blocco per l’epidemia

Nasa, anche la corsa allo Spazio  si ferma per il coronavirus

L’epidemia del virus ha bloccato l’operatività degli enti spaziali internazionali. Cosa accadrà ora

di Emilio Cozzi

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L’epidemia del virus ha bloccato l’operatività degli enti spaziali internazionali. Cosa accadrà ora


3' di lettura

«Con effetto immediato e fino a nuovo avviso tutti i dipendenti e gli appaltatori devono passare al telelavoro». Lo ha scritto la sera del 17 marzo l’amministratore della Nasa, Jim Bridenstine, a tutto il personale dell’agenzia spaziale statunitense, dopo che l’8, al Marshall Space Flight Center di Madison County, in Alabama, il primo impiegato era risultato positivo ai test del coronavirus Sars-Cov-2, seguito da altri nei giorni immediatamente successivi.

Nello stesso comunicato, Bridenstine ha confermato l’applicazione dei protocolli di sicurezza con l’entrata nel cosiddetto “Stage 3”: vuol dire che anche chi stia occupandosi delle nostre attività oltre l’atmosfera deve farlo da casa. Non è più un suggerimento, come quello comunicato dallo stesso Bridenstine solo tre giorni prima, e riguarda tutti i centri Nasa, dal Goddard al Kennedy Space Center di Cape Canaveral. Non è peraltro escluso che il provvedimento si aggravi nei prossimi giorni (gli “stage” di risposta alle emergenze sono quattro). È un’indicazione pesante, visto che i razzi non si assemblano né lanciano da dietro un computer e che le misure di quarantena sempre più stringenti a livello globale avranno conseguenze dirette sulle linee di rifornimento dei materiali.

La reazione del numero uno della Nasa alla pandemia non è peraltro stata la prima del settore spaziale e, purtroppo, nemmeno la più drastica. Qualche giorno in anticipo sul comunicato di Bridenstine, l’Agenzia spaziale europea (l’Esa) e la russa Roscosmos hanno ufficializzato, in streaming da Parigi, il rinvio al settembre 2022 della fase conclusiva di “ExoMars”, la missione destinata a portare l’Europa su Marte originariamente prevista a luglio di quest’anno. “ExoMars” è uno dei programmi spaziali più importanti del prossimo futuro ed è rivolto alla ricerca di attività biologica sotto la superficie del Pianeta rosso.

Costata complessivamente 1,3 miliardi di euro – compresa la sua prima fase, nel 2016 – “ExoMars” coinvolge con un ruolo di primo piano l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e Thales Alenia Space Italia, prime contractor del programma e a capo di un consorzio industriale con 16 partner europei oltre a Russia, Stati Uniti, Canada e Israele.
Alla base del rinvio, le verifiche tecnologiche ancora da effettuare – i più recenti test sul sistema di apertura dei paracadute della sonda marziana erano stati fallimentari – fanno il paio con le complicazioni negli spostamenti dei tecnici, causate dall’emergenza coronavirus.

«La delusione è forte per la notizia del rinvio, ma arrivare sulla superficie di Marte non è un’impresa semplice” – ha commentato il presidente dell’Asi, Giorgio Saccoccia. L’emergenza sanitaria globale e il blocco degli spostamenti hanno impedito di svolgere alcuni test finali a causa del richiamo in patria degli esperti russi a lavoro su “ExoMars”. La finestra di lancio di soli 18 giorni prevista il prossimo luglio, aggiungono dall’Asi, “è incompatibile con le attività finali di verifica sulla sonda. Le necessarie attività di controllo non permettono oggi la conferma della data di lancio”. Che comunque non sarà prima di 780 giorni, nel 2022, quando la Terra e Marte saranno di nuovo vicini.

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Frattanto, anche il Centro europeo per le operazioni spaziali, l’Esoc di Darmstadt, dove si gestiscono le operazioni di controllo dei satelliti Esa, si appresta al telelavoro di massa, un provvedimento condiviso subito dal Dlr, l’ente spaziale tedesco, e da tutto il personale di Airbus.

In quanto a programmi spaziali, “ExoMars” non è l’unico rinviato a causa del coronavirus e nemmeno il solo in cui l’Italia abbia un ruolo importante.

Il 16 marzo il Centro spaziale della Guyana Francese, lo spazioporto europeo di Kourou, ha reso nota la sospensione di ogni attività fino a data da definirsi. È stata quindi rinviata la sedicesima missione del lanciatore Vega, programmata il 24 marzo. Un lancio significativo e per molte ragioni: avrebbe sancito il ritorno in orbita del vettore costruito dalla Avio di Colleferro, il primo dopo l’incidente dello scorso 11 luglio, quando due minuti dopo il distacco dalla rampa un Vega era esploso interrompendo un record assoluto di 14 successi in fila. Il Vega avrebbe per di più inaugurato lo Small Spacecraft Mission Service, o Ssms, un dispenser in grado di portare in orbita più satelliti nel medesimo lancio, in questo caso 44.

«Abbiamo garantito tutte le massime condizioni di sicurezza sia per il personale alla base che per il lanciatore» ha dichiarato Giulio Ranzo, ad di Avio, premurandosi di aggiungere che l’azienda ha «tempestivamente attuato nei siti produttivi una serie di misure di contrasto del Covid-19».

Per approfondire:
Problemi tecnici: rinviata al 2022 la missione Exomars su Marte
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