 febbraio
La conferenza dei Capigruppo della Camera ha calendarizzato per il 27 febbraio l’approdo in aula della riforma. Ma a una condizione: «ove la Commissione abbia concluso i lavori». Di fatto significa che se entro quella data non si sarà arrivati a un accordo su un testo condiviso, la legge elettorale verrà cancellata dal calendario dell'Aula e si andrà dritti al voto con gli attuali sistemi usciti dalla Consulta per Camera e Senato. Al contrario, se l’intesa si realizzerà, il regolamento della Camera consentirà il contingentamento dei tempi a partire dal 1° marzo per arrivare all'approvazione nel giro di pochi giorni, spianando così la strada al ritorno alle urne se non ad aprile (assai improbabile) a giugno.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti