ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa futura leadership

Pd, Nardella lancia la corsa di Bonaccini: «Pronto a sostenere la sua candidatura per avere leadership collettiva e forte»

La conferenza stampa sancisce il tandem per la successione a Letta. Bonaccini: «Il Pd va smontato e rimontato». Al primo cittadino la guida della mozione congressuale

di Ce.Do.

Pd, Bonaccini: "Mi candido alla segreteria"

5' di lettura

Una sala gremita ad attenderli. E una schiera di fotografi pronti a immortalare il momento. Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna e candidato alla segreteria del Pd, e il sindaco di Firenze, Dario Nardella, arrivano insieme sul palco del Teatro del Sale a Firenze per annunciare ufficialmente il loro patto per la corsa alla leadership del Partito Democratico. «Apro io questa conferenza stampa e lo faccio non senza una punta di emozione - esordisce il primo cittadino di Firenze -. Molti mi hanno chiesto perché non sei andato con una tua ipotesi di candidatura e io ho trovato dentro di me le ragioni della scelta di sostenere candidatura e di far confluire le mie idee, i progetti e tutta la rete di rapporti costruiti in queste settimane nel progetto con cui Bonaccini si candida a guidare il Pd». E Bonaccini rilancia dopo aver offerto a Nardella «la guida» della mozione congressuale: «Io non voglio essere il candidato di nessuna corrente. Il Pd oggi va smontato e rimontato, e noi dobbiamo avere la forza e il coraggio di mescolare e non farci chiamare più col cognome di qualcun altro».

Nardella: i destini vengono dopo un nuovo progetto

Nardella parla di tre punti che l’hanno spinto a supportare la corsa del governatore emiliano. «Il primo - chiarisce Nardella - è la coerenza, i nostri destini personali vengono molto dopo idee, valori e la costruzione di un progetto collettivo. Oggi attraverso il sostegno pubblico, chiaro e convinto alla candidatura di Stefano, credo di mantenere fede a quello che ho cercato di dire e di praticare: i nostri destini vengono dopo il lavoro necessario sulla costruzione di un nuovo progetto».

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Deciso a tenere unito il fronte degli amministratori locali

Il secondo motivo, prosegue Nardella, «è quello di portare valore aggiunto e di tenere unito il fronte degli amministratori locali che ogni giorno si sacrificano con generosità e passione nel governo di piccole e grandi città, di province e regioni. La credibilità degli amministratori locali è un patrimonio prezioso che non possiamo disperdere e io spero con tale gesto di contribuire a tenerlo unito attorno a questo progetto.

Intenzionati a costruire una leadership collettiva e forte

Tra le motivazioni che l’hanno condotto a supportare la corsa di Bonaccini, Nardella cita poi l’esigenza «di costruire una platea plurale e larga che sostenga la candidatura di Bonaccini, una platea inclusiva che vive la politica come grande occasione di confronto nel rispetto di chiunque. Settimane fa sembrava possibile il rischio di una polarizzazione, ma il primo elemento per evitare una frattura non ricomponibiledel congresso è mettere al centro le idee». L’ultima ragione, prosegue Nardella, «è la possibilità di costruire una leadership collettiva, forte e non solitaria. Abbiamo bisogno di leader inclusivi che possano costruire il progetto di comunità».

Bonaccini: temo che Pd diventi un partito irrilevante

Poi la parola passa a Bonaccini. «Io credo che la nostra gente non ne possa più di risse verbali dentro la classe dirigente del Partito democratico. Serve una nuova stagione, uno stile che metta in campo il rispetto tra di noi sapendo che dovremo far parte della stessa famiglia. Chiunque vinca questa sfida, io per primo darò una mano a chi prevarrà». Il candidato alla segreteria del Pd si sofferma poi sul futuro del partito. «Non temo che finisca il Pd. Il Pd non finirà mai. Ho il timore che diventi un partito irrilevante nell’Italia e nella politica italiana. Che pesi poco, che sia sempre costretto al traino degli altri. Sappiamo che il traino del Pd non può fare da solo. Ne siamo certi. Ma credo non vada cambiato lo spirito che portò alla nascita del Pd». Serve, però, aggiunge Bonaccini, un cambio di passo. «Bisogna cambiare classe dirigente. Non ce l’ho con nessuno, abbiamo condiviso storie, ma serve una classe dirigente nuova che deve attingere a piene mani dal territorio».

Dal 10 dicembre in tour in almeno 100 Comuni d’Italia

Il governatore emiliano annuncia quindi il suo viaggio lungo la penisola. «Sabato 10 dicembre partiremo da Bari per un grande tour in giro per l’Italia. Vogliamo toccare almeno 100 città, non solo i capoluoghi ma anche Comuni medi e piccoli che rischiano di sentirsi dimenticati e abbandonati dalla politica dalla montagna alla località di mare che vogliono sentirsi rappresentarsi».

Lo scontro tra correnti sullo sfondo della corsa

Il lancio ufficiale del tandem Bonaccini-Nardella restituisce però, una volta di più, la profonda lacerazione interna al partito. Che nella ricerca di un nuovo segretario prova, invano, a mettere da parte le divisioni e il moltiplicarsi delle correnti. Schierate le une contro le altre a fianco di candidati, veri e presunti. Da un lato, c’è il grande blocco a sostegno della candidatura del governatore emiliano, che fa leva sugli ex renziani di Base riformista capeggiati dall’ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e che può contare su altre personalità di spicco dell’area Dem, a cominciare da Graziano Delrio.

La rete di sindaci a sostegno di Bonaccini

Dietro Bonaccini, però, si sono accodati anche i rappresentanti dei territori. Quelli del Sud si uniranno al governatore emiliano grazie al tandem con Nardella. Che coltiva da tempo ottime relazioni con i colleghi del Meridione, dal sindaco di Napoli Manfredi a quello di Lecce Salvemini. Nuovi supporter, dunque, che andranno ad affiancarsi al collega della Toscana, Eugenio Giani e al numero uno dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro. Bonaccini, poi, gode anche del placet del primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori. Che in questi giorni è arrivato addirittura a minacciare l’uscita dal Pd se a vincere la corsa alla segreteria fosse alla fine Elly Schlein.

I big del partito in appoggio alla Schlein

La numero due di Bonaccini scioglierà la riserva domani, domenica 4 dicembre. E in queste ore le uniche parole pronunciate dalla parlamentare sono state dettate dallo choc per l’attentato alla sorella Susanna, prima consigliera dell’ambasciata italiana ad Atene. «Io e mia sorella ci siamo sentite, è stata lei a darmi la forza di venire stasera - ha detto ieri ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” su La7 -. Mi ha detto “non dobbiamo avere paura”». E Schlein è attesa ora dall’ultimo miglio: l’ufficializzazione di una candidatura che potrà contare sull’appoggio di molti big del partito, dall’ex ministro Dario Franceschini a Nicola Zingaretti, tutti pronti ad appoggiare la giovane rappresentante della sinistra dei “movimenti” e senza la tessera del Pd in tasca. Che ha promesso di prendere al termine della fase costituente.

Il rischio della resa dei conti definitiva

I tempi lunghi, però, rischiano di indebolire ancor di più un partito che il segretario Letta cerca, con estrema difficoltà, di tenere unito. Ufficialmente l’ex presidente del Consiglio non ha preso posizione, ma la vicinanza con la Schlein è nota ai più. E la candidatura della vicepresidente emiliana - che domani, domenica 4 dicembre, ha chiamato a raccolta i suoi, al Monk di Roma - potrebbe rendere ancora più evidente le divisioni interne. Non a caso, molti ritengono che la successione a Letta si trasformerà in una resa dei conti definitiva per il Pd. E chi perderà il congresso dirà addio per trovare casa altrove. Magari rispolverando l’alleanza con i M5S che provoca più di qualche nostalgia. O cercando, in alternativa, una sponda nell’asse Calenda-Renzi dove l’attenzione alle vicende del Pd resta altissima.

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