Alta gamma e tecnologia

Nasce Aura: il gruppo Prada, Lvmh e Richemont si uniscono nel nome della blockchain

I tre player del lusso danno vita a un consorzio che potrà accogliere altre maison del lusso, di ogni dimensione, Paese e settore. Lorenzo Bertelli spiega come è nata l’inedita collaborazione e quali sono gli obiettivi

di Giulia Crivelli

5' di lettura

Blockchain, questa sconosciuta. O meglio: la parola l’abbiamo sentita o letta, magari persino usata, tutti molte volte. Al pari di bitcoin. Ma non tutti sappiamo esattamente cosa significhi, specie quando non si sia nativi digitali o non si abbia particolare dimestichezza, per lavoro o per diletto, con l’evolversi degli strumenti software e hardware legati alla rivoluzione portata da internet. Non basta neppure sapere l’inglese: letteralmente, blockchain vuol dire “catena di blocchi”... non esattamente un richiamo al digitale, anzi. Tra le persone che hanno molto chiaro – e sanno spiegare – il significato di blockchain, c’è Lorenzo Bertelli, head of marketing e head of Crs (corporate social responsibility) del gruppo Prada (nella foto qui sotto). Lo fa volentieri e con entusiasmo, per presentare l’ Aura Blockchain Consortium , progetto congiunto di Lvmh, il più grande gruppo del lusso al mondo, Richemont con in particolare la maison Cartier, e, appunto, il gruppo Prada.

Lorenzo Bertelli (credit Brigitte Lacombe)

La genesi della partnership

Ma più del dettaglio, più delle spiegazioni tecnologiche, sorprendono le parole per descrivere la partnership tra tre dei principali player dell’arena dell’alta gamma mondiale. Difficile immaginare un trio di rivali più agguerriti nella conquista dei consumatori globali di prodotti di lusso di Lvmh, Richemont e gruppo Prada (che ha in portafoglio anche Miu Miu, Car Shoe, Church’s e Pasticceria Marchesi). Eppure si sono, come dice il nome scelto per Aura, consorziati. Se la blockchain è un progresso digitale, potremmo definire le parole di Lorenzo Bertelli “analogicamente avanzate”. O persino progressiste, termine ancora più evocativo. «C’è più valore nel collaborare che nel competere – spiega Lorenzo Bertelli –. Una cosa non esclude l’altra: è chiaro che i marchi del gruppo Prada continueranno a competere con quelli di Lvmh e Richemont, ma sul fronte tecnologico e in particolare sull’utilizzo della tecnologia blockchain nell’alta gamma unire le forze con la formula di un consorzio è il modo migliore di usare le energie creative e la visione del futuro che tutti abbiamo».

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Il video con le presentazioni del consorzio da parte dei tre fondatori

Il consorzio in breve

Aura promuove l’utilizzo di un’unica soluzione blockchain globale, aperta a tutti i marchi del lusso a livello mondiale, «per garantire ai consumatori maggiore trasparenza e tracciabilità». Per dare vita all’Aura Blockchain Consortium, il gruppo Prada, Lvmh e Cartier, hanno sviluppato insieme l’esclusiva piattaforma. Il sistema tecnologico è costituito da una “blockchain privata multi-nodale” ed è protetto dalla tecnologia ConsenSys e da Microsoft. Registrerà le informazioni in modo sicuro e non riproducibile e genererà un certificato unico per ogni proprietario. Perché questa è l’essenza della tecnologia blockchain, che l’alta gamma ha deciso di usare nella comunicazione dell’autenticità, per l’approvvigionamento responsabile e la sostenibilità, tutti temi sempre più importanti per i consumatori e, quindi, per i produttori di beni di lusso.

Una Galleria Bag di Prada

Il cliente al centro e le ambizioni della piattaforma

Il percorso che ha portato ad Aura è senza precedenti nel mondo dell’alta gamma e non solo. «Il progetto è unico e innovativo non solo perché basato su un’inedita collaborazione, ma perché ha come obiettivo primario qualcosa di “non tangibile” né apparentemente monetizzabile – sottolinea Lorenzo Bertelli –. L’obiettivo è mettere al centro i nostri clienti, che in tutto il mondo chiedono informazioni dettagliate, certificate o certificabili sui temi, soprattutto, della sostenibilità e autenticità. La piattaforma Aura crea valore grazie a un sistema che genererà infinite possibilità. Siamo solo all’inizio, sia per le applicazioni sia per le adesioni: vorremmo che altre maison o gruppi dell’alta gamma si avvicinassero e diventassero partner, anche di settori contigui, come l’automotive».

Un cliente che voglia sapere tutto sulla sostenibilità di un prodotto o sulla filiera che c'è dietro, potrà farlo chiedendo al nostro personale di vendita, anche con una telefonata, se preferirà questa modalità a una analogica

La tecnologia blockchain e le giovani generazioni

La “catena di blocchi” è una struttura dati condivisa e “immutabile”, potremmo definirla un registro digitale nel quale le voci sono raggruppate appunto, in “blocchi”, concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia (da qui la partnership di Aura con specialisti come ConsenSys e Microsoft). La dimensione di una blockchain è destinata per definizione a crescere nel tempo, ma allo stesso tempo si tratta di una struttura immutabile in quanto, di norma, il suo contenuto una volta scritto non è più né modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intera struttura.

«Ci rendiamo conto che tecnologie come la blockchain suonino più o meno familiari a seconda dell’età delle persone o della professione che svolgono – spiega Lorenzo Bertelli –. Ma le informazioni che Aura garantisce resteranno accessibili anche in modo più tradizionale. Un cliente che voglia sapere tutto sulla sostenibilità di un prodotto o sulla filiera che c’è dietro, potrà farlo chiedendo al nostro personale di vendita, anche con una telefonata, se preferirà questa modalità a una analogica». Se è vero che la pandemia ha accelerato gli investimenti in tecnologia e la digitalizzazione di ogni processo aziendale, Bertelli tiene a sottolineare che la genesi di Aura è iniziata ben prima del Covid: «Un progetto come questo non si improvvisa né si può forzare o accelerare: sono cinque anni che ci lavoriamo. Negli ultimi due sono stati fatti i passi fondamentali ma, ripeto, la volontà di unire le forze e fare questo investimento che proietta tutti nel futuro non è strettamente legato a quello che è successo nel mondo nell’ultimo anno».

Unendo le forze con altri marchi del lusso in questo progetto, stiamo aprendo la strada alla trasparenza e alla tracciabilità. Spero che altri prestigiosi marchi abbraccino la nostra iniziativa

La visione di Lvmh e Richemont

«Aura Blockchain Consortium è una grande opportunità per il nostro settore, per rafforzare il rapporto con i clienti offrendo loro soluzioni semplici per conoscere meglio i nostri prodotti – aggiunge Toni Belloni, managing director di Lvmh –. Unendo le forze con altri marchi del lusso in questo progetto, stiamo aprendo la strada alla trasparenza e alla tracciabilità. Spero che altri prestigiosi marchi abbraccino la nostra iniziativa». A Belloni, da sempre braccio destro del fondatore, presidente e ceo di Lvmh Bernard Arnault, fa eco Cyrille Vigneron, presidente e ceo di Cartier International e membro del cda e del senior executive commitee di Richemont: «Aura Blockchain Consortium rappresenta un esempio di cooperazione senza precedenti nel settore del lusso. La blockchain è una tecnologia chiave per migliorare il servizio ai clienti, il rapporto con i partner e la tracciabilità dei prodotti. L’industria del lusso realizza oggetti senza tempo e deve garantire che standard rigorosi perdurino e rimangano in mani fidate. Invitiamo quindi l’intero settore a unirsi a questo consorzio per progettare una nuova era del lusso rafforzata dalla tecnologia blockchain».

Gli sviluppi a medio termine

Cartier, le tre maison di Lvmh Bulgari, Hublot e Louis Vuitton, e Prada sono già attivi sulla piattaforma, ma sono in corso – spiegano i partner del consorzio – diverse discussioni a uno stadio avanzato, sia all’interno dei gruppi fondatori sia con brand indipendenti, per entrare a far parte di Aura. Ogni marchio ha aderito in base alle proprie specificità e alle aspettative dei propri clienti e continuerà ad essere pienamente proprietario e responsabile dei propri dati, senza che si verifichi alcuno scambio di informazioni sensibili sotto il profilo della concorrenza. Sulla piattaforma blockchain le informazioni saranno memorizzate in modo da non essere modificate, manomesse o violate, come da blockchain che si rispetti.

Lo spirito dei fondatori vale come obiettivo per il futuro

Il fatto che il consorzio sia aperto a tutti i marchi del lusso, indipendentemente dal settore o dal Paese in cui operano, conferma lo spirito che lo ha fatto nascere, sottolinea Lorenzo Bertelli. «Aura non nasce per generare profitti: quelli che ci saranno, verranno reinvestiti nel progetto, perché per definizione ogni tecnologia va continuamente aggiornata e migliorata. Aura è una struttura flessibile, in grado di supportare aziende di varie dimensioni e di adattarsi alle esigenze dei singoli, non solo di maison grandi e strutturate».

Uno sguardo oltre il Covid

I gruppi del lusso hanno iniziato a uscire dall’emergenza economica legata alla pandemia già dal secondo semestre del 2020, grazie all’andamento dell’Asia e in particolare della Cina. «Il trend è sempre più forte e il primo trimestre ci fa essere cautamente ottimisti. Non solo per la ripresa di alcuni mercati, ma per la constatazione che al termine di ogni lockdown, anche quando è successo in Europa, i consumatori sono tornati nelle strade e nei negozi – conclude Lorenzo Bertelli –. Il nostro compito è continuare a innovare, offrendo nuovi prodotti, certo, ma anche nuovi servizi, come Aura».

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